Neymar non sarà insopportabile e inutile come disse Dugarry qualche tempo fa, ma più di qualcuno si sta accorgendo che forse non è neanche cosi indispensabile e determinante come sembrava nel momento in cui è stato acquistato. Tra questi forse c'è proprio il presidente del Paris Saint Germain Nasser Al-Khelaifi, che l'estate scorsa per assicurarsi le prestazioni del brasiliano, era arrivato a spendere ben 222 milioni di euro, rendendo di fatto il trasferimento di O'Ney, il più costoso in tutta la storia del calcio. Il PSG aveva speso quei soldi, convinto del fatto che l'ex blaugrana sarebbe diventato per l'Equipe dell'Ile de France, non solo un giocatore cardine per il presente e per il futuro, ma anche e soprattutto un autentico simbolo per la squadra e per il club; che col tempo sarebbe dovuto diventare qualcosa di simile – se non equivalente – a ciò che Cristiano e Messi rappresentano per il Real e il Barca. Per questo motivo e per molti altri, dalle parti della Tour Eiffel, erano assolutamente convinti che tutto sommato quella cifra esorbitante era ben spesa rispetto a ciò che il giocatore avrebbe potuto dare sia in termini sportivi che di merchandising.

Le cose però non sono andate esattamente come tutti o molti si aspettavano, Neymar infatti, nonostante in campo abbia fatto il suo dovere ( 29 gol e 19 assist in 30 partite), non solo non è riuscito a conquistare i cuori dei francesi, ma in realtà è riuscito anche a farsi detestare dagli stessi a causa di una serie di motivi non da poco. Tanto per cominciare i continui litigi con il povero Cavani, che in più di un'occasione questa stagione ha dovuto subire delle vere e proprie angherie da parte del brasiliano, e mi riferisco ovviamente alla storia dei rigori. C'è da dire poi che non è affatto entrato in punta di piedi all'interno dello spogliatoio parigino, anzi sin dal primo momento si è distinto per un atteggiamento sprezzante e dispotico nei confronti del resto della squadra. Inoltre Neymar in questi mesi ha goduto di una serie di privilegi non concessi al resto della truppa: dal trattamento di cortesia che gli viene riservato in allenamento (dove nessuno può entrare duro su di lui) alla libertà di scelta per quanto riguarda lo sfoggio di valige e accessori personali, a differenza dei compagni che sono invece vincolati esclusivamente a quelli con il logo del PSG. Per continuare poi con uno staff di fisioterapisti interamente dedicato a lui, senza dimenticare infine (e questo è alquanto sconcertante nel calcio del 2018) la totale libertà di movimento di cui gode in campo, dove è libero di non rientrare in fase di ripiegamento, e sui calci piazzati è esonerato da qualsiasi tipo di compito di marcatura sugli avversari.

A tutto ciò poi va aggiunto il fatto che durante il corso della stagione, ha sempre dato la sensazione di giocare soprattutto per se stesso, infischiandosene bellamente soprattutto dei suoi due partner in attacco: Cavani e Mbappé, con i quali sembra non aver legato non solo da punto di vista umano, ma anche e soprattutto da quello tattico, visto che il più delle volte, ignorava i loro tagli e movimenti. Un problema quest'ulimo di una gravità assoluta, visto che la proprietà qatariota credeva moltissimo nelle qualità di questo tridente, che almeno sulla carta sembrava avere delle potenzialità ben superiori a quelle espresse fino ad ora. Infine ci si è messa di mezzo anche la sfortuna, con l'infortunio capitato nel derby di Francia contro il Marsiglia lo scorso 25 febbraio. Un incidente che ha contribuito a spaccare ancor di più un rapporto mai nato tra lui e il club, visto che sin da subito il brasiliano ha deciso di operarsi, rinunciando alla gara di ritorno negli ottavi di Champions contro il Real Madrid, per tentare di recuperare il più in fretta possibile in vista del Mondiale. Una scelta che ha dato un'ulteriore conferma di scarso attaccamento alla maglia da parte di Neymar e che ha fatto alimentare le continue voci di mercato riguardo un suo clamoroso ritorno in Spagna, ma questa volta proprio con la maglia del Madrid.

Un'ipotesi che al giocatore e al suo entourage non dispiacerebbe affatto, anche se sotto sotto il sogno proibito di Neymar sarebbe quello di ritornare a Barcellona con i suoi vecchi amici Messi e Suarez, ma ovviamente, si tratta di un sogno irrealizzabile. Siamo quindi già alla conclusione della storia d'amore tra Neymar e la Ville Lumiere? Sembrerebbe proprio di si, ammesso che di storia d'amore si possa parlare e non piuttosto di matrimonio d'interesse. Anche perché da quelle parti, dopo l'ennesimo fallimento in campo europeo, ci si prepara ad una profonda e dolorosa rifondazione, con una lunga lista di nomi in partenza, visto che molto probabilmente l'anno prossimo da quelle parti potrebbe arrivare Antonio Conte. Non esattamente un allenatore accomodante in fatto di privilegi e prime donne, visto che le caratteristiche storiche delle sue squadre sono principalmente, la grinta, l'unità d'intenti e lo spirito di sacrificio. Tutte caratteristiche che non sembrano appartenere al bagaglio umano e al retroterra calcistico di Neymar, al quale oltretutto, devono aver dato - non poco - alla testa quei 222 milioni che sono stati spesi per lui. Non osiamo immaginare quindi, che cosa potrebbe accadergli dal punto di vista psicologico, se la prossima estate dovesse essere acquistato per i 400 di cui si vocifera.


@Dragomironero