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"E' il calcio che è terribile". Pochi giorni fa l'ad del Milan Adriano Galliani si era espresso in questi termini parlando dell'amico Leonardo e dei quattro giorni terribili di quest'ultimo fra derby e Schalke, con due sconfitte che avevano fatto precipitare il brasiliano, nell'immaginario collettivo, dalle stelle alle stalle, dallo status di fenomeno al dubbio che sia tutto un bluff.

La stessa regola, "è il calcio che è terribile", si può applicare ora a Zlatan Ibrahimovic. Anche allo svedese gli ultimi tempi stanno riservando uno strano destino: da dominus del Milan di Max Allegri, da prima donna che guida la squadra al successo e si permette di rimproverare ogni due per tre il compagno di reparto Pato, Ibra è diventato, dopo un periodo di astinenza dal gol, una squalifica e un altro stop di tre giornate, un giocatore normale, uno che si affretta ad abbracciare Pato, l'uomo del momento, dopo un gol di quest'ultimo, uno che fa fatica a stare in un meccanismo consolidato, come ormai è diventata la squadra di Allegri. E forse è proprio il fatto di essersi accorto che il Milan è diventato squadra, e che può fare a meno di lui, a determinare il nervosismo di Ibrahimovic, come ha scritto oggi Mario Sconcerti sul Corriere della Sera.

A cosa può portare, in futuro, questa situazione? Molto probabilmente la società Milan riuscirà a recuperare il miglior Ibra e a farne un buon uso anche nella prossima stagione, ma, conoscendo il personaggio e i suoi trascorsi, una partenza dal Milan dopo una sola stagione non sarebbe poi una grande sorpresa. In Inghilterra il Manchester City lo accoglierebbe a braccia aperte, magari in cambio di Mario Balotelli, e di un sontuoso contratto per lo svedese. Suvvia, Ibra, il calcio non è poi tanto terribile...