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“E’ guarito”: bastano due parole, per stirare due labbra in un sorriso. E sei contento anche se non lo conosci.

Jonas Gutierrez lo conoscevano i patiti del calcio internazionale, anche se ha fatto un Mondiale (nel 2010 con l’Argentina) e giocato quasi 300 partite in Europa (tra Maiorca e Newcastle). Portava i capelli lunghi, prima della chemio. Correva veloce in compagnia del soprannome “galgo”, levriero. Un giorno iniziò a sentire le gambe molli e ad andare meno forte. Gli dissero che aveva un tumore a un testicolo. In un anno e mezzo ha giocato le partite più impegnative. Andata e ritorno. S’è curato, sembrava guarito. E’ ricaduto, s’è ri-curato. E’ guarito davvero. Ed è bastato un breve annuncio via Twitter per circondarlo di “retweet”, “condividi” e “mi piace”: l’Expo dei buoni sentimenti a portata di click.

Epilogo compreso, la sua storia è simile a quella di Francesco Acerbi. Ma il difensore del Sassuolo ha un passaggio che a Gutierrez manca, per fortuna: la positività a un controllo antidoping, con annessa (e ottusa) squalifica.Un anno fa di questi tempi. Ricordo bene la notizia di Acerbi: venne battuta dalle agenzie proprio mentre stavo andando in diretta, come ogni sera su SkySport24. In certi casi, si legge e basta. Senza commentare. Ma capire non è certo vietato. E quando non si è inquadrati, si possono fare tante cose. Per esempio, chiedere consiglio ad un collega esperto e un medico generico. Messaggio via whatsapp: come spieghi il caso Acerbi-doping? Risposte: “Potrebbero essere valori anomali generati dal suo organismo”. Considerando la situazione del giocatore, che da poco era tornato in campo, questa interpretazione era perfino peggiore della positività all’antidoping. Significava un nuovo allarme tumore. Mi comportai di conseguenza: attenzione, dissi, prima di sbattere il mostro in home page dando ad Acerbi l’etichetta del dopato. Infatti era una recidiva. E per fortuna la può, la possiamo raccontare.
Quella sera, Coni e Federcalcio non fecero nulla per attenuare. Per alcuni medici (e funzionari) si trattava di positività ad un controllo anti-doping, punto e basta. E se Antonio Conte non rivendica il diritto d’autore, per una situazione del genere ci sta bene solo un aggettivo: agghiacciante. Acerbi può ricordare. E forse perdonare quelli che lo scambiarono per drogato, anziché malato. Sarà successo anche a Jonas Gutierrez. Di sicuro qualcuno gli aveva urlato: “Ehi galgo, levriero, perché non corri più?”. Ora sì, che può rispondere. Anche con calma, non serve correre. Bastano due parole: “è guarito”. E le labbra si stirano in un sorriso.


Sandro Sabatini (giornalista Sky Sport)

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