Questo non è il pezzo di resoconto di Manchester United-Paris Saint Germain, ma un’invettiva contro tutti quelli indicavano in Josè Mourinho il male della squadra inglese, risorta a vita nuova con l’insediamento in panchina dell’insipido norvegese Solskjaer, un ex calciatore abituato a subentratre (un vizio, una nevrosi) e con la trasformazione di Paul Pogba, uno che aveva detto: “Mourinho si è messo contro l’uomo sbagliato”, sottinteso lui.

Dove è finito l’imbullito Paul ad un minuto dalla fine della sua pessima partita contro i suoi connazionali? “Sotto la doccia, sotto la doccia” avrebbe gridato Fabio Caressa come ebbe a fare decretando l’espulsione di Zidane nella finale mondiale di Berlino. Epilogo degno di un sopravvalutato, impudente e indisponente come pochi altri mai.

La figuraccia di Pogba, espulso per un secondo giallo dall’arbitro Orsato, è quella di tutto lo United, esaltato da una striscia positiva di dieci vittorie e un pareggio. È bastata una mezza squadra di livello europeo - e intendo mezza perchè priva di Neymar, Cavani e Rabiot - perchè il bluff fosse scoperto. Facile vincere con le squadrette della Premier League, più difficile essere competitivi dagli ottavi in avanti in Champions, traguardo raggiunto da Mourinho, non da altri, per di più battendo la Juve allo Stadium e in un girone che contemplava anche il Valencia.

Lo United non è esistito. E se fino all’intervallo ha retto lo 0-0 è perchè il Psg è stato poco preciso dalle trequarti in avanti. Una volta Di Maria e un’altra Mbappé si sono presentati davanti a De Gea, ma erano in fuorigioco e, comunque, hanno tirato fuori. Rashford ha fatto all’inzio un tiro cross e Pogba ha tirato dalla linea di fondo. In entrambi i casi anche un portiere meno bravo di Buffon avrebbe parato. Il confronto, ammesso che ci sia stato, è finito lì.

È vero che nel 4-3-3- di Solskjaer - lo stesso sistema di gioco di Mourinho - sono saltati per infortunio i due esterni alti, ovvero Martial e Lingard, avvicendati a metà partita da Sanchez (un ectoplasma) e Mata (ormai spento). Ma è altrettanto vero che a centrocampo Herrera, Matic e Pogba sono stati soverchiati non solo da Verratti e Marquinos, ma anche dal supporto di Dani Alves, teorico esterno alto che ha agito da centrocampista offensivo, e dal senso dell’avanzamento di Bernat, un terzino che fa da sponda, si sgancia e conclude. Se lo United è partito con un pressing alto e furioso, il Psg lo ha disinnescato con il palleggio. Già prima dell’1-0, togliere la palla ai parigini era un’impresa sempre più ardua fino a diventare sterile. Certo, il primo vantaggio viene da un calcio d’angolo (interno destro di Kimpembe che spunta alle spalle di uno sventato Matic), ma a propiziarlo era stata un’azione manovrata del Psg con Drexler che dal centro ha smistato su Dani Alves bravo nel cross, Mbappé di testa ha chiamato De Gea ad una grande deviazione.

Dalla premessa si è passato allo svolgimento di una superiorità che è parsa netta con il passare dei minuti. Dal 53’, cioé il minuto del gol di vantaggio, al 64’, cioè esattamente in undici minuti, il Psg ha prima sfiorato il gol con Dani Alves, poi raddoppiato con Mbappé (tocco rapinoso su assist di Di Maria, fischiatissimo ex) infine accarezzato il tris ancora con Mbappé (sempre assist di Di Maria, prodigio di De Gea) e con Bernat (respinta in angolo del portiere).

A quel punto il Psg ha deciso di accontentarsi anche perché Verratti, in dubbio fino all’ultimo, è uscito per Paredes, neo acquisto dallo Zenit. Chi, come me, si aspettava una grande partita, se l’è potuta gustare solo a metà. Il Psg è una grande squadra e ha un allenatore vero (Tuchel). Contro aveva un avversario modesto con un normalizzatore improvvisato (Solskjaer).

Mi resta una curiosità: che cosa twitterà il fratello di Pogba che da quasi un mese spara guano su Mourinho e sui rapporti interni allo spogliatoio dello United? Che dirà dell’amato Paul ritornato nella sera più importante un mediocre assoluto? In attesa di saperlo, non resta che constatare l’eccezionalità del lavoro dell’allenatore portoghese: portare un’accozzaglia del genere, e con buona parte dei calciatori contro, tra le migliori sedici squadre d’Europa è stata un’impresa titanica.