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La prima sorpresa dei Mondiali in Qatar porta la firma di Hervé Renard. La sua Arabia Saudita ha battuto 2-1 l’Argentina in una delle partite che promette di entrare diritta nella storia del torneo calcistico più importante. Come Francia-Senegal del 2002 o Argentina-Camerun del 1990, Al-Dawsari e compagni hanno ribaltato i pronostici di mezzo mondo. Anche se chi conosce il Re d’Africa, così com’è soprannominato l’allenatore francese, sa di quali imprese sono capaci le sue squadre.

​Classe 1968, la sua vita potrebbe essere il soggetto di un film. E ad interpretarlo potrebbe essere lo stesso bel Hervé, famoso anche per essere stato votato nel 2018 come il ct più bello dei Mondiali di Russia. Personaggio già ai limiti della leggenda, la vecchia volpe Renard è l’unico ad aver conquistato la Coppa d’Africa 2 volte con due nazionali diverse, lo Zambia e la Costa d’Avorio. Dopo una modesta carriera da difensore, finita a 29 anni, inizia ad allenare al Draguignan, in Provenza. Lo stipendio però è quel che è e quindi, con la moglie, Renard apre una ditta di pulizia. “Sono una persona umile, contrariamente a quanto pensano alcune persone che sono convinte che io abbia una testa grande. Quando allenavo il Draguignan, avevo creato contemporaneamente una piccola impresa di pulizie con mia moglie. Mi alzavo tutti i giorni alle 3 del mattino per portare fuori dagli edifici i cassonetti della spazzatura. So da dove vengo...”, ha detto in un’intervista.

Poi la prima avventura estera, a Shangai, al Cosco, club cinese allenato dal connazionale Claude Le Roy, allenatore e santone del calcio africano che lo prenderà sotto la sua ala protettiva e gli farà da mentore. Alla ricerca di un assistente, il famoso "globetrotter" francese aveva ricevuto centinaia di candidature e si era fatto conquistare da Renard. Si tratta del suo trampolino di lancio. Quindi allena i vietnamiti del Song Da Nam Dinh, prima di tornare a fare il vice di Le Roy sulla panchina del Ghana. L’Africa diventa casa sua. Allena lo Zambia e lo porta a traguardi mai raggiunti con la Coppa d’Africa del 2012. Il titolo fu dedicato ai 18 giocatori zambiani morti in un incidente aereo nell'aprile 1993, l'aereo sul quale viaggiavano precipitò a pochi chilometri da dove si giocava la finale in Gabon. Da ricordare anche il gesto del ct. Non appena ricevuta la medaglia d'oro, se la tolse dal collo per porla a Kalusha Bwalya, presidente della Federcalcio dello Zambia scampato alla tragedia.
Poi l’Angola e un club in Algeria. Nel 2012 la Francia torna ad interessarsi a lui: allena il Sochaux che però, nonostante una furiosa rimonta, retrocede. Quindi la grande chance della Costa d’Avorio che porta sul tetto del continente nel 2015. Ci prova ancora in Francia con il Lille ma viene esonerato dopo pochi mesi. Quindi la chiamata del Marocco che riporta ai Mondiali dopo 20 anni, prendendosi il lusso di fermare la Spagna. Con l’Arabia l’affermazione più importante sul palco più importante.

Iconico in campo e fuori, le sue squadre si caratterizzano per uno stile di gioco molto europeo, fatto di fisicità, grinta, difesa alta e ripartenze veloci. Ct dell'Arabia dal 2019, Renard li ha portati dal 70° al 51° posto nel ranking FIFA. Anche la sua immagine ne ha alimentato il mito. Sempre in camicia bianca in panchina, un vezzo stilistico e scaramantico. "Questa camicia mi ha sempre portato fortuna, quindi l'unica cosa che mi preoccupa davvero, prima di ogni gara è che sia pulita per poterla indossare”, ha sottolineato in un’intervista. Vero e proprio sex symbol, si interessa molto della moda e non di rado compare in pubblicità di indumenti e orologi. Prima della gara in conferenza stampa aveva detto: "Ci piace molto il fatto di essere dimenticati da tutti, di non essere considerati. Io non credo che passeremo il turno, ma siamo qui anche per lottare contro tutti i pronostici. Nel calcio possono sempre esserci le sorprese, è il bello dello sport". Ora la sua vittoria sull'Argentina sarà ricordata negli annali.