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    Il Latina sull'ottovolante: da Mussolini al fallimento, passando dal sogno A

    Il Latina sull'ottovolante: da Mussolini al fallimento, passando dal sogno A

    • Luca Bedogni
    Oriolo Frezzotti progettò Littoria seguendo i canoni dell’architettura razionalistica. La città, inaugurata nel 1932, dunque una delle più giovani d’Italia, simboleggiò il compimento della gigantesca bonifica dell’Agro Pontino voluta da Mussolini, e iniziata alla fine degli anni ’20. Il primo piano regolatore della stessa prevedeva già la costruzione di uno stadio polisportivo, il Comunale (oggi Francioni). Furono queste le condizioni che favorirono tre anni dopo la nascita dell’Associazione Sportiva Littoria, nel 1935. Per ovvie ragioni, nel secondo dopoguerra cambiò la denominazione e della città e della squadra di calcio. Da Littoria si passò a Latina, con l’aggiunta di Virtus per quanto riguardava la compagine sportiva. 

    Nata nel segno dell’ordine e della razionalità, oggi la Latina calcistica è nel caos. La città simbolo di una grande opera di bonifica è infestata nuovamente. Dai debiti, s’intende, che hanno portato a un nuovo fallimento la squadra della seconda città del Lazio per numero di abitanti. Tutt’altro che razionale è anche la storia recente dell’ormai sparita US Latina: l’ultimo decennio del sodalizio nerazzurro ha qualcosa di sorprendente da raccontare. Tutto cominciò dall’anno più buio, l’anno nero in cui a Latina mancò il pallone: la stagione 2006/2007. 

    Si era appena chiusa con una retrocessione in Serie D e la conseguente mancata iscrizione l’era del Presidente Sciarretta (2002-2006), un imprenditore di Cori che oltre ad aver riportato il Latina tra i professionisti (in C2, ma grazie a un ripescaggio), aveva acquisito notorietà per qualche stravaganza. Come quella volta che, in aperta polemica con le istituzioni politiche cittadine, fece scendere in campo il Latina con una maglia a strisce giallorosse, giustificandosi in questo modo: “La squadra è mia e siccome sono tifoso della Roma, sulla maglietta ci metto quello che voglio. Chissà, magari domenica renderò omaggio alla Lazio”. Oppure quella volta che minacciò di trasferire il Latina a Giulianello, frazione di Cori e suo paese d’origine. Pensieri e opere che ricordano il Caligola più spinto, quell’imperatore romano che nominò senatore il suo cavallo, perché si sentiva tradito e abbandonato dai senatori veri.  

    Insomma, dopo Sciarretta, l’anno zero, niente calcio, nemmeno l’iscrizione in Terza Categoria. In realtà, al Francioni giocano le squadre minori che ne fanno richiesta. Ma passata la stagione 2006/2007, nel mese di maggio e in quello di luglio vengono fondate rispettivamente due nuove società, la Football Club Latina e la Virtus Latina. La prima mediante il titolo della Viribus Cisterna Montello, iscritta al campionato di Eccellenza, la seconda, con evidente richiamo alle origini e con la spinta di un comitato di vecchie glorie, al posto del Real Latina nel campionato di Promozione. Ben presto però tra le due squadre cittadine nasce il contenzioso: a chi spetta lo stadio Francioni? In un primo momento si opta per il compromesso: se l’una è in trasferta, l’altra gioca in casa. Poi quando entrambe le società, parallelamente, centrano la D nel 2009 convergendo da due gironi diversi dell’ Eccellenza laziale, il problema torna d’attualità. Chi raccoglierà l’eredità calcistica del Latina? E fu così che avvenne la fusione, o meglio, l’unione, dato che il Latina appena fallito porta ancora la denominazione Unione Sportiva Latina Calcio. 

    La partenza del nuovo sodalizio è favorita da un altro ripescaggio: noni nella stagione 2009/2010, i pontini salgono in Lega Pro Seconda Divisione a completare gli organici. A questo punto però ritorna a farsi spazio il merito, perché nel 2011 l’US Latina passa in Prima Divisione da capolista, grazie a “mister Leggenda”, ovvero Stefano Sanderra. Nei due anni successivi, nei momenti cruciali, il tecnico di Roma è ancora protagonista. Prima salva il Latina ai play-out contro la Triestina. Poi l’aprile dopo subentra a Pecchia, che gli era stato inizialmente preferito, per effettuare il clamoroso grande salto, battendo in finale play-off il Pisa. Per la prima volta nella sua storia, il Latina viene promosso in Serie B.  

    Ma sotto il serbatoio pensile a fungo che sovrasta la tribuna del Francioni, e ne caratterizza inevitabilmente e singolarmente l’aspetto, i tifosi del Latina dovevano aspettarsi ancora molto, molto di più. Al primo anno di B, il nuovo tecnico Auteri (ora al Matera) stecca le prime tre partite, e così sulla panchina dei Leoni alati arriva Roberto Breda. Col mister trevigiano il Latina raggiunge addirittura il terzo posto e si qualifica ai play-off, dove ottenuta incredibilmente la finale, perderà contro il Cesena di Defrel. Memorabili i 15 gol stagionali dell’attaccante brasiliano Jonathas, oggi in forza al Rubin Kazan, in Russia. Per poco, per pochissimo quelle reti non trascinarono il Latina in Serie A.  

    Oggi, al termine di quattro stagioni in cadetteria, la favola del Latina è finita. Mentre i ragazzi di Vivarini cercavano ancora di ottenere la salvezza sul campo, il 9 marzo è arrivata la sentenza del Tribunale, che ha decretato il fallimento della società pur concedendo l’esercizio provvisorio. Bisognava evitare di falsare il campionato. L’ultima asta, la quarta, si è tenuta la settimana scorsa a retrocessione ormai avvenuta: unica offerta, quella da 10 euro e 55 dell’ex amministratore unico -per poco meno di un mese- Benedetto Mancini. Respinta la proposta dal collegio giudicante, l’esercizio provvisorio è cessato: l’US Latina Calcio non esiste più. Nel frattempo però si sarebbe già attivata una cordata di imprenditori locali messi assieme dal sindaco Coletta. Obiettivo, ripartire da capo, ma stavolta almeno dalla Serie D. E in panchina? La prima suggestione sulla bocca dei tifosi è stata inevitabilmente quella di ‘mister Leggenda’. La risposta di Sanderra però non si è fatta attendere, intervistato su Il Messaggero: “Mi spiace deludere le aspettative dei tifosi ma non intendo tornare ad allenare in Serie D (ndr Sanderra ha appena lasciato la Sambenedettese, Girone B di Lega Pro), a meno che non mi venga presentato un progetto importantissimo. Ho un certo nome in Lega Pro e intendo sfruttarlo, inoltre non posso promettere impegni nei confronti di una società che, al momento, non esiste nemmeno”.   

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