Quando Cristiano era al Real Madrid e Florentino Perez lo guardava giocare dal palco d'onore del Bernabeu, pare che più di una volta abbia esclamato: "No se va de nadie!”, (non dribbla nessuno), basterebbe questa frase per far capire chi è don Florentino e quale sia la sua idea di calcio.

Un padre padrone che ha scritto la storia moderna del club più importante del mondo, un presidente che nell'immaginario collettivo Blanco è secondo solo al mito fondativo di Santiago Bernabeu, rispetto al quale però ha vinto anche di più a livello di trofei internazionali. Un uomo che a Madrid hanno ringraziato e non dovrebbero mai finire di ringraziare, che però forse non è mai stato veramente amato come lui avrebbe voluto o creduto.

Florentino Perez è uno che ha un aspetto che mal si addice al proprio ego smisurato, e forse è proprio anche e soprattutto a causa di ciò, che un uomo dall'aspetto anonimo, che non arriva neanche al metro e settanta, con una di quelle facce indecifrabili a livello caratteriale, è riuscito a cambiare il volto e il concetto stesso di Madridismo.

Florentino Perez infatti è stato colui che alla fine degli anni '90 intuì che il Real Madrid, nonostante il fascino della sua storia e le sue innumerevoli vittorie, era un club, che soprattutto sui mercati emergenti come quelli asiatici, era molto meno riconoscibile rispetto ad altri giganti internazionali come il Milan, il Man.Utd e soprattutto lo stesso odiato Barcellona. Decise cosi di dare una netta sterzata alla filosofia della Casa Blanca, puntando non più soltanto sul fascino e sulla storia della maglia immacolata, ma quanto piuttosto sul fatto che da allora in avanti, quella maglia sarebbe stata vestita non solo dai calciatori più forti del mondo, ma dai calciatori più forti del mondo strappati alle squadre più famose e forti del mondo, come a voler rimarcare il predominio assoluto del club che si sente il Re del calcio.

E cosi accadde che nel 2000 arrivò Figo dal Barcellona, nel 2001 Zidane dalla Juventus, nel 2002 Ronaldo dall'Inter, nel 2003 Beckham dal Man.Utd e nel 2004 Owen dal Liverpool. I giocatori simbolo di ciascuno di questi club enormi, finirono per giocare tutti insieme nel club che da sempre si considera – a torto o a ragione - come il più enorme di tutti. Iniziò cosi l'era dei Galacticos, e Florentino impose la sua estetica sosfisticata e barocca che consolidò un nuovo concetto di Madridismo, improntato su un idea di calcio, che nella storia di questo sport, ha avuto forse soltanto il Brasile di Pelè e delle stelle verdeoro.

Fosse per Perez, il Real Madrid giocherebbe solo ed esclusivamente con trequartisti, ali, centravanti e registi, un'utopia, che all'inizio del terzo millennio divenne quasi realtà, con un Beckham che giocava in mediana e un Roberto Carlos che faceva il centravanti aggiunto, il tutto fondato su quell'unica trave maestra che rispondeva al nome di Makelelé, che infatti una volta venuta meno, fece crollare con un effetto domino, quel meraviglioso castello che evocava una vera e propria sorta di Disneyland calcistica.

La fine del primo ciclo di Perez fu rovinosa, perché una volta che il giocattolo si ruppe, emerse il suo carattere dispotico, un carattere che prima lo portò ad allontanare due miti assoluti come Vicente Del Bosque e Hierro, e che poi negli anni non si fece scrupolo di mietere altre vittime illustri come Raul e Casillas e che oggi lo hanno portato ad una vera e propria guerra con Sergio Ramos. Perché Perez è uno che poi, al momento del dunque, non si è mai fatto troppi scrupoli nel buttare via come una scorza di limone spremuto, coloro che secondo lui, non facevano più al caso del Real Madrid.

Lo ha fatto anche alla fine della scorsa stagione, quando dopo la terza Champions League consecutiva, ha lasciato partire due come CR7 e Zidane, i veri artefici del suo secondo inarrivabile ciclo madridista. Le due colonne che, una volta venute meno, hanno fatto crollare il suo secondo meraviglioso castello. Stavolta però, lui stesso si è reso conto di aver fatto un'errore imperdonabile, che lo ha portato a vivere la stagione attuale, una delle più brutte di sempre nella storia del club, un autentico incubo che non si viveva dalla prima metà degli anni' 90 dalle parti del Bernabeu, quando le panolade erano molto frequenti e rabbiose.

Oggi non si respira più l'atmosfera di quegli anni lontani, anche perché è cambiata la stessa composizione sociale dei tifosi di calcio, ma una cosa è certa: a Madrid hanno amato ed ameranno per sempre l'estetica calcistica di Florentino Perez, forse quella che più di tutte ha incarnato al meglio la storia e la filosofia di questo club, ma di sicuro non gli perdoneranno mai la sua mania di protagonismo e il fatto di aver provato a mettersi al di sopra di tante leggende del club. Perché al Real potrai anche aver vinto 6 volte la Coppa dei Campioni, ma la memoria dei suoi tifosi diventa cortissima, se poi non sei più in grado di vincere anche la prossima.