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A più di un anno dall’inizio della guerra contro il coronavirus appare evidente che la strategia dell’Italia multicolori non ha funzionato. Un poco per la difficoltà nel far capire a tutti che le misure di sicurezza adottate per la difesa non erano frutto di un capriccio, moltissimo però a causa del fatto che le armi a nostra disposizione potevano soltanto mitigare il fuoco nemico, ma non sovrastarlo. Così si tappava un buco e subito dopo se ne apriva un altro. Oggi siamo punto e a capo, fatta salva la consapevolezza che finalmente siamo in grado di mettere in campo il “jolly” con il quale potremo vincere la guerra.

La fortuna è venuta in soccorso dell’intelligenza scientifica facendo in modo che si realizzasse una sorta di miracolo laico senza precedenti. Non era infatti mai accaduto prima nella storia dell’umanità che venisse trovato un vaccino contro una pandemia a tempi di record assoluto. Uno strumento essenziale che, si pensava, potesse essere usato in maniera assolutamente democratica rispetto all’intera popolazione del mondo senza ingiustificabili distinguo frutto di egoistiche alchimie economiche e di profitto. A coloro i quali si domandano, ad esempio, come mai il piccolo Stato di Israele sia riuscito a immunizzare praticamente tutta la sua popolazione, la risposta è facile da dare. Il Governo di Tel Aviv ha pagato in anticipo e in contanti tutte le forniture del siero necessarie.
Ora, finalmente, anche l’Europa si è decisa a farsi sentire dalle multinazionali farmaceutiche e soprattutto l’Italia ha fatto la voce grossa con il premier Draghi il quale, come ex banchiere, sa perfettamente come funziona la macchina del business. Nelle prossime ore dalla cabina di regia verrà dato l’annuncio che entro la metà del mese e i primi di aprile arriveranno nel nostro Paese almeno cinquanta milioni di dosi della varie aziende produttrici e forse anche lo Sputnik russo. Una notizia “chiave” per aprire e chiudere definitivamente la partita e ricominciare una vita normale. 

A due condizioni precise e irrinunciabili. La prima, dichiarare defunta una volta per tutte la strategia dell’Italia a tre o a quattro colori. Imporre, con ogni mezzo democratico e se non bastasse anche ”cinese”, un lockdown generalizzato e duro per la durata di trenta giorni senza indulgenze di qualunque tipo. La seconda, sfruttare il periodo di “profondo rosso” per avviare e attuare una campagna di vaccinazione a tappeto e h 24 e per tutti in tutti i luoghi e gli spazi disponibili, dagli stadi ai palazzetti dello sport dai cinema ai teatri dalle discoteche alle chiese, dove opereranno medici, infermieri, farmacisti e uomini o donne dell’esercito. Così facendo e uscendo di casa soltanto per andare a ricevere il vaccino il mese di astinenza dalla vita passerà talmente in fretta che manco ce ne accorgeremo.