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Il Qatar non è una novità: il calcio usato dal potere politico e la nascita della Coppa Rimet

Il Qatar non è una novità: il calcio usato dal potere politico e la nascita della Coppa Rimet

  • Alessandro Bassi
    Alessandro Bassi
Domenica inizierà la fase finale della Coppa del mondo 2022. La scelta della F.I.F.A. di far disputare l'edizione dei mondiali in Qatar ha motivazioni che hanno a che fare con questioni politiche, economiche e geostrategiche che non sono un “unicum” nella storia della manifestazione. Iniziamo, infatti, oggi un viaggio attraverso le prime edizioni della Coppa del Mondo di calcio, un viaggio che affronteremo soffermandoci prevalentemente su ciò che nelle varie edizioni si è sviluppato parallelamente alla mera gara sportiva, in particolar modo sui legami che via via si sono fatti sempre più stretti e caratterizzanti tra il football e certi aspetti economico-politici tutt'altro che secondari. 

IL FOOTBALL COME STRUMENTO IDENTITARIO - Come abbiamo tante volte raccontato, Il football è un gioco che ben presto si è imposto a partire dalla tarda metà del XIX secolo per varie ragioni un po' ovunque. Tra i tanti di questi motivi il football più di altri sport ha avuto un notevole potere di “indigenizzazione” riuscendo a diventare straordinario strumento identitario utile a rafforzare l'identità nazionale. Se da un lato, infatti, il football ha esercitato un irresistibile potere aggregativo di comunità che si riconoscevano in una comune passione e “bandiera”, dall'altro è stato utilizzato ben presto dal potere politico per creare e in un certo modo manipolare una precisa identità sociopolitica nazionale. Non può dunque sorprendere il fatto che sin da subito la classe dirigente calcistica abbia avvertito l'esigenza di organizzarsi in una struttura sovranazionale utile per regolamentare proprio le attività e gli incontri internazionali, questo ancor più nel primo dopoguerra, quando il sistema geopolitico uscito dalla Prima guerra mondiale aveva spazzato via gli imperi multinazionali per lasciare spazio ad un ordine westfaliano, che da un punto di vista squisitamente sportivo meglio si prestava ad essere declinato in sfide agonistiche. 

LA F.I.F.A. DA GUÉRIN A RIMET - I primi ad organizzarsi strutturalmente agli albori della storia del football furono ovviamente i britannici e proprio verso questi il resto d'Europa si rivolse in prima istanza per creare una struttura sovranazionale, ma l'isolamento nel quale si erano riparati i “maestri” fece ben presto capire che occorreva percorrere un'altra strada. E un'altra strada verrà in effetti imboccata, tenendo comunque sempre aperto un canale di comunicazione con gli “inventori” del gioco, tanto che gli anni precedenti il secondo dopoguerra sono scanditi da ciclici ingressi e fuoriuscite delle Federazioni britanniche dal consesso F.I.F.A.

Quando Robert Guérin nel lontano 1904 riuscì ad unire alcune federazioni nazionali – escluse le britanniche – creando la Federazione Internazionale del Football (FIFA) già aveva in mente un torneo aperto alle rappresentative nazionali, ma era probabilmente troppo avanti con i tempi e infatti il primo torneo di calcio che la FIFA riuscì ad organizzare fu quello delle Olimpiadi di Londra del 1908. Vero che già nel 1905 Guérin aveva sognato di organizzare in Svizzera un torneo europeo, ma costi ancora troppo alti e difficoltà legate allo status di dilettanti dei calciatori fecero abortite il progetto.

Quel sogno di Guérin verrà realizzato dal connazionale Jules Rimet.
Il vero momento di svolta ci fu in occasione del torneo olimpico del 1924
, quando cioè a Parigi partecipò per la prima volta una delle nazionali sudamericane più forti del momento, l'Uruguay. Da quelle parti si giocava un torneo continentale già dal 1916, in Europa giungeva un'eco flebile delle imprese della squadra uruguaiana e ben pochi avevano elementi sufficienti per valutare l'esatta portata tecnica di quella squadra. Fu un trionfo che l'Uruguay bissò anche nell'edizione successiva, quella del 1928.

THE ROARING TWENTIES DEL FOOTBALL INTERNAZIONALE - Gli anni'20 sono decisivi per la crescita organica dell'idea pionieristica di un torneo per Nazionali che andasse al di là dei primi tornei che si erano svolti anteguerra tra Nazionali espressione di Nazioni all'interno di Imperi. 

La F.I.F.A. cresce di numero con l'affiliazione delle Federazioni sudamericane, mentre con il 1921 al vertice viene eletto il francese Jules Rimet che non aveva certo dimenticato il sogno del suo connazionale Guérin di organizzare un torneo calcistico mondiale, così nel 1924 Rimet formò una commissione composta da Meisl, Delaunay, Bonnet, Linnemann e dall'italiano Ferretti, con lo scopo di verificare se si potesse organizzare una manifestazione calcistica al di fuori delle Olimpiadi. Come bene sottolineano Nicola Sbetti e Riccardo Brizzi nel loro Storia della Coppa del mondo di calcio (1930-2018) Rimet vede il football come un importante e decisivo strumento utile per il riavvicinamento delle nazioni e dei popoli usciti disintegrati e nuovi dall'esperienza della Prima guerra mondiale, Rimet più volte presenta la F.I.F.A. come “una società (sportiva) delle nazioni”, ed è con Rimet che calcio e politica si stringono in un patto che porta benefici ad entrambi e il suggello di quel patto è senz'altro la Coppa del mondo.

Negli anni'20, come sappiamo, nacquero alcuni tornei per Nazionali sulla falsariga dell'Home Championship come il Nordisk Mesterskap, la Coppa del Baltico e la Coppa Internazionale, oltre alla preesistente Copa Sudamericana che già dal 1916 si svolgeva in Sudamerica. 

Il risultato del lavoro della commissione voluta da Rimet – che si sentì incoraggiato da questi esempi continentali – fu presentato durante il Congresso di Amsterdam del 1928, quando venne annunciato che per il 1930 sarebbe stata organizzata una competizione aperta a tutte le squadre nazionali di tutte le federazioni associate. Con 23 voti a favore quello che era stato un sogno del pioniere Guérin diventava realtà sotto l'impulso di Rimet. C'era anche il trofeo da assegnare ai vincitori: una statuetta d'oro di quasi due chili raffigurante una “vittoria alata” creata dall'orafo francese Abel Lafleur.  Se è vero che non tutti in un primo momento credettero possibile rendere concreto tale sogno, la realtà fu che Spagna, Italia, Ungheria, Svezia, Olanda e Uruguay avanzarono la propria candidatura: il lungo percorso della F.I.F.A. e dei suoi massimi esponenti volto a creare una competizione mondiale “open” era arrivato al traguardo, ora c'era soltanto da assegnare l'organizzazione della prima Coppa del mondo. 
E iniziare a giocarla.


(Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)

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