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Il Real è di un altro pianeta, ma si rivede il vero Napoli: Mazzarri manda un messaggio a Inter e Juve

Il Real è di un altro pianeta, ma si rivede il vero Napoli: Mazzarri manda un messaggio a Inter e Juve

  • Renzo Parodi
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Peccato. Il Napoli perde (4-2), punizione troppo severa per quello che si è visto in campo. La differenza l’ha fatta la classe del Real e il sublime Bellingham, un gol, un assist e tante, tante sopraffine invenzioni in ogni zona del campo. Il Napoli dunque si inchina al Real Madrid di Ancelotti che vince il girone a mani basse nonostante abbia rinunciato a mezza squadra, relegata in infermeria: Courtois, Vinicius, Militao, Tchouameni, Camavinga, Kepa, Modric e Arda Guler. Nel Napoli marcano visita Mario Rui, Olivera e Lindstrom. La squadra italiana è caduta in piedi. Con onore. Il Real è di un altro pianeta, anche a ranghi ridotti.

Il Napoli guidato magistralmente da Mazzarri aveva a lungo accarezzato il sogno di strappare il punto che avrebbe reso superfluo il match contro il Braga. Anche così basterà il pari per staccare il biglietto di qualificazione agli ottavi di Champions. La squadra di Mazzarri, rigenerata nel fisico e nel morale dal tecnico toscano, ha finalmente giocato una partita da Napoli. Quando Osimhen e Kvaratskhelia torneranno sui rispettivi migliori livelli sotto il Vesuvio potranno armare la Piedigrotta. In attesa dell’Inter in campionato, anche una sconfitta nel tempio dei blancos può essere un segnale. Fino al 38’ della ripresa il Napoli aveva inchiodato il Real sul pareggio. Avanti con Simeone, rimontati dai gol di Rodrygo e Bellingham prima dell’intervallo, il Ciuccio aveva rimesso la testa fuori segnando il 2-2 subito in apertura di ripresa, con una fiondata di Anguissa, con Di Lorenzo, Politano e Zielinski il migliore di suoi. Poi, beh alla fine le merengues hanno sprintato e con Paz e Joselu hanno chiuso il conto, volando sulle ali del portentoso Bellingham, un fuoriclasse assoluto ed ha appena 20 anni. Il giovanissimo Paz, subentrato all’acciaccato Brahim Diaz, ha infilato un Meret non perfetto nell’occasione e Joselu ha rifinito il risultato su dolce imbeccata di Bellingham. Brucia uscire sconfitti e però Mazzarri avrà tratto motivi di conforto e di ottimismo. Il Napoli sta tornando una squadra. A Milano e a Torino faranno bene a tenerlo a mente

Goduria somma il primo tempo delle merengues madridiste di Ancelotti, che mettono in saccoccia due gol e ribaltano all’istante il precocissimo ed effimero, ahinoi, vantaggio del Cholito Simeone. Alla lunga il Napoli di fronte a tanto senno calcistico non sfigura affatto, regge il ritmo e pure il palleggio avversario ma i bianchi dl Carletto schierano almeno tre fuoriclasse – Bellingahm, Rodrygo e Kroos - e sono loro, al tirar delle somme, che fanno la differenza in campo. Vantaggio quasi istantaneo del Napoli da una combinazione Kvaratskhelia-Di Lorenzo, Simeone brucia Rudiger per il tocco sottomisura che Lunin ribatte il pallone un palmo oltre la linea di porta. La goal line technology garantisce che é gol. 1-0 Napoli. Meno di un giro di orologio e il Real ha già rimesso le cose a posto. Magia di Brahim Diaz a centrocampo su Lobotka, servizio per Rodrygo, controllo e destro che spazzola il sette di Meret, impietrito al cospetto di tanta prodezza balistica. 

Il Real alza la difesa quasi sulla linea di centrocampo, palleggia e lancia stretto tra le linee, il Napoli prova ad accorciare e ripartire ma non trova spazi. Quel Bellingham è un satanasso, sembra ubiquo, spunta a sinistra, si materializza al centro, affonda in area, beato chi ce l’ha. Fatalmente al minuto 22’ lo statuario mister 103 milioni si avventa sul lunghissimo lob di Alaba da sinistra e inzucca solitario per il 2-1. Natan se lo è perso e viene voglia di invocare le anime belle di Koulibaly e Kim che una dormita così non se la sarebbero mai concessa.

Il Napoli è scosso ma non è morto, piano piano riordina file ed idee, in mezzo al campo Lobotka, Zielinski ed Anguissa salgono di livello e duellano con Kroos, Valverde e Ceballos: a sinistra Kvara si accentra spesso ed umilmente va a caccia del pallone, sguarnendo tuttavia la fascia mancina, orfana delle razzenti discese di Mario Rui, Juan Jesus non ha la corsa né il piede tenero per surrogare l’assente portoghese. Il Real a volte gigioneggia e Carletto perde la pazienza, però resta in controllo del match con il Napoli che generosamente prova a ribaltare il gioco alzando anche i difensori, in assistenza a Simeone che con un bel destro dà la sveglia a Lunin. Ma guai a sbilanciarsi i folletti di centrocampo in maglia bianca ripartono come frecce e quel Brahim Diaz deve essere un bel rimpianto per il Milan che annaspa. Di Bellingham che altro dire? Si acciacca da sé la caviglia sinistra correndo malamente ma riprende il suo posto. Sportivamente noi esteti del bel calcio non ne avremmo fatto volentieri a meno.

Ripresa e riecco in campo Osimhem per Simeone. Napoli subito in gol, Anguissa sfrutta un rimpallo fortunato su Ceballos e fulmina Lunin. 2-2. Le squadre tendono ad allungarsi, il Madrid rischia il 3-2 in un 3 contro 3 in contropiede del Napoli miracolosamente sventato all’ultimo centimetro da una scivolata di Valverde su Osimhen. Piano piano, inesorabilmente i Blancos guadagnano terreno e il Napoli fatica a replicare ed è costretto a ricacciare il pallone rinunciando a giocarlo. Il Real produce il massiso sforzo a metà ripresa, tre volte arriva in odore di gol ma il pessimo Joselu e un miracolo di Meret sulla sassata di Rodrygo, innescato dal solito imprendibile Bellingham, ricacciano in gola l’urlo ai 75mila del Bernabeu. Purtroppo per il Napoli le gioia dei madridisti è soltanto rimandata di qualche minuto. Dai e dai, il Real sfonda con l’imberbe biondino Paz, di cui Ancelotti decanta le doti. Il suo sinistro improvviso dalla media distanza inganna Meret e manda il pallone tra palo e portiere. Addio Napoli, il Real infierisce ancora e persino il macchinoso Joselu fa finalmente un figurone cacciando nel sacco l’invito sontuoso dell’ispiratissimo Bellingham.

Pazienza, il Napoli è tornato all’onore del mondo e anche Mazzari è tornato. Dopo undici anni e 200 giorni ha rivisto dalla panchina un match di Champions. Vorrà pur dire qualcosa, No?

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