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Un lungo e tortuoso percorso, il più duro tra le 32 qualificate, l'ha portata in Qatar: ora l'Australia non vuole fermarsi ed è pronta a stupire. I Socceroos sono ormai una certezza per i Mondiali, quello che prenderà il via il 21 novembre sarà il quinto consecutivo al quale parteciperanno dopo averne disputato solo uno nelle precedenti 17 edizioni. Simbolicamente, però, non sarà un Mondiale come gli altri, sarà il primo senza Tim Cahill, la più grande leggenda del calcio australiano (capocannoniere della nazionale con 50 gol). Con una missione, provare almeno a pareggiare il miglior risultato di sempre: quegli ottavi di finale del 2006 tanto cari all'Italia, che superò i canguri in inferiorità numerica grazie al rigore conquistato da Grosso e trasformato da Totti. Non sarà una missione semplice per la formazione del ct Graham Arnold, inserita nel gruppo D con Francia, Danimarca e Tunisia: difficile ma non impossibile, per una squadra temprata dalle difficoltà affrontate nell'ultimo biennio.

LA ROSA

Portieri: Ryan (Copenaghen), Redmayne (Sidney FC), Vukovic (Central Coast Mariners).

Difensori: Atkinson (Hearts), King (Odense Boldklub), Behich (Dundee United), Rowles (Heart), Degenek (Columbus Crew) Souttar (Stoke City), Deng (Albirex Nigata), Wright (Sunderland), Karacic (Brescia).

Centrocampisti: Baccus (St. Mirren), Irvine (St. Pauli), Devlin (Hearts), McGree (Middlesbrough), Hrustic (Verona), Mooy (Celtic).

Attaccanti: Tilio (Melbourne City), Kuol (Central Coast Mariners), Cummings (Central Coast Mariners), Leckie (Melbourne City), Duke (Fagiano Okyama), Mabil (Cadice), Goodwin (Adelaide United), MacLaren (Melbourne City).
IL CAMMINO - Il cammino più tortuoso e duro si è scritto. E difficilmente si potrebbe definire in altro modo quello che ha compiuto l'Australia per arrivare in Qatar. A partire dalle qualificazioni asiatiche (dal 2006 i Socceroos hanno abbandonato quelle dell'Oceania per misurarsi in un contesto più competitivo), che la squadra di Arnold ha dovuto giocare quasi interamente in trasferta a causa delle rigide restrizioni imposte dal governo australiano durante la pandemia Covid: tra il 2019 e il 2021 la squadra di Arnold ha giocato lontano da casa 16 delle 20 partite di qualificazione, scegliendo due Paesi del Golfo - Kuwait e Qatar - come sedi temporanee in quanto a metà strada tra Oceania ed Europa, da cui proviene la maggior parte dei suoi giocatori. Le difficoltà logistiche sono state poi trasmesse sul campo, perché dopo un buon avvio l'Australia ha chiuso come quinta nella fase decisiva delle qualificazioni. Per strappare l'accesso alla fase finale del Mondiale quindi è dovuta passare dagli spareggi. Prima ha battuto all'ultimo respiro gli Emirati Arabi Uniti, poi il playoff decisivo con il Perù: lì ha vinto ai rigori, grazie alla parata decisiva del terzo portiere Andrew Redmayne, mandato in campo al posto del titolare Matthew Ryan per la lotteria dei penalties.

IL CALENDARIO

23 novembre, ore 20: Francia-Australia
26 novembre, ore 11: Tunisia-Australia
1 dicembre, ore 16: Australia-Danimarca

LA STELLA - Redmayne, rappresentante del gruppo dei giocatori nati e cresciuti in Australia (minoritario, sono di più i giocatori con origini stranieri), è considerato 'l'uomo della qualificazione' ed è quasi un eroe in patria, detestato invece in Perù per quei balletti con cui ha disorientato i tiratori della squadra sudamericana (anche se, a conti fatti, ha parato solo un rigore) e che gli sono valsi il soprannome 'grey wiggle'. Ci sarà, ma il ruolo di titolare è saldamente nelle mani del capitano Ryan, giocatore con più presenze (75) al suo terzo Mondiale. Guida un gruppo con età mediamente alta e che conta altri veterani del calibro di Mathew Leckie (73 presenze, terzo Mondiale anche per lui), e ancora Behich, Degenek, Irvine, MacLaren, Mooy e Wright (tutti alla seconda partecipazione a una Coppa del Mondo). Spiccano in difesa i rampanti King e Atkinson, sulle corsie esterne trova spazio anche il 'bresciano' Fran Karacic: croato naturalizzato, non era mai stato in Australia prima delle convocazioni in nazionale. A centrocampo occhi su Ajdin Hrustic, il giocatore del Verona sta trovando continuità ed è stato decisivo con il gol vittoria contro gli Emirati Arabi Uniti. MacLaren e Duke sono le due principali bocche di fuoco, che in attacco si affida anche all'estro di Awer Mabil: per il classe '95 la carriera calcistica è iniziata in un campo profughi in Kenya, poi il trasferimento in Australia e ancora il Midtjylland, fino al Cadice dove gioca oggi. I fari, però, sono tutti puntati sul wonder kid Garang Kuol. Il classe 2004 è considerato la più grande promessa del calcio australiano, 4 gol in 8 presenze in campionato alla prima stagione in prima squadra. Il Barcellona lo aveva notato in un'amichevole pre-campionato contro una selezione dei migliori giocatori del campionato australiano, dove il 18enne aveva sfiorato un gol da metà campo, ma il più lesto ad assicurarselo è stato il Newcastle che da gennaio lo accoglierà dai Central Coast Mariners. Lo scorso 25 settembre ha debuttato con la nazionale maggiore e ora ha convinto Arnold a portarlo al Mondiale: un avvio di carriera col botto, per la più grande speranza del panorama calcistico oceanico.

@Albri_Fede90