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Da Icardi a Dzeko il passaggio è fondamentale e non riguarda solo la differenza, piuttosto evidente, fra i due attaccanti. E’ il passaggio che incarna la mentalità del nuovo allenatore dell’Inter, Antonio Conte: non il centravanti che aspetta il gioco, ma il centravanti che favorisce il gioco, lo sostiene, lo supporta e alla fine lo conclude. Conte vuole 11 giocatori, non 10 più uno che resta lassù staccato in attesa della palla buona. Chi ha visto Dzeko in Italia-Bosnia ha avuto la certezza che un attaccante (o meglio, un giocatore d’attacco) come il futuro nerazzurro sia davvero l’ideale per il calcio del nuovo allenatore.

L’Inter, per accorciare ancora di più le distanze dalla Juve (negli ultimi 4 campionati ha perso 97 punti dai campioni d’Italia, è un dato da tenere sempre ben presente) potrebbe portare a casa anche un secondo centravanti, Romelu Lukaku, oggi al Manchester United, autore di 15 gol totali nell’ultima stagione. La domanda tecnicamente inevitabile è questa: se davvero l’Inter riuscisse ad acquistarli entrambi, Dzeko e Lukaku potrebbero giocare insieme? Probabilmente sì, vediamo perché.

Sono due punte centrali, su questo non c’è dubbio. Ma la prima cosa che ci viene in mente è la coppia di attaccanti della Nazionale, Zaza e Immobile, con i quali Conte iniziò il suo biennio da ct e che schierò al debutto all’Europeo del 2016, o la coppia Pellé-Immobile, alternativa talvolta adottata dal tecnico salentino. Non li schierava in orizzontale ma in verticale e li faceva muovere come fossero legati da un elastico: il più arretrato riceveva palla dal centrocampo (o ancora meglio faceva il “velo”), l’appoggiava sul compagno più avanzato e andava a riprenderla in area di rigore. Immobile era (ed è) uno scattista, caratteristica che né Dzeko, né Lukaku posseggono, ma il bosniaco, per la sua attitudine a giocare anche spalle alla porta per aiutare la manovra, può essere il centravanti arretrato e il belga può fare il centravanti avanzato.

Una coppia del genere induce (quasi obbliga) la squadra a rifinire l’azione sulle fasce con il cross alto, un tipo di attacco che l’Inter pratica da tempo essendo stata la squadra che ha crossato di più nell’ultimo campionato. Dzeko arriva a 193 centimetri, Lukaku 190: poche difese in Italia sono in possesso di antidoti per due attaccanti del genere. Molti lanci dalla difesa (la capacità dei due di proteggere la palla è notevolissima), molti inserimenti degli interni, molto gioco fisico: come si vede sono le basi del calcio di Conte, un calcio non spettacolare ma di assoluta efficacia. E poi ci sono l’esperienza e il peso specifico dei gol: Dzeko ne porta in dote 273, Lukaku 187. Conte sarà impaziente di allenarli. Insieme.