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Se lo chiamano il Profeta un motivo dev’esserci, e non necessariamente di origine religiosa. Hernanes, in una delle due partite più importanti del campionato (l’altra è il derby di ritorno...), dimostra di possedere il verbo e di saperlo diffondere. Vederlo giocare è uno spettacolo: imposta, corre, rallenta, accelera, dirige, assiste e tira. Eccome se tira! Ben 6 le conclusioni verso la porta romanista, 4 nello specchio e 2 fuori. Non è un regista, non è semplicemente una mezzala e non è nemmeno un classico fantasista: diciamo che Hernanes è un bravo giocatore, e basta. E i bravi giocatori stanno in qualsiasi modulo, senza bisogno che gli si appiccichino addosso scomode etichette. A centrocampo la Lazio vince la sfida contro Zeman e a centrocampo il Profeta domina e illumina. Per la legge transitiva, che però nel calcio non sempre funziona, si potrebbe affermare che Hernanes batte Zeman. Esagerazione, d’accordo, ma giustificata da una prestazione d’alto livello.

Se lo chiamano il Profeta un motivo dev’esserci, e non necessariamente di origine religiosa. Hernanes, in una delle due partite più importanti del campionato (l’altra è il derby di ritorno...), dimostra di possedere il verbo e di saperlo diffondere. Vederlo giocare è uno spettacolo: imposta, corre, rallenta, accelera, dirige, assiste e tira. Eccome se tira! Ben 6 le conclusioni verso la porta romanista, 4 nello specchio e 2 fuori. Non è un regista, non è semplicemente una mezzala e non è nemmeno un classico fantasista: diciamo che Hernanes è un bravo giocatore, e basta. E i bravi giocatori stanno in qualsiasi modulo, senza bisogno che gli si appiccichino addosso scomode etichette. A centrocampo la Lazio vince la sfida contro Zeman e a centrocampo il Profeta domina e illumina. Per la legge transitiva, che però nel calcio non sempre funziona, si potrebbe affermare che Hernanes batte Zeman. Esagerazione, d’accordo, ma giustificata da una prestazione d’alto livello.

Tanto per fare un paragone, per di più con un giocatore che si muove in posizione più avanzata rispetto a quella del Profeta, prendiamo la prestazione di Totti: il capitano cerca il dribbling soltanto 3 volte e per 3 volte gli avversari gli portano via il pallone. Inoltre sbaglia tantissimo: 11 passaggi consegnati al nemico cui si devono aggiungere i 4 contrasti persi. D’accordo, il campo dell’Olimpico ridotto a una palude non aiuta Totti, che fa della tecnica la sua arma migliore: però anche Hernanes ha piedi dolci e tocchi felpati, e il fango non lo ha certo penalizzato. Dunque, prima di attaccarsi a certi particolari (tipo la pioggia, il prato scivoloso e via dicendo), meglio riflettere. Totti calcia verso la porta una sola volta, confeziona 2 cross, 3 sponde e 2 assist. Ma poi si spegne, minuto dopo minuto. E la sua prestazione, sicuramente non brillante, è certificata dai 18 palloni persi. Hernanes è padrone assoluto del campo. Totti, invece, va al traino: non impone la sua legge, si limita a giochicchiare, non azzanna, nemmeno morde. Per vincere un derby serve di più. Molto di più.