Tre campionati in rossoblu, quattro, pur giocando col contagocce, in bianconero. 
Il curriculum calcistico di Rubinho dimostra come il portiere brasiliano conosca molto bene sia Genoa che Juventus e nell'intervista pubblicata oggi sul Secolo XIX, parla proprio della sfida in programma a Marassi domenica pomeriggio: “Sarò neutrale – promette il 34enne - mai come stavolta spero che vinca il migliore”.


Con la maglia del Grifone nel 2009, Rubinho riuscì a togliersi quella che lui stesso definisce una delle imprese più belle della sua carriera calcistica, battendo proprio i bianconeri al Ferraris: “Vincemmo 3-2, gol di Palladino nel finale – racconta - fu una partita combattuta ed esaltante, con tanti episodi anche sfortunati, come il rigore per loro. Ma noi avevamo una grande forza fisica e mentale. In quel momento potevamo battere chiunque e quel giorno abbiamo fatto noi la parte della Juve. Che partita, uno dei miei ricordi più belli legati al Genoa”. 


Rispetto ad allora però sia liguri che, soprattutto, piemontesi sono due squadre completamente diverse. Se all'epoca la Juve era una squadra in cerca di identità, oggi sono una corazzata difficilmente affondabile: “Nessuno è imbattibile – sostiene Rubinho - il Genoa quando gioca in casa contro le big dà il meglio. La Juve è la più forte ma nulla è impossibile nel calcio. Sarà una gara tosta ma divertente”.

Tra i suoi compagni negli anni genovesi c'era anche l'attuale allenatore rossoblu Ivan Juric. Un predestinato, secondo Rubinho: “Ivan era un amico – prosegue - parlavamo tanto, ci vedevamo spesso ad Arenzano, anche con le famiglie. In campo era un gran rompiscatole, ma per gli avversari: correva come un matto. E poi aveva una visione globale, già da allenatore: giocare con lui era come avere Gasperini in campo con noi. Ivan non era un fenomeno ma sapeva capire al volo quello che voleva il mister e questa era una grande dote. E nel suo ruolo era bravissimo».


Rubinho, che la scorsa estate è tornato a vivere nel suo Brasile, rivela che quando riesce segue volentieri le partite del Genoa, del quale si è fatto un'idea precisa: “Mi ha sempre impressionato Rincon, un leader. Anche Pavoletti è forte, ma è un po’ sfortunato. Mi piace il mio connazionale Edenilson. E mi ha sorpreso Simeone: ha un gran bel fiuto del gol».


Da portiere, non può esimersi dall'esprimere un giudizio sull'attuale numero 1 rossoblu: “Perin – afferma Rubinho - si è dimostrato molto forte e affidabile in questi anni. In azzurro, con Buffon davanti, ha avuto poche opportunità. E poi ha avuto due infortuni che lo hanno penalizzato mentre nel frattempo è esploso Donnarumma. Perin e “Gigio” si giocheranno il posto da erede di Gigi dopo il Mondiale 2018».