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Juve, Inter, Milan, Napoli, Lazio. Italiani, americani, cinesi. Le società con il bacino di utenza più vasto d’Italia, Roma esclusa. Proprietari dalle grandi ricchezze, di enorme prestigio (Agnelli), di notevole peso politico (Lotito). Nell’assemblea di Lega che si è tenuta ieri in videoconferenza, hanno votato compatte nella guerra - senza esclusione di colpi - per l’assegnazione dei diritti televisivi della Serie A per il prossimo triennio: diamoli a Dazn. Ma non hanno vinto.

Con le cinque società suddette, altre sei hanno dato la loro preferenza a Dazn, preferendola a Sky. Undici in tutto. Le altre nove si sono astenute, impedendo che si raggiungesse la soglia necessaria per l’assegnazione: quattordici. Il motivo della spaccatura è noto e va oltre la semplice - ma comunque fondamentale - partita che riguarda i diritti tv: in ballo ci sono anche i fondi di investimento, i quali attendono da mesi l’ultimo sì dalla stessa Lega per la firma del contratto preliminare. Anche per questo, però, occorrono 14 voti e il quorum non viene raggiunto, benché sul piatto ci siano 1,7 miliardi di euro: Juve e Inter si oppongono perché non vogliono precludersi la possibilità di aderire alla Superlega, Lotito e De Laurentiis sono sempre stati contrari, così come Atalanta, Verona e Fiorentina.
La prossima settimana sarà decisiva, dicono. Lo sostengono da almeno un paio di mesi: è sempre decisiva “la prossima settimana”. Fatto sta che rimaniamo colpiti dall’incapacità di tanti club potenti di essere determinanti anche quando sono uniti, almeno su una decisione. Juve e Inter, Milan e Napoli, più la Lazio di Lotito: possibile che non riescano a tirare dalla propria parte il numero sufficiente di piccole società per assegnare i diritti tv? Possibile, sì. Un tempo - all’epoca dei famigerati Galliani e Giraudo, ad esempio - non sarebbe successo: il potere politico, la forza calcistica, il bacino di utenza avrebbero avuto un valore e sarebbe stato fatto pesare. Non ci sono più le grandi di una volta.