La Croazia italiana di Perisic (Inter) e Mandzukic (Juventus) riporta alla finale di un Mondiale il calcio dell’est Europa.

Non accadeva da 56 anni. Allora  - era il 1962 - fu la Cecoslovacchia ad affrontare il Brasile di Pelé. Questa volta sarà la Nazionale di un Paese di quattro milioni di abitanti, mai arrivata così avanti in una edizione della Coppa del Mondo (fu terza nel 1998), a contendere il titolo alla Francia, logica favorita.

La Croazia ha battuto l’Inghilterra dopo i tempi supplementari e mai, nella storia del calcio, una Nazionale li aveva dovuti affrontare per tre gare consecutive: agli ottavi con la Danimarca (vittoria ai rigori), ai quarti con la Russia (bis sempre ai rigori) e in semifinale con gli inglesi.

Non so se i croati hanno avuto più meriti degli avversari. So che, nonostante una squadra ottima in una rosa non eccelsa, sono riusciti sempre a trarre il massimo. Hanno vinto il girone umiliando l’Argentina (e, fino a quel momento, giocando un grande calcio), poi sono stati vittime della fatica. Ma, prima di essa, hanno fatto emergere la loro determinazione feroce. Da anni li consideriamo immaturi per la discontinuità nelle prestazioni, ma Dalic, non so se per un mese o per sempre, li ha fatti diventare una squadra dove l’aiuto è vicendevole.

C’è molta classe (Rakitic, Modric, Perisic), ma anche molta forza (Mandzukic) e altrettanta volontà (tutta la difesa con una particolare menzione a Vrsaljko). Certo, è un po’ strano che una Nazionale qualificatasi solo ai play off, facendo fuori il c.t. dopo l’ultima partita del girone qualificatorio, si giochi la finale di domenica pomeriggio.

Tuttavia non mi sento di dire che la Croazia abbia lucrato su qualche risultato. Ha avuto un po’ di fortuna (soprattutto quella di occupare la parte debole del tabellone), ai rigori è stata certamente graziata dalla Danimarca (ma Modric ne aveva sbagliato uno, decisivo, nel secondo supplementare), avrebbe potuto finire schiantata dall’Inghilterra (Kane ha mancato un facile raddoppio al 29’), però ha saputo risalire con la forza del gioco e la pazienza che esso infonde a chi lo segue.

Così, dopo aver pareggiato con Perisic (68’ colpo acrobatico al volo su assistljko), la Croazia è andata vicina al 2-1 ancora con Perisic (71’, palo pieno e, sulla respinta, pallone centrale di Rebic tra le braccia di Pickford), anche perchè l’Inghilterra è scoppiata in mezzo al campo e ha cominciato a traballare in difesa (errori gravi prima di Stones e poi di Trippier, uscito per infortunio nel secondo supplementare con la sua Nazionale ridotta in dieci).

Eppure, dopo un primo tempo a tutta birra, l’Inghilterra sembrava in grado di controllare la partita. In  vantaggio dopo appena 5 minuti con Trippier (fantastica punizione sopra la barriera con Subasic colpevole in parte), la squadra dei “Tre Leoni”, oltre ad avere avuto l’occasione per raddoppiare (l’errore di Kane che, dopo la respinta di Subasic ha pure colpito il palo), ha tenuto di più la palla e mai si è fatta attaccare con pericolosità.

Inspiegabile il crollo a metà ripresa. Può essere stato un episodio da ricondurre alla concentrazione, come potrebbe essere stato un calo fisico. Ma - lo ripeto - se c’era una squadra in diritto di essere stanca, questa doveva essere la Croazia. 

L’Inghilterra si è parzialmente ripresa all’inizio del primo tempo supplementare. Sia perché, sempre da situazione di palla inattiva (calcio d’angolo), è andata vicina al vantaggio con Stones (salvataggio di Vrsaljko di testa), sia perché aveva ripreso fiato e iniziativa.

Fatali, però, sono state le sbandate difensive. E se nel primo caso (107’) Pickford ha salvato su Mandzukic che aveva colpito a botta sicura da un passo, nel secondo nulla ha potuto. Decisivo, oltre che l’attaccante bianconero, anche e soprattutto Perisic che, dall’inizio del secondo tempo alla fine dei 120 minuti, si è fatto trovare ovunque, deliziando tanto con i recuperi quanto con i suggerimenti. 

Su un pallone svirgolato al limite dell’area, Perisic ha colpito di testa, la palla è scivolata in area dove Mandzukic l’ha girata in rete. Con quattro reti al Mondiale, l’attaccante è il secondo bomber di sempre della Croazia dietro a Suker (anche se quest’ultimo segnò sei reti in una sola edizione). La sua Nazionale, invece, è quella che, dietro il Belgio, segna con il maggior numero di calciatori.

Nel calcio o hai Messi e Cristiano Ronaldo o il potere del gol va decentrato.