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Quando mai avrebbe segnato il Milan, nonostante un uomo in più per un’ora e dieci minuti, se il difensore veronese Gunter non avesse deviato con il braccio dentro la propria area una conclusione ravvicinata di Calhanoglu, determinando un rigore inevitabile? E cosa avremmo detto e scritto se Veloso su punizione o Lazovic sulla respinta avessero regalato il pareggio al Verona seppur in inferiorità numerica?

Non essendomi mai fatto condizionare dal risultato, non cambierò proprio ora il mio metro di valutazione sul calcio. Perciò scrivo che il Milan di Giampaolo ha vinto immeritatamente, ha sei punti in classifica per due colpi di fortuna (prima con il Brescia, poi a Verona) e se gioca così (ma  non si vede come potrebbe migliorare nel giro di una settimana scarsa) nel derby di sabato sarà schiantato dall’Inter che, in un colpo solo, raddoppierà il vantaggio e relegherà i rossoneri alla mediocrità cui, quest’anno più che prima, paiono votati.

Come a Udine il Milan non è una squadra che abbia un gioco. L’unica attività riconosciuta da qualsiasi avversario è un giro palla lento e sgrammaticato con la sfera che invariabilmente finisce a Suso. Lo spagnolo fa sempre la stessa cosa e, a Verona, meno bene che in altre occasioni.  Accenna ad una finta a destra, cui non abbocca neanche il più stolido dei difensori, rientra sul  sinistro e mette in mezzo. O, in subordine, tira in porta in modo sempre più fiacco e prevedibile. Nel primo caso il cross è quasi sempre preda degli avversari, nel secondo il portiere deve chinarsi a raccogliere un pallone che potrebbe controllare anche con i piedi.

A Verona, complice anche la cervellotica scelta di schierare Biglia e non Bennacer al centro della manovra, non si è visto un passaggio filtrante neanche per sbaglio. Unica eccezione la combinazione Calhanoglu-Piatek-Calhanoglu, tutto sullo stretto e ad un tocco, che ha portato al tiro del turco in occasione del rigore, trasformato da Piatek (68’).

Il polacco, che non segnava in campionato dal 19 maggio contro il Frosinone, ha esultato a lungo e, con un gesto inequivocabile davanti ad una telecamera, zittito qualche critico che, forse, aveva osato dargli del sopravvalutato. Piatek non lo è, però non è nemmeno un campione, né un fuoriclasse. Che non segnasse sta più nella data che nei numeri e se non è in grado di sopportare la pressione del Milan può sempre cambiare squadra o campionato. Non ha fatto un gol memorabile e non lo sarebbe stato nemmeno il secondo annullato, dopo consulto con il Var Orsato, per aver strappato il pallone dalle mani del portiere. Insomma a Piatek serve ben altro per rilanciarsi.

Era l’82’ di una partita che il Verona, in dieci per l’espulsione di Stepinski (anche in questo caso con il Var) dal 21’, ha giocato con coraggio, corsa e resistenza. Il MIlan stava vincendo, ma i gialloblù avevano da una parte pareggiato il numero dei pali (1-1: Calabria per il Milan al 57’, Verre per il Verona al 59’) e dall’altra portato una minaccia, sempre con Verre, poco dopo la metà del primo tempo. E’ accaduto che su lancio di Rhamani dalla propria metacampo, i due centrali del Milan non abbiamo arretrato (palla coperta ci si alza, palla scoperta si scappa), lasciando all’ex doriano la possibilità di un controllo prodigioso al volo e di un tiro, apparentemente più semplice, finito fuori di poco.

Ora va bene tutto, ma subire un gol da una squadra con un uomo in meno su contrattacco in campo aperto sarebbe stato delittuoso. Ciononostante il Milan ci è andato vicino. Così come a tempo scaduto c’è stata la concreta possibilità di farsi riprendere. Pessina, subentrato a Verre, ha raffinato un pallone sporco e si è liberato con un pallonetto al limite dell’area di Calabria che lo ha steso. A me sembrava dentro l’area, ma un più accurato controllo da parte del Var ha stabilito che il fallo è cominciato fuori. Calabria, espulso, salterà il derby. Veloso ha battuto la punizione centrando la barriera, mentre sulla respinta Lazovic ha spedito fuori di un palmo.

Peccato perché Juric, che negli ultimi dieci minuti era passato dal 3-5-1 al 4-3-2, avrebbe meritato il pareggio. Giampaolo non può sorridere. Il 4-3-1-2 con Paquetà trequartista e Suso-Piatek davanti ha fallito. Il 4-3-3 con Rebic (una giocata degna, il resto da dimenticare) sull’esterno pure. Fino a sabato il Milan può anche sognare di raggiungere l’Inter. Ma si annuncia un derby ruvido e dalle conseguenze per nulla indolori. 




IL TABELLINO
Hellas Verona-Milan 0-1 (primo tempo 0-0)

Marcatori: Piatek 26’ s.t (rig.)


Hellas Verona: Silvestri; Rrahmani (dal 33' st Tutino), Kumbulla, Günter; Faraoni, Amrabat, Veloso, Lazovic; Zaccagni (dal 33' st Di Carmine), Verre (dal 21' st Pessina); Stępiński.

Milan: Donnarumma G.; Calabria; Musacchio, Romagnoli, Rodriguez; Kessie, Biglia, Calhanoglu; Suso, Paquetà (dal 1' st Rebic); Piatek.

Ammoniti: piatek 20’ p.t., Paquéta 35 p.t., Veloso 39’ p.t, Gunter 16’ s.t., Ambrabat 23’, 40’ silvestri, 42’ Rebic

Espulsi: 21’ p.t. Stepinski, 46 s.t. Calabria.