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Un caso limitato per il momento al Bayern Monaco e alla Germania, uno dei paesi più colpiti dalla quarta ondata del Covid-19, ma che potrebbe fare giurisprudenza anche nel mondo del calcio. A maggior ragione in un periodo in cui la campagna vaccinale per il secondo richiamo è in pieno svolgimento, parallelamente all'introduzione di misure ancora più restrittive per chi decidesse di rifiutare l'iniezione. Le nuove positività al coronavirus riscontrate dal difensore Niklas Sule e dal giovane Josip Stanisic hanno riacceso un dibattito inaugurato dai casi delle scorse settimane dell'allenatore Nagelsmann e dei calciatori Musiala, Gnabry, Choupo-Moting e Kimmich. Usciti dal periodo di quarantena, questi quattro giocatori saranno regolarmente a disposizione per la prossima trasferta di campionato ad Augsburg, ma rischiano di non poter partecipare al ritiro della vigilia a causa della loro posizione in merito ai vaccini.

LA REGOLA DELLE 2G - Di questi soltanto Kimmich ha dichiarato pubblicamente di non aver ancora ricevuto alcuna dose in quanto scettico o non necessariamente informato sui possibili effetti collaterali, mentre per i suoi compagni di squadra al momento regna l'incertezza in materia. Una situazione che è tornata d'attualità perché Augsburg si trova in Baviera - a circa 60 km da Monaco - uno dei land che applica rigidamente la 2G Regel, quella che divide la popolazione tra vaccinati, guariti o testati (3G), vaccinati o guariti (2G) e i non vaccinati e, sulla base del protocollo sanitario vigente, stabilisce chi possa accedere al posto di lavoro o frequentare luoghi e locali pubblici come cinema, teatri, musei, ristoranti, palestre e alberghi. Una casistica nella quale potrebbero rientrare Gnabry, Musiala, Choupo-Moting e Kimmich, ai quali potrebbe essere interdetto l'ingresso nella struttura che ospiterà il Bayern fino a poche ore prima della partita.
GIOCHI SOLO SE VACCINATO? - Una misura prevista per una popolazione molto indietro rispetto ad altre realtà europee per quanto riguarda il ciclo vaccinale ed estesa anche ai calciatori professionisti. In Germania si stima che soltanto il 67% dei cittadini abbia ricevuto la doppia dose, numeri ben lontani per esempio da quelli dell'Italia. Una misura applicabile anche alla possibilità o meno di continuare a svolgere la propria professione e di frequentare i consueti luoghi di lavoro come centri di allenamento e stadi? Un tema che oggi non si pone ma che il comitato organizzatore del Mondiale del prossimo anno in Qatar ha già evidenziato, per esempio. E' notizia dello scorso settembre che dall'emirato è arrivata l'indicazione di essere pronta ad accogliere nel dicembre 2022 soltanto calciatori che risultino vaccinati, con la Fifa impegnata in una trattativa per scongiurare l'ipotesi dell'obbligo per entrare nel paese mediorientale. Cosa ci attende dunque nei prossimi mesi? Difficile - se non impossibile - prevederlo oggi, ma che la lotta alla pandemia possa incidere in maniera sempre più impattante anche sulla quotidianità degli sportivi e dei giocatori è tutt'altro che da sottovalutare.