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Come sa chi abbia la bontà e la pazienza di leggermi, il Napoli è da sempre la mia favorita per lo scudetto. Lo era prima che cominciasse il campionato, lo è stato dopo le sconfitte interne con Spezia ed Empoli, lo è a maggior ragione adesso che è secondo in classifica assieme al Milan.

Delle tre di testa, la squadra di Spalletti è l’unica senza prossimi o futuri impegni infrasettimanali (eliminato dalla Coppa Italia e dall’Europa League) e la sola che nel turno precedente abbia vinto in maniera categorica e, dunque, convincente. Battere la Lazio all’ultimo secondo del recupero può avere rappresentato la svolta della stagione.

La controprova si avrà domani sera nello scontro diretto con il Milan. Se il Napoli vince - come credo - la corsa per il titolo riguarderà solo Spalletti e Simone Inzaghi. Se pareggia ad avvantaggiarsene dovrebbe essere l’Inter, sempre che vinca nel recupero con il Bologna (a proposito non è normale che ancora non si sappia quando si gioca, anche perché non si può andare troppo avanti con la stagione). Se, al contrario, perde, il Napoli quasi certamente può  considerarsi fuori, tranne sconvolgimenti non prevedibili.

Secondo me, gli azzurri si fanno preferire al Milan sostanzialmente per tre motivi. 
Il primo: hanno ritrovato quasi tutti gli effettivi e la forma di Lorenzo Insigne e Fabian Ruiz.

Il secondo: giocano il miglior calcio d’Italia assieme all’Atalanta.

Il terzo: Spalletti, il più bravo e il più esperto dei tre allenatori coinvolti, è pronto per vincere il massimo titolo anche in Italia (l’ha già fatto due volte in Russia).

Ma Spalletti ha fatto di più e di meglio: ha coinvolto e convinto i giocatori che questa può essere per tutti, per chi va (Insigne, Mertens, forse Koulibaly e Fabian Ruiz), e per chi resta (Osimhen, Zielinski), la grande occasione. Un treno che passa una volta e, forse, non passa più. 
E la convinzione dell’allenatore, oltre ad essere condivisa, è anche fondata: raramente il campionato ha avuto una quota così bassa, il Napoli è in corsa anche per il “ciapanò” delle milanesi, la Juventus ha ridotto al lumicino le sue possibilità quando, a fine agosto, ha ceduto Cristiano Ronaldo, ora sostituito da Dusan Vlahovic, ma è tardi. Una serie di condizioni che, nonostante i punti persi dal Napoli nei due confronti casalinghi con Spezia e Empoli, consentono di pensare concretamente allo scudetto.

Una premessa a proposito della partita. Molti a Napoli hanno eccepito sulla designazione di Orsato e di Valeri, ricordando che fu proprio lui l’arbitro (e l’altro l’addetto al Var) della mancata ammonizione di Pjanic in un’Inter-Juventus decisiva per l’assegnazione dello scudetto del 2018, chiusasi con il successo dei bianconeri. Il giorno dopo, il Napoli, allenato da Sarri, si presentò scarico alla gara con la Fiorentina perdendo subito Koulibaly (espulso) e, alla fine, anche la partita. 

Ora vale la pena di ricordare che Orsato, quest’anno, ha arbitrato il Napoli una volta sola, con la Lazio, e la partita si chiuse con un perentorio 4-0. Nei precedenti totali con il Napoli, gli esiti di Orsato sono di 17 vittorie, 15 pareggi, 15 sconfitte. Con il Milan: 10 vittorie, 14 pareggi e 8 sconfitte. Da anni, per me, è il miglior arbitro italiano e domani sera farà benissimo togliendo ogni dubbio ai diffidenti. Che, tanto per chiarire, ci sono anche nelle fila dei milanisti, dopo il mancato vantaggio con lo Spezia (gol tolto a Junior Messias e partita persa) e il tocco di mano di un calciatore dell’Udinese (gol convalidato e partita pareggiata).

In una bella disamina tecnico, tattica e di calendario, presentata venerdì dalla Gazzetta dello Sport, viene detto che domani sera vincerà chi azzeccherà la mossa. E che la mossa sarebbe l’intesa tra Zielinski e Osimhen nell’attacco del Napoli e/o l’asse sinistro del Milan, costituito da Theo Hernandez e Leao. 

Non è che non sia propriamente d’accordo con il collega Fabio Lipari che firma l’interessante servizio, ma sono portato a pensare al calcio in una maniera diversa, cioè seguendo princìpi collettivi. E io credo che il Napoli oggi abbia uno sviluppo di gioco che Pioli non possiede più, che abbia giocatori svuotati mentalmente e fisicamente (mi riferisco a Giroud, Saelemaekers, Rebic, Brahim Diaz), che la condizione fisica non sia ottimale e che pure le motivazioni abbiano avuto qualche scossone.

Va bene che domani dovrebbe giocare Kessie trequartista, con Bennacer e Tonali a centrocampo, ma non avere cambi in forma è un problema sia se la partita si mette bene, sia se ci sarà da recuperare. Per il resto Kalulu non dovrebbe far rimpiangere Romagnoli, mentre sarei prudente nel conferire alla sola presenza di Ibrahimovic un potere taumaturgico. 

Lo svedese andrà in panchina, ma da quella postazione, la squadra la guida il tecnico, non un calciatore. Non credo, poi, che uno scampolo di partita di un singolo (per quanto bravo è fuori da più di un mese) possa cambiare un confronto che vivrà di accensioni corali. Il singolo finalizza, ma è il gioco che comanda.