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Il futuro dell'Inter passa dalla partita contro lo Shakthar Donetsk? Sì, ma non soltanto perché quella contro la formazione ucraina è sicuramente un gara che segna un crocevia per gli obiettivi di questa stagione e un'eventuale eliminazione comprometterebbe il morale del gruppo e quello della società. Eppure quella partita di Champions è soltanto uno degli snodi stagionali, non l'unico, anzi, probabilmente il meno importante perché se è vero che la più importante competizione europea porta denaro fresco nelle casse dei club, è altrettanto vero che l'Inter non è partita a inizio stagione con l'obiettivo di essere una delle candidate alla vittoria. Un ruolo, quello di pretendente allo scudetto, che invece l'Inter ha e continua ad avere in campionato e per cui, a prescindere da come andrà mercoledì prossimo, servirà accontentare Antonio Conte nelle sue richieste di mercato. 

DUE COLPI A GENNAIO - Conte non si è più nascosto, è tornato martello anche nelle conferenze e nelle dichiarazioni a mezzo stampa dimenticandosi del patto di Villa Bellini e chiedendo compattezza a squadra e dirigenza. Un messaggio mandato a solo un mese dall'inizio della sessione invernale di mercato, e non è un caso. Conte sa che questa rosa può ancora essere migliorata in almeno due ruoli. Serve prima di tutto una mezzala di qualità e di inserimento che nella sua testa doveva essere Arturo Vidal, ma che, in realtà, il centrocampista cileno non è più in grado di essere. Potrebbe essere la volta buona per Rodrigo De Paul, ma siamo solo ai primi contatti. Poi serve un vice-Lukaku, perché Andrea Pinamonti per ora non è riuscito a fornire, sia per questioni fisiche che tecniche, le giuste garanzie. 
UNA CESSIONE -  Come fare a finanziare questi colpi? La Champions aiuterebbe, ma da sola non basta. Servirà quindi una cessione, importante sia dal punto di vista finanziario che dal punto di vista psicologico. Il nome, ovviamente è quello di Christian Eriksen, lentamente scaricato da Conte prima e da Marotta poi. Il danese è un elemento di qualità assoluta che però non è funzionale a questo progetto che la società sta difendendo. La sua presenza è quindi elemento "di disturbo" e "di pressione" per l'allenatore e un peso a bilancio (con un ingaggio top) che la società fatica a sopportare. Il suo addio potrebbe essere la via giusta per risolvere un problema e accontentare Conte sul mercato. Per proseguire, a prescindere dalla Champions, la rincorsa allo scudetto.