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    Blasfemo e insopportabile, le telecronache di Lele Adani fuori posto su Rai 1

    Blasfemo e insopportabile, le telecronache di Lele Adani fuori posto su Rai 1

    • Sandro Sabatini
      Sandro Sabatini
    Forse sbaglio io. Anzi, togliamo il forse: sbaglio io. E per evitare che dai leoni e co-leoni da tastiera arrivino insulti sparpagliati, scrivo in prima persona - mai successo da quando faccio il giornalista, e ormai sono passati quasi quarant’anni. Insomma, non scagliatevi contro l’editore e/o il direttore di calciomercato.com: il loro unico sbaglio, semmai, è ospitare quel che dico e scrivo.

    Sbaglio io, dunque, se allibisco quando un gol viene commentato con “trasforma l’acqua in vino”. Si cita un passo delle Sacre Scritture. Confesso, ho controllato sul web: le nozze di Cana, il primo miracolo di Gesù Cristo. Già: miracolo. Nel linguaggio giornalistico, che sia locale o internazionale, rustico o raffinato, ogni domenica ci sono svariati portieri che compiono miracoli. Linguaggio comune, come bomber santificati o difensori benedetti. Certe espressioni non urtano la sensibilità di nessuno. Ma vale anche per Messi che “trasforma l’acqua in vino” e Maradona che  “siede alla sinistra del… Barba?”. Ecco, il Barba (lo scrivo con la maiuscola perché non si sa mai…), sarebbe Dio, nella definizione più popolare in Argentina. Solo che la doppia metafora religiosa viene gridata in appassionata esaltazione sulla Rai1 italiana e non - al limite - su un qualsiasi canale argentino. Oppure - ancora più al limite - da Papa Francesco che potrebbe avere qualche informazione in più…

    Però sbaglio io, sicuro, se i critici televisivi di riferimento, il professor Aldo Grasso sul Corsera o Antonio Dipollina su Repubblica, non se ne curano. O se qualche commissione di vigilanza ritenga di aver già vigilato e quindi non ci sia nulla da commissariare.
    Sono credente, sinceramente non praticante, e credo di avere una sensibilità non superiore alla media. Quindi sbaglio, lo ripeto: la religione cattolica permette metafore linguistiche vietate da altre fedi. E il fatto che si giochi in Qatar, dove nominando Allah per un gol non si diventa esattamente idoli dei social, ecco, è un problema mio. Al limite, sarà un problema per i bimbetti che al catechismo chiederanno al parroco “scusi, Don, mica solo Gesù trasforma l’acqua in vino; e grazie per averci raccontato chi siede alla destra, perché chi siede alla sinistra già lo sapevamo; e va bene chiamarlo Dio o Padre, ma si può anche Barba, eh?”.

    Sbaglio. Sbaglio a stupirmi, forse. A indignarmi, sicuramente. E anche a ripetere “sbaglio”, in continuazione: finisco per assomigliare a una cronaca televisiva punteggiata da insistenti “come ho già detto”. Autoreferenziale? No: insopportabile! Il commento della partita non va mai trasformato in una guerra di opposti. E se sembra riduttivo dare comprensibili spiegazioni, ben vengano le opinioni: purché non siano ripetute, ribadite, rievocate con toni di voce sempre più alti (ma non per questo convincenti) e metafore sempre più elevate, con la presunzione di arrivare chissà dove. Perfino all’Altissimo.

    Ovviamente non sono un teologo, né un critico televisivo di professione. Propongo un punto di vista senza pretese di approvazione. Da giornalista imperfetto, collezionista di errori che diventano esperienza, noto di non aver ancora nominato il personaggio cui mi riferisco. È Lele Adani, sta commentando i Mondiali su Rai1. È originale. Ha uno stile che piace a molti. Siede alla destra (o alla sinistra) di un eccellente telecronista: Stefano Bizzotto.  
     

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