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  • Il derby del Milan: Reijnders e Loftus-Cheek 'attivano' le novità di Pioli

    Il derby del Milan: Reijnders e Loftus-Cheek 'attivano' le novità di Pioli

    • Luca Bedogni
      Luca Bedogni
    Se mi è consentito dissentire con franchezza da un mostro sacro come Sacchi, oserei dire che la sua recente introduzione al derby di Milano fa un pochino acqua. Sostiene che il Milan, delle due, sia la squadra che manovra e si affida al collettivo, mentre l’Inter, invece, e guarda caso al contrario, quella che punta sempre sulle qualità individuali. Ma questa è una chiave di lettura che gira a vuoto nella serratura dell’anacronismo. Oggi non è così, Inter e Milan sono due squadre che giocano entrambe un calcio europeo, e paradossalmente forse palleggia addirittura meglio l’Inter (cosa che peraltro non determina in automatico il risultato finale, è chiaro). Insomma, evidentemente servono altre chiavi di accesso a questo evento, dobbiamo sforzarci di cogliere l’essenza del cambiamento in atto, lasciando da parte certe formule. Per quanto riguarda il Milan, ad esempio, che è l’oggetto dell’approfondimento tattico odierno, si deve dire ancora molto sugli effetti generati negli attacchi rossoneri dalla presenza di due mezzali come Loftus-Cheek e Reijnders. È questa la matrice delle principali novità nel gioco di Pioli, a cui dovranno fare molta attenzione i nerazzurri, se vogliono sintonizzarsi subito col Milan giusto, e non con quello dello scorso anno, che ormai leggevano come un libro aperto. Sì, la musica è davvero cambiata…

    REIJNDERS E LEAO - Dove un tempo si aveva quella sensazione di ‘vuoto’ e isolamento attorno a Leao e Brahim Diaz, a prescindere dai moduli, quindi anche col 4-3-3, oggi gli attacchi del Milan sono diventati più ‘pieni’, più ricchi di soluzioni. La densità del pericolo è cresciuta grazie alla presenza di mezzali vere, complete, in grado di rispettare le aspettative del tecnico nelle due fasi. Si è visto da subito, già nella prima giornata contro il Bologna, in quella palla di Pulisic per Reijnders. Qui non c’è solo da sottolineare la qualità dell’americano. C’è da capire l’efficacia di un nuovo ‘automatismo’ offensivo che scatta tra Leao e Reijnders, e va ad aggiungersi e ad alternarsi alla relazione di gioco Theo-Leao.

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    La presenza di Reijnders aiuta Hernandez a dosare meglio le forze, nella misura in cui può sostituirne la presenza in ampiezza nelle manovre d’attacco. In più determina spesso l’accentramento di Leao, che per questo motivo appare più coinvolto nel gioco e meno isolato/prevedibile. Guardate ad esempio questo parossismo degli esterni del Milan contro il Torino. Quasi fossero due trequarti stretti sotto Giroud. 

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    Del resto per attivare certe qualità di Pulisic nello stretto e il suo repertorio associativo da ex trequarti nei sistemi a tre di Tuchel e Favre, questo è più che sensato.

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    E attenzione al tuttocampismo di Reijnders, che offre soluzioni interessanti anche in costruzione, sia come mezzala mezzala, sia come giocatore che ha in saccoccia i movimenti dell’esterno di sinistra. Ebbene sì, forse non saranno moltissime, ma l’olandese ha fatto diverse presenze in carriera in quel ruolo. Non è semplicemente un centrocampista che si apre.

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    È un centrocampista che sa comportarsi da esterno all’occorrenza, in situazioni precise, generando nuovi scenari e imprevedibilità. 

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    LOFTUS-CHEEK E PULISIC - E se il discorso fatto vale per Reijnders e Leao, vale altrettanto e forse ancor di più per i due ex del Chelsea, sulla catena di destra. L’intercambiabilità non è il punto 3 di un programma elettorale. È reale, fattiva, concreta. Quando il Milan ripartiva lo scorso anno, in una situazione simile a quella qui sotto col Torino, strappava Brahim Diaz.

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    Qui invece strappa Pulisic, che riceve da Tomori, e per caratteristiche, posizione più avanzata ricoperta, e natura del sistema di gioco, strappa naturalmente e senza alcuna inibizione anche Loftus-Cheek. Sovrapposizione potente della mezzala.

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    E così il due contro uno è più immediato e veloce nella transizione, non c’è bisogno di attendere il terzino. Senza parlare delle qualità tecniche e fisiche ulteriori della mezzala inglese, che servono per lasciare lì Rodriguez dentro l’area in un secondo momento (perché poi è lì che bisogna fare la differenza). E senza parlare poi del passaggio intelligente una volta arrivato a tu per tu col portiere, per il rimorchio facile di Pulisic.

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    MEZZALI SOLO IN AMPIEZZA? - Ma se tutto questo sovrapporsi o allargarsi delle nuove mezzali rossonere non fosse alternato a movimenti e relazioni inverse con gli esterni del tridente, non sarebbe altrettanto efficace. È un Milan che sa ovviamente tenere Leao e Pulisic apertissimi nel tridente. Però non solo per isolarne l’uno contro uno, che è già di per sé una bella minaccia (adesso davvero da ambo i lati). È un Milan che può sfruttare questa struttura con altri scopi: può aprire le maglie di un 5-3-2 difensivo per buttare dentro la mezzala con una combinazione improvvisa. Insomma, sulla pelle di Mourinho, Inzaghi è avvisato.

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