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Ore 20.40, parte l'inno del Portogallo. Il capitano Cristiano Ronaldo, in campo dal 1', ha il volto tirato e nervoso tipico dei momenti importanti: quello degli attimi cruciali, che solitamente non ha mai fallito in carriera, nonostante in questo caso l'avversario sia la modesta Lituania, selezione che in Italia faticherebbe in Serie B. Ma il match è ricco di significati simbolici, per tutto quello che sta accadendo in questo periodo. La designazione dello stadio Algarve di Faro sembra quasi essere un curioso gioco del destino nei confronti di CR7, visto che tutti i riflettori sono puntati su di lui, dopo le polemiche scaturite dalla reazione rabbiosa in seguito alla sostituzione operata da Maurizio Sarri nel match tra Juventus e Milan, che hanno aperto un vero e proprio caso in merito alle condizioni fisiche di Ronaldo e al suo rapporto con l'ambiente juventino, oltre che alle prestazioni di basso livello degli ultimi tempi. Soprattutto, dopo aver lasciato lo stadio di Torino a gara ancora in corso, conclamata mancanza di rispetto nei confronti di tecnico e compagni.

Quel che si conferma certo è che il fenomeno di Madeira, per quanto patisca al momento la stagione in Serie A, diventi invece Re Mida ogni qualvolta indossi la maglia della propria nazionale. In campo dall'inizio, dopo le parole di fiducia del ct Fernando Santos e le conferme dirette arrivate in mattinata in merito alle "ottime" condizioni fisiche, ci mette tre minuti a sfiorare il gol su assist di Bernardo SIlva e sei minuti per conquistarsi un rigore, a causa dello sciagurato intervento di Mikoliunas: l'esito è scontato, seppur l'estremo difensore lituano intuisca il tiro, certamente non eccelso. Boccata di aria fresca, il viso si rilassa, anche perché il Portogallo deve assolutamente vincere per tenere dietro la Serbia nella graduatoria del Gruppo B, che vede l'Ucraina di Shevchenko già qualificata. 

Atteggiamento mentale perfetto, condizioni fisiche ampiamente incoraggianti, nonostante il livello dell'avversario sia decisamente modesto: un errore difensivo al 22' consente a Paciencia di servire all'attaccante della Juve un pallone da scaraventare in porta e CR7  non si fa pregare. Due a zero, sei gol alla Lituania in 111 minuti. Il primo tempo è un tripudio: sfiora un altro gol in acrobazia, poi addirittura ha la possibilità di realizzare una tripletta dopo 25', ma il fischietto francese Buquet corregge a ragion veduta un assurdo rigore assegnato ai portoghesi, infine offre di spalla uno splendido assist sprecato da Paciencia e va vicino alla terza segnatura dopo un'azione delle sue sul lato sinistro dell'area, da far rivedere anche a Fabio Capello. Finisce il primo tempo: 45' non malvagi, per essere un calciatore in difficoltà, fisica e mentale. Con la maglia della Juventus, anche dinnanzi ad avversari palesemente inferiori, non era ancora riuscito ad essere determinante.

Incredibile a dirsi, visto che Sarri sembrava arrivato alla Juve proprio per favorire il gioco offensivo del plurivincitore del Pallone d'Oro: l'esultanza classica, messa in mostra dopo le due reti, è un miscuglio di grinta, rabbia e determinazione da infondere ai compagni. Un CR7 che pare diverso, "al centro del villaggio": sveglio, tonico, voglioso di muoversi lungo tutto l'attacco e favorito dalla vicinanza di una prima punta come Paciencia, centravanti dell'Eintracht. Anche il secondo tempo comincia con una discesa del numero 7, voglioso di spaccare il mondo: gli abbracci a Pizzi e Paciencia in occasione del 3 e 4 a 0 mostrano il senso di leadership e compartecipazione alle sorti della squadra, emozioni che a volte sono sembrate mancare in bianconero. Così come è forte l'emozione, questa volta negativa, per il terzo gol sfiorato con la palla fuori di poco a fianco al palo e un'imprecazione stampata sul viso, la stessa espressa nel momento della sostituzione all'Allianz Stadium.

Il resto scivola via in maniera troppo semplice per essere vera: la rete sfiorata su punizione, altro tabù con la maglia della Juve, il gol dell'amico Bernardo Silva e la tanto agognata tripletta, festeggiata ancora con grande entusiasmo. Prima di divorarsi il poker, con un sorriso beffardo stampato in viso. Il bilancio?  Gol numero 98 in Nazionale. Sono 16 i gol stagionali, di cui solo 6 con la Juve e ben 10 con il Portogallo, nonostante abbia disputato meno partite con i lusitani: 37 reti nelle ultime 30 con la selezione di Santos, 30 gol nelle qualificazioni, 721 reti totali in carriera.

Un mostro, che a Torino negli ultimi tempi però non stanno più avvistando:
 niente altro da segnalare, tranne una clamorosa occasione fallita, fino all'83', minuto nel quale Santos lo sostituisce con Diogo Jota e gli consente la standing ovation da parte di tutto lo stadio. Ma anche nel momento del cambio, tutto è profondamente differente da domenica: sorrisi e pacche sulla spalla con il tecnico, prima di sedersi rilassato in panchina ed esultare al triplice fischio 

Il Ronaldo del Portogallo non è per nulla il Ronaldo della Juve: la notte della simbologia si conclude con CR7 che abbraccia, scatta un selfie e accompagna fuori dal campo un invasore con indosso la sua maglia bianconera e il numero 7. Che sia una premonizione? Ai posteri l'ardua sentenza. Ore 22.40.

@AleDigio89