11
Josip è la variante slovena del nome Joseph, che significa: "Colui che verrà aggiunto". Non alla rosa della Samp però, colpevole di aver tentennato e guardato altrove, ma dell'Atalanta, dove Ilicic, dopo una carriera di alti e bassi e un sì spontaneo, vuole sbocciare come il suo coscritto Papu e il suo connazionale Kurtic a cui, tra l'altro, è intenzionato a rubare la maglia.
 
DALLA SLOVENIA CON AMORE - Non solo per il ruolo di trequartista, ma per il numero impresso. Sì, perché Ilicic è un tradizionalista che ha sempre scelto di vestire il 27 o, a cifre invertite, il 72: dal suo esordio all'Interblock Ljubljana nell'agosto del 2008, quando gli sloveni lo notarono per le 12 reti centrate in 55 presenze. La Slovenia Ilicic ce l'ha nel cuore, è lì che ha sempre vissuto: nato in Bosnia Erzegovina, ci mette piede da profugo di guerra e orfano di un padre che non ha mai conosciuto. Nonostante il passaporto croato, in testa ha solo la bandiera bianca, blu e rossa, che veste nel circuito nazionale. L'Interblock Ljubljana va però in crisi economica, gli ingaggi vengono ridimensionati e Ilicic viene ceduto al Maribor, che nel 2010 lo prende per 80.000 euro. Da allora, acquista un feeling particolare con l'Europa League, firmando tre volte una rete europea. La svolta della sua carriera arriva però il 19 agosto del 2010 quando, nonostante la sconfitta per 3-0 nell’andata dei play-off di Europa League, al Renzo Barbera si innamorano del suo mancino e, dopo otto giorni e un gol contro, Ilicic convola a nozze con il Palermo.
 
DECOLLO A PALERMO - Per 2,3 milioni veste la rosanero con contratto quinquennale: subentra a Giulio Migliaccio nella seconda giornata e nella terza entra titolare, segna contro l'Inter, ed esce per Pinilla (tutti ex Atalanta, sarà un caso?). Al sesto match disputato, conta già 4 gol, ma l'esplosione è appena iniziata: in coppia con Pastore, da trequartista passa a centrocampista interno e il risultato non cambia: 39 presenze e 8 gol totali. Palermo gli piace, la società contraccambia e tanto basta per estendere l'idillio al 2016. Nell'annata seguente entra nella storia del club grazie alla tripletta messa a segno il 13 dicembre 2011 contro il Siena negli ottavi di Coppa Italia. Ilicic è abituato all'eccesso: se segna una volta, vuole il copia e incolla del suo nome sul tabellino, e il Ljubljiana e il Maribor se lo ricordano bene. Nel 2012 arriva quasi scontata la carica di capitano rosanero che gli dà ulteriore carica: il 24 novembre realizza una doppietta nel derby siciliano e inizia a giocare da seconda punta. Ilicic non s'arresta, anzi, dilaga e a inizio 2013 bolla la porta dalla 30^ alla 34^ giornata, nonostante la pubalgia. E quando sembra non potersi più fermare, all'apice della carriera dopo 107 presenze e 25 reti, ecco che proprio allora tocca terra e si fa male.
 
ATTERRAGGIO A FIRENZE - Nato il giorno di San Costanzo, costante purtroppo non riesce più a esserlo e la Fiorentina, squadra che doveva sancire la sua consacrazione, presto lo scopre. Dopo aver firmato un contratto quinquennale per 1,2 milioni a stagione, Ilicic si infortuna alla caviglia e le sue prestazioni ne risentono per tutto il campionato. Dopo sole 21 presenze condite da 3 gol, il 2014 inizia anche peggio: fischiate le sue prestazioni, prende freddo in panchina e i viola a gennaio se ne vogliono liberare. Alla fine resta e si riprende un po', chiudendo la stagione con 25 presenze e 8 gol, ma torna a servire il suo piatto forte: la doppietta, contro Cesena ed Empoli. In quell'anno però si fanno bui i rapporti con il tecnico della nazionale Srecko Katanec, che per un periodo non lo convoca più. La stagione successiva Sousa lo tiene: segna subito su rigore al Milan (dal dischetto è forte, 13 realizzazioni su 16 in carriera) e continua a deliziare con la sua specialità: doppietta in Europa League contro il Lech Poznan e in campionato contro il suo ex Palermo. L’ultima stagione però la passa in sordina e, tra problemi muscolari e contratture, porta a casa 30 presenze e 5 gol: non è più l'uomo chiave che prometteva di essere.
 
IL RISCATTO - Ora, con la moglie Tina e la figlia Sofia, cerca il riscatto all'Atalanta, piazza perfetta per uno come lui: c’è Gasp che lo conosce fin dai tempi d'oro in rosanero, un'Europa League da giocare dove lui dà il meglio di sé e il bisogno dell'Atalanta di qualcuno che punga la porta due o tre volte di seguito. Mancino duttile e dall'ampia progressione, può ricalcare il Papu o Kurtic: Jasmin è suo amico, gli ha già fatto fare un giro per Bergamo già a marzo, ma la sua maglia 27 non gliela lascerà tanto facilmente. Intanto, dovrà accontentarsi della 72.