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Il calcio riparte, come abbiamo sempre auspicato. Non pensavamo si dovesse giocare in condizioni di rischio o di pericolo, ma ritenevamo indispensabile aspettare che il virus attenuasse i suoi effetti, cosicché si potesse provare a riavviare il movimento. Il nostro obiettivo non era quello di trascorrere l’estate a vedere partite (non è comunque una prospettiva che disdegniamo); pensavamo piuttosto alle centinaia di migliaia di persone che attraverso il pallone ricavano da vivere pur senza essere Ronaldo, Ibrahimovic e Conte (Antonio, ovviamente).

Ora tutti sembrano felici e vincitori: si gioca, ce l’abbiamo fatta. Piano. Qui c’è tanta gente che ha osteggiato in modo evidente e a volte sgradevole la ripresa del calcio. Ebbene, questi sono gli sconfitti: gli anti-campionato. Ce ne sono alcuni manifesti tra i presidenti: l'esagitato Cellino e Cairo, ad esempio. E altri che, mentre dicevano di voler ripartire, si adoperavano per convincere gli altri che non era proprio il caso di andare avanti. Uno su tutti: Marotta. Ma il vero grande sconfitto tra i dirigenti sportivi è certamente Malagò, il quale per tre mesi ha cercato di convincere tutti che il calcio era uguale alle altre discipline di squadra: basket, rugby, hockey su pista, tamburello. E con qualcuno ci è pure riuscito: il ministro Spadafora, ad esempio, lo ha seguito inconsapevole di infilarsi nel tunnel dei perdenti.

Già, Spadafora. Ora tutti lo plaudono e lo celebrano, lo ringraziano e lo accarezzano. In realtà la ripartenza del calcio è anche la sua sconfitta, perché per tre mesi pure lui ha osteggiato con pervicacia la linea del riavvio. Diciamolo in modo chiaro: se fosse stato per il ministro dello sport, il campionato non sarebbe mai ripreso e avrebbe fatto la fine della Ligue 1. Ha cambiato rotta, nemmeno troppo gradualmente, quando ha capito che nel suo mondo, la politica, non c’era nessuno dalla sua parte: né gli alleati di Governo, né l’opposizione e nemmeno quelli del suo stesso partito. Se l’è giocata bene, però: uno sconfitto che passa come vincitore fa un colpo da maestro.

Quanto ai vincitori veri, reali, due su tutti: il tanto bistrattato Gravina, capace di resistere a mille tempeste e altrettante aggressioni, a volte vigliacche; e poi Lotito, che ha combattuto spesso solo contro quasi tutti con modi a volte rudi ma efficaci (e ora la sua Lazio può provare a vincere lo scudetto…). Anche De Laurentiis ha lottato per la ripresa, così come i vertici della Lega, il presidente Dal Pino e l’ad De Siervo.

A pensarci bene, i vinti sono quasi più numerosi dei vincitori. Si sono presi il risultato in inferiorità numerica: un’impresa.

@steagresti