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    Il vero Donnarumma è rimasto a Wembley: PSG e Italia svelano le sue fragilità, i rumors sulla Juve...

    Il vero Donnarumma è rimasto a Wembley: PSG e Italia svelano le sue fragilità, i rumors sulla Juve...

    • Andrea Distaso
    Il Gigio di Wembley ci sarebbe arrivato. E' una sensazione diffusa che, sulla conclusione di Trajkovski che al 92° ha infranto i sogni Mondiali dell'Italia, il solito Donnarumma avrebbe fatto quel mezzo passo in avanti che gli avrebbe probabilmente consentito di arrivare meglio sul pallone scagliato dall'ex giocatore del Palermo. Ma la migliore versione del portiere classe '99, votato al primo posto nella classifica di rendimento dell'ultimo trionfale Europeo e tra i protagonisti della cavalcata che ha riportato il Milan in Champions League, è rimasta proprio a Londra e ai calci di rigore neutralizzati a Sancho e Saka. Da quel momento in avanti è iniziata una lenta discesa verso l'inferno che, nello spazio di poche settimane, lo ha portato prima ad un'incredibile eliminazione negli ottavi di finale della coppa dalle grande orecchie per mano del Real Madrid e poi a fallire il primo grande obiettivo con la maglia azzurra.

    HA PERSO I SUPERPOTERI - Poteva e doveva essere una delle stelle più attese al Mondiale in Qatar, anche perché gli organizzatori del torneo sono i proprietari di quel Paris Saint-Germain nel quale Gigio è per ora solo uno dei tanti, finendo anzi sul banco degli imputati per quell'errore su Benzema che ha avviato la prepotente rimonta dei blancos. Le enormi pressioni suscitate dal suo discusso addio al Milan a parametro zero e l'approdo in una squadra ricca di stelle - ma anche di gelosie interne nello spogliatoio - paiono aver intaccato quell'alone di impermeabilità emotiva che aveva sempre caratterizzato il forte numero uno di Castellammare di Stabia. Sono emerse così le incertezze e le fragilità di un ragazzo di 23 anni non abituato a gestire tante difficoltà tutte assieme e, con esse, l'ostilità di quel tifo rossonero che non gli ha perdonato le modalità dell'addio e che nel "suo" San Siro, in occasione della partita di Nations League con la Spagna del passato ottobre, lo ha fischiato sonoramente per la prima volta, portandolo alle lacrime. Tutto quello che è accaduto poi, fino all'incertezza sulla conclusione di Trajkovski, è solamente una conseguenza del pregresso.

    IL RICHIAMO DELL'ITALIA - Se andrà bene, Donnarumma giocherà dunque il suo primo Mondiale a 27 anni, una situazione impensabile per colui che, a livello meramente tecnico, resta uno dei portieri più forti del mondo in prospettiva. Se la massima ribalta internazionale diventa un discorso da riporre momentaneamente nel cassetto, il futuro a più breve termine lo riporta a Parigi e a quel PSG nel quale la rivoluzione prospettata per la prossima estate toccherà anche molti giocatori ma verosimilmente non lui. Il contratto siglato la scorsa estate è lungo (scade nel 2026) e oneroso, visto che gli attuali 7 milioni netti a stagione sono destinati a salire sino a 12 nelle prossime stagioni, eppure il richiamo dell'Italia e di un ambiente più famigliare è forte. La Juventus non ha mai nascosto l'ammirazione e l'interesse per mettere le mani sull'ex numero uno del Milan, in particolare quando Fabio Paratici era responsabile dell'area tecnica bianconera; il suo avvicendamento con Cherubini e la spending review arrivata dal nuovo ad Arrivabene (oltre all'impossibilità di trovare un compratore per Szczesny) hanno stoppato tutto, ma nessuno può escludere che si tratti di un appuntamento rimandato. Come quello col Mondiale, il palcoscenico ideale per un campione come Donnarumma. Ma quello vero.

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