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Ho visto Facchetti esultare per la Champions League della Juve, abbracciando l’allenatore dell’Inter che addirittura saltellava, tanto era felice. Lo voglio raccontare: e anche senza prove, fidatevi. Non esistevano youtube e i social, con i telefonini un sms era il massimo della tecnologia, per fare un video ci voleva la cinepresa e per una foto la macchinetta fotografica. Ma ricordo benissimo quella sera di maggio del 1996: la Juve a Roma per la finale di Champions, l’Inter in ritiro a Viareggio (la città di Lippi) per un’amichevole. Con la vittoria bianconera, la stagione successiva ci sarebbe stato un posto in più in Coppa Uefa. E l’Inter ci sperava.

Facchetti, l’allenatore e gran parte della squadra seguirono la finale in una veranda con il maxischermo. Commentando poco, tifando zero. All’ultimo rigore, un timido applauso sovrastato dal rumore delle seggiole che si spostavano: i giocatori si alzarono, senza attendere la premiazione. Dopo poco, anche Facchetti e l’allenatore fecero lo stesso. Guardai la tv ancora qualche secondo e li seguii, a distanza, lungo un vialetto che univa la veranda all’hotel. Da lontano vidi che si davano “il cinque”. Facchetti sorrideva. L’allenatore esultava. Diceva “Yesss!”.

Quell’allenatore dell’Inter era Roy Hodgson, attuale ct dell’Inghilterra. Un signore. Inglese.

Ho raccontato questo episodio con la certezza che non calmerà le zuffe verbali tra juventini e interisti. Tutte le volte che si torna al 2006, non si fa altro che far sanguinare le croste dei veleni. Fateci caso: ormai quando viene chiesta un’opinione, chiunque non sia Agnelli o Moratti risponde “è passato tanto tempo, non è il caso di riparlarne adesso”. Perché a far da paciere hanno provato in tanti. Ma non c’è riuscito nessuno.

In questa storiaccia denominata “Calciopoli” ogni carezza è seguita da uno schiaffo. E i protagonisti stanno attenti a non deludere le schiere di fans integralisti, accaniti come ultrà. Il giorno delle dimissioni di Moratti commentate da Agnelli (“la pazzia tipica del tifoso gli ha fatto prendere uno scudetto non suo”), Thohir replica con un comunicato durissimo ma poi scopre che lo stesso Moratti non l’aveva presa neanche tanto male. L’altro giorno Agnelli chiede perdono cristiano per Moggi, che però dice di non aver bisogno del perdono di nessuno, salvo poi muoversi per avere la grazia dalla Federcalcio. Un passo avanti, uno di lato, uno indietro. E fatalmente si ritorna al punto di non ritorno.

Ci vorrebbe uno straniero per insegnare che si può tifare Juve in Champions e Inter in Europa League. E poi l’anno prossimo chissà. E che il passato non ritorna. E che ci vorrebbe Hodgson. Il paziente inglese.


Sandro Sabatini (giornalista Sky Sport)

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