34
Presunzione di fraintendimento. C'è un risvolto grottesco a margine dell'episodio di presunto razzismo, avvenuto una settimana fa durante la gara fra Cadice e Valencia, di cui sarebbe stato vittima il difensore francese della squadra ospite Mouctar Diakhaby. E a offrirlo è il presidente della Liga spagnola, Javier Tebas Medrano, con un commento che va oltre le risultanze dell'indagine condotta dai periti e suona come una pericolosa minimizzazione. A suo giudizio, se anche fosse volata qualche parola oltre i limiti del lecito, potrebbe essere stata fraintesa da Diakhaby. Un'uscita pessima. Ma andiamo nel dettaglio.

L'insulto e il momentaneo ritiro dal campo – I fatti sono noti ma è bene ribadirli sommariamente. Domenica 4 aprile, a metà del primo tempo della gara valida per la ventinovesima giornata della Liga e sul punteggio di 1-1, si accende un parapiglia in campo. A animarlo è Diakhaby, che poi rivelerà di essere stato oggetto di una frase razzista: “Negro di merda. Indiziato di averla pronunciata è un difensore centrale del Cadice, Juan Torres Ruiz meglio noto come Juan Cala, che fra l'altro ha segnato il gol del momentaneo vantaggio per la squadra di casa. Nei giorni successivi Cala negherà seccamente di aver pronunciato insulti razzisti, ma nell'immediato l'effetto è che il Valencia si ritira dal campo per solidarietà verso Diakhaby. Rientra pochi minuti dopo per evitare la sconfitta a tavolino, ma il difensore francese rimane negli spogliatoi, sostituito da Guillamon. Quando la partita si conclude, con la vittoria 2-1 del Cadice, la notizia dell'episodio di presunto razzismo è già stata diffusa dai canali globali d'informazione.

Nulla di fatto dall'indagine – L'apertura di un'indagine da parte della Liga è atto scontato. E si tratta di un'indagine che si sviluppa in tempi molto rapidi. Forse anche troppo. Vengono incaricati dei periti per ascoltare gli effetti ambientali captati dai microfoni delle produzioni televisive dislocati intorno al campo. Il risultato è che dalle registrazioni non risulta alcunché. Se insulto vi è stato, non è stato pronunciato a un volume sufficiente da renderlo captabile. Un'altra perizia viene affidata a esperti in lettura del labiale e giunge alla medesima conclusione: nessuna prova di insulto razzista. La Liga non può che prenderne atto e dichiarare chiusa l'indagine con un non luogo a procedere. Una decisione che non chiarisce i fatti, ma anche la sola che si possa prendere in assenza di prove. La si potrebbe chiudere qui, se non fosse per il maldestro intervento di Tebas.
L'uomo di ultra-destra che piace a Urbano CairoDi Tebas ci siamo occupati in passato e torneremo a farlo. Si tratta di un uomo di ambizioni smisurate e idee politiche molto a destra. Fa un vanto di aver portato il calcio spagnolo fuori dal baratro economico, ma si trova anche al centro di troppi interessi personali per non entrarvi in conflitto. I tifosi spagnoli lo detestano indistintamente, ai presidenti di club tocca sopportarlo. Eppure in Italia c'è chi lo voleva e continuerebbe a volerlo al posto di comando della Lega di A: si tratta di Urbano Cairo, presidente e proprietario del Torino. Intervistato da Deportes Cuatro subito dopo l'esito dell'indagine condotta dalla Liga, Tebas dice la sua sui fatti. E nel tentativo di salvare sia la credibilità di Diakhaby come denunciante che l'onore di Cala come denunciato, tira fuori la frase maldestra: “Io mi fido di Diakhaby però credo che abbia capito male, come succede tante volte nella vita e nel calcio. Rimane accertato che Cala non è razzista e che Diakhaby ha equivocato, non che ha mentito”. Desolazione pura. Sia le parole così inavvedute, sia il retropensiero sul fatto che tanti episodi a rischio di razzismo, “nella vita come in campo”, possano essere declassati a semplici malintesi. Di cui è responsabile chi li subisce, ovviamente. Alla grottesca presa di posizione di Tebas, Diakhaby reagisce con una raffica di emoticons stile LOL, risate a crepapelle. Ma in realtà c'è poco da ridere. Perché è corretta la presunzione di innocenza per Juan Cala. Ma ipotizzare che Diakhaby non sia capace di capire se qualcuno gli stia dando del “negro” è offesa anche più grave del razzismo.

@Pippoevai