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Caro Direttore,

 
chi scrive è nato a Lanciano e tifa Lanciano. Ed è difficile raccontare una promozione in serie B raggiunta in 10, dopo aver preso gol al primo minuto. E conquistata in rimonta vincendo 3 a 1. E’ l’impresa che ogni malato di calcio sogna: roba da film, da serie televisiva da mille puntate. Potrei cominciare dal gol di Vincenzino Sarno, coluì che ancora bambino palleggiò con Mancini e Batistuta a ‘Porta a Porta’. Potrei iniziare da Carmine Gautieri, un gentiluomo in pantaloncini che parla meno di Zeman. Oppure potrei partire da una cittadina di 36mila abitanti che sta impazzendo di gioia, in un Abruzzo ancora ferito da mille vicissitudini extracalcistiche e che vive la crisi economica con orgoglio. Tutti validi argomenti. Ma scelgo la quarta via: il Calcio, quello nobile e pulito. Perché il pallone in Sicilia, il 10 giugno 2012, ha vinto in scioltezza.
 
Le due tifoserie, quelle del Trapani e del Lanciano, si sono abbracciate senza problemi, con un fair-play da competizione internazionale. Un calcio in bocca a tutte le schifezze che può partorire il lato deteriore dello sport. I due patron, Maio e Morace, hanno seguito la partita fianco a fianco non nascondendo l’emozione. E dopo la festa frentana in campo, il pubblico di casa ha applaudito. Diamo uno spunto a tanti sceneggiatori: ce n’è abbastanza per un film bellissimo.
 
Una domenica piena di sole, con 600 frentani al seguito nella bellissima costa ovest siciliana. Tra una salina e una pasta di mandorle, tra una foto al Mediterraneo a perdita d’occhio e un’occhiata ansiosa all’orologio. Verso le 13.30 tutta la tifoseria abruzzese si è riunita al Provinciale di Trapani. Dai balconi gli autoctoni occhieggiano, dal basso chi arriva a via Cesarò telefona al continente: “Mamma, sto bene”. Gente che era arrivata da giovedì, gente che ha spostato matrimoni, che ha lasciato il bimbo di 20 giorni ai nonni. Il popolo del calcio è questo. Nel piccolo settore ospiti i lancianesi fanno un tifo da Liverpool in Champions League. E i trapanesi non sono stati da meno, almeno fino a quando gli uomini di Boscaglia non ha mollato la presa sul match. Chi scrive ricorderà per sempre il boato al gol di Sarno. Un ruggito preistorico che hanno sentito anche a Pantelleria. Scottati, distrutti, assetati. Ma felici. E’ il sapore della giornata da raccontare ai nipotini.
 
E poi l’impresa sportiva, che è partita nove mesi fa. Il parto di un miracolo. Cominciata a fari spenti, con un mare di prestiti e senza un vero nome per far sperare i tifosi. I Maio volevano lasciare: le delusioni erano state direttamente proporzionali ai soldi spesi. E invece il ds Luca Leone, bravissimo, ha saputo continuare dopo le critiche, prendendosi una grandissima rivincita. E che mercato. Massoni, Pavoletti, Chiricò, Sarno, Capece: una linea verde di gente che ha fame. Poi  Mammarella, Volpe , Amenta e Aridità: c’erano anche nelle stagioni passate. Rigenerati, Gautierizzati.  Antonio Aquilanti, lancianese davvero, simbolo per tutti i ragazzini dell’antica Anxanum che vogliono imparare a prendere a calci un pallone. Il capitano D’Aversa, allenatore in campo. Infine Manuel Turchi: non solo il genero del patron. Un calciatore che ha cuore e muscoli, un uomo che c’era anche 10 anni fa, quando il Lanciano di Castori si giocò i playoff per la B (perdendoli) contro il Taranto. Sua moglie Valentina è la presidentessa più amata d’Italia. Insomma, una conduzione familiare che è anche sinonimo di trasparenza nei confronti della città. Un altro segnale inequivocabile che si può fare calcio, e bene, anche in provincia.
 
E adesso? Dopo 88 anni di storia il Lanciano è in B e l’Abruzzo, per la prima volta, ha una squadra in A (il Pescara) e una nella cadetteria. Due sono i nodi da sciogliere. Il primo, mentre si parte dalle vacanze, è il futuro di Carmine Gautieri. Franco Maio è stato categorico: “Con noi a vita”. Ma il ‘Gaucho’ ha diverse richieste: su tutti il Sassuolo e l’Empoli. L’allenatore vuole parlare con la dirigenza del progetto rossonero in B. La sensazione è che ci sia un 50 e 50: con determinate garanzie Gautieri potrebbe restare. Ma è giovane, rampante e fa naturalmente gola a palcoscenici economicamente più strutturati: un suo addio non sarebbe affatto un tradimento. Inoltre c’è la questione stadio. Il Comune è già al lavoro: bisogna arrivare a una capienza di almeno 7500 spettatori. Circa duemila in più dell’omologazione attuale. Bisognerà rifare i distinti e adeguare l’accesso al Guido Biondi con i tornelli e i betafence. Servono circa 500mila euro e a Lanciano l’amministrazione si sta già muovendo, in sintonia con la società. La speranza della tifoseria e di non dovere emigrare per le prime, storiche partite in serie cadetta. Lo stadio Biondi (vestito a festa il giorno dopo l’impresa con circa 10mila persone in delirio), vuole coccolare il Lanciano sin dal primo vagito nel suo nuovo mondo.
Diamo il benvenuto, quindi, alla Virtus Lanciano in serie B. E come dicono in molti in questi giorni (in dialetto):  non ci credo.
 
Paolo Rosato - giornalista del Quotidiano.net