78
Finisce in rissa, dopo ammonizioni, espulsioni, randellate. Una partita d’altri tempi, quando le telecamere non si erano ancora moltiplicate e il Var era un pio desiderio di Aldo Biscardi. Oggi la folla di telecamere, lo slow-motion, i rallenty rivelano ogni particolare del campo, con risvolti grotteschi come i giocatori e l’allenatore che si parlano coprendosi la bocca. Dalla scena da saloon di Carson City di questa sera sarà facile individuare i pistoleri più eccitati (Luiz Felipe? Il solito Kessie? Caicedo? I panchinari?), il giudice sportivo avrà il suo bel da fare

E anche Simone Inzaghi dovrà vedere e rivedere il filmato, lui che il cartellino rosso se lo è beccato a una decina di minuti dalla fine per avere lanciato improperi; dovrà chiedersi come mai manda in campo un giocatore più misterioso di un buco nero e altrettanto crudele e vorace nel recare danno alla propria squadra. Riza Durmisi, classe 1994, danese a dispetto del nome (origini albanesi) – costo 7 milioni – l’acquisto più misterioso dell’estate laziale, era stato mandato in campo da appena tre minuti quando è franato addosso a Musacchio con la grazia di un rinoceronte, Musacchio che cercava palla nel cuore dell’area biancoazzurra. Rigore ineccepibile, senza bisogno del Var, realizzato da Kessie (stesso marcatore dell’1-1 dell’Olimpico). Non come quello di due minuti prima quando il pallone è finito sul braccio stretto al corpo di Acerbi, concesso e poi opportunamente cancellato da un incerto Rocchi dopo rapida consultazione tv. Durmisi ne ha in seguito combinate altre di marachelle, ma non è nuovo, nelle 17 partite giocate (quasi tutti spezzoni) non ha provocato che danni, ma Inzaghi continua a utilizzarlo come sostituto di Lulic.

La partita è tutta qui, racchiusa in tre/quattro minuti. Poteva Rocchi pareggiare il conto dei rigori al 94’, quando Rodriguez ha forse steso Milinkovic, impatto che quanto meno avrebbe preteso una verifica. Si andava verso un quarto 0-0, Durmisi ha deciso altrimenti. Vince il Milan che esce da un tunnel e si ricandida autorevolmente per il quarto posto, esce probabilmente dai giochi la Lazio che ora ha troppi punti da recuperare e troppe rivali da scavalcare. Il match – ormai un classico – fra due squadre in condizioni non ottimali ha eccessivamente premiato il Milan e immeritatamente punito la Lazio. Carenza di gol, come ormai tradizione nei confronti, sei, fra Gattuso, imbattuto, e Inzaghi, e tatticismo esasperato. Allenatori e giocatori sono ormai vecchi nemici, si conoscono e si annullano a vicenda. Gattuso ha scelto saggiamente il pressing sui giocatori di impostazione, schermando soprattutto al centro ogni uscita di Lucas Leiva e di Acerbi, mettendo in campo un centrocampo fisico per contrastare la fisicità di quello avversario. C’è riuscito anche per la scadente condizione di Milinkovic, irriconoscibile rispetto al mediano-trattore-incursore dello scorso anno – e per avere ridotto al minimo le uscite dei difensori e dei laterali (Romulo meglio di Lulic). Inzaghi ha puntato sul palleggio dei suoi piedi buoni, Luis Alberto in primis che si è dannato l’anima per rompere e ripartire, suggerire e concludere, ma il serbo lo ha di nuovo tradito. L’uscita per infortunio di Correa al 47’ ha privato la squadra della scossa (aveva fatto bene l’argentino fino allora), il sostituto Caicedo – che ancora si crogiola nel gol del derby – ha fatto la comparsa. E poi, certo, Inzaghi si è autoflagellato quando ha mandato in campo Durmisi

Il primo tempo è stato di marca Lazio, in campo con gli stessi 11 che su questo stesso campo avevano battuto l’Inter: si è concluso senza reti solo per una prodezza di Reina al 2’ dopo un duetto Correa-Immobile e un palo esterno dello stesso centravanti al 42’. Strakosha ha atteso quasi mezz’ora per mettere i guantoni su una debole conclusione di Kessie. L’uscita di Correa dopo due minuti ha consigliato la Lazio ad una ripresa più prudente. O forse ha contribuito anche un filo di stanchezza. Dopo una pericolosa incursione di Romulo, ad andare più vicino al gol è stato il Milan, che ha voltato sulla difesa a tre per cause di forza maggiore (infortuni di Calabria e Romagnoli), con Piatek finalmente servito a dovere dal nuovo entrato Zapata e lo stesso polacco all’82’ dopo scambio con Cutrone.

Ora sono 28 gli anni trascorsi dall’ultima vittoria laziale sul campo del Milan, molti giocatori in campo stasera non erano nati. Allora guidava i rossoneri Arrigo Sacchi, c’erano gli olandesi volanti, era il Milan campione d’Europa. Altri tempi, altra caratura. Le due squadre si rivedranno fra dieci giorni per decidere chi andrà in finale di Coppa Italia. La sfida continua. E visto questo finale, copriamoci gli occhi.



IL TABELLINO

Milan-Lazio 1-0 (primo tempo 0-0)

Marcatori: 34' st rig. Kessie (Mil) 

MILAN (4-3-3): Reina; Calabria (dal 23' st Laxalt), Musacchio, Romagnoli (dal 23' st Zapata), Rodríguez; Kessié, Bakayoko, Çalhanoglu; Suso, Piatek (dal 37' st Cutrone), Borini. A disp.: Donnarumma A., Plizzari, Abate, Caldara, Conti, Laxalt, Strinic, Zapata, Bertolacci, Biglia, Castillejo, Cutrone. All.: Gennaro Gattuso.

LAZIO (3-5-2): Strakosha; Luiz Felipe, Acerbi, Bastos (dal 35' st Parolo); Romulo, Milinkovic, Leiva, Luis Alberto, Lulic (dal 29' st Durmisi); Correa (dal 2' st Caicedo), Immobile. A disp.: Proto, Guerrieri, Patric, Wallace, Silva, Cataldi, Durmisi, Parolo, Jordao, Neto, Caicedo. All.: Simone Inzaghi.

Ammoniti: 8' pt Romulo (Laz), 40' st Luis Alberto (Laz)

Espulso: S. Inzaghi (Laz)