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Anche se noi non ci saremo, adesso ci siamo davvero. Il sipario si alza e il pallone comincia a rotolare tra molte contraddizioni e profonde anomalie. In Qatar parte il Mondiale del disamore e delle defezioni, il primo a ridosso del Natale, l’ultimo a trentadue squadre, il secondo consecutivo senza l’Italia. Anche se sinceramente non credo che gli italiani non guardino le partite perchè manca la Nazionale azzurra. A Russia 2018 chi prese i diritti della manifestazione (Mediaset) fece un affare con gli ascolti e la pubblicità, anche se i nostri calciatori la fecero da spettatori. Oggi, che i diritti ce li ha la Rai, prevedo lo stesso successo, anche se gli orari sono meno comodi (dalle 11 del mattino alle 20), siamo in pieno autunno, la gente lavora e, per dire tutta la verità, ha anche altro per la testa, dalla guerra alla crisi.

Tecnicamente parlando il gruppo dei favoriti, almeno per me, è ristretto a cinque squadre più un paio di outsider: Francia, Germania e Spagna tra le europee, Brasile e Argentina per le sudamericane. Le sorprese vengono dai Paesi Bassi: Belgio e Olanda, spesso arrivate a ridosso delle prime, questa volta corrono per vincere. Anzi, se dovessi spingermi nel periglioso mare dei pronostici, sceglierei una delle due, segnatamente il Belgio, per fare una puntata accettabile. Ma non scommetto, non so nemmeno come si fa, anche perchè questo è un Mondiale talmente atipico da risultare altamente imprevedibile.

Intanto, per giocarlo, si sono dovuti interrompere i campionati, con tutto quel che ne seguirà alla ripresa, cioè calciatori stanchi, spremuti o svuotati dopo un mese di competizione. Al contrario, quelli che vi arrivano, non possono essere stati penalizzati dalle troppe gare di campionato e Coppe. Ci sono gli infortunati, questo sì, sono tanti e anche discretamente importanti. Ma chi arriva in Qatar da sano ha un’alta possibilità di disputare un Mondiale al massimo della forma. Ciò non avveniva, invece, quando la competizione era collocata alla fine della stagione. Gli infortuni c’erano in egual misura, però il meglio era stato regalato ai rispettivi campionati. La Coppa del mondo era per energie residue, si giocava in torride fornaci e spesso, per non dire sempre, i valori finivano per essere alterati dalle condizioni interne ed esterne.

Farà caldo anche nel Golfo Persico, ecco perché penso che Brasile e Argentina stiano nel lotto delle favorite. Piuttosto devono guardarsi dalla pressione perché, se andiamo a scorrerere l’albo d’oro, scopriamo che il Sudamerica non vince dal 2002 e Lionel Messi non ci è ancora riuscito. Dovessi scegliere tra Brasile e Argentina opterei per la Nazionale di Tite, compatta oltre che bella, con un livello tecnico alto e una coscienza tattica non occasionale. 
Ho scritto Francia e non Inghilterra perché la prima ha una quantità di calciatori tecnici notevole, mentre la seconda sconta una Premier dove militano troppi stranieri. Nessuna delle due, però, mi convince fino in fondo. Deschamps è un tecnico che, nonostante sia campione del mondo, non mi ha mai entusiasmato, meno che mai quando ho conosciuto i suoi metodi con la Juve in serie B. Anche in quel caso vinse il campionato, ma a deciderlo erano i campioni che aveva in squadra, non l’efficacia del suo gioco.

Germania e Spagna sono profondamente rinnovate, possono andare lontano, come ritrovarse impantanate in qualche passaggio difficile. Di certo, al pari del Brasile, possiedono uno stile di gioco che Francia e Inghilterra non hanno.

Tuttavia, mai come in questo caso, il pronostico è scritto sulla sabbia che un colpo di vento può spazzare via. Succede quando si gioca ai confini della realtà calcistica. Tutto è possibile anche l’improbabile. Per questo dico Olanda e Belgio, due nazionali a cui nessuno pensa e che hanno voglia di stupire.