“Evviva!” Il calcio italiano, alla fine anticipata di Campionato e Coppe, gode di ottima salute! Questo il commento sintetico dei protagonisti: presidenti, allenatori, calciatori. Meglio di così non poteva andare! Tutti hanno raggiunto gli obiettivi prefissati! Si può andar oltre, ma possiamo dirci soddisfatti!

Perché, ci domandiamo, questo bicchiere quasi vuoto (almeno per le squadre di “maggior caratura”)  deve apparire quasi pieno? Che cosa induce a tanto ottimismo? E, soprattutto, a cosa serve questa lode a se stessi?

La Juve “ha-tanto per cambiare-scritto la storia”, il suo è stato un trionfo! Ha vinto la Supercoppa e il Campionato! E’ l’ottavo di fila, mai nessuno in Europa! D’accordo. Ma l’eliminazione anticipata nella Champions contro un Ajax sfavorito? Il modo in cui è avvenuta? Che c’entra, si risponde, anche il City e il Real sono stati eliminati e poi si tratta di episodi di un “pezzo di secondo tempo, giocato non bene”, ma comunque non si può dire che questa “non sia stata una grande stagione!”. Bene, quindi l’anno prossimo, stessi obiettivi per sentirsi pienamente soddisfatti!

Il Napoli, secondo, a campionato virtualmente finito con 5 settimane d’anticipo e un distacco tra i 17 e i 20 punti, è molto soddisfatto. E’ uscito malamente prima dalla Champions, poi dalla Coppa Italia, quindi dalla Europa League. “Sì, però, Ancelotti l’ha resa una squadra più quadrata” e “poi ha dimostrato, spesso, un gioco brillante”. Inoltre, a far cascare vieppiù l’asino, la solita dichiarazione: “con un budget così non si può competere con la Juve!” Opinioni discutibili (la quadratura, il bel gioco) e scuse risibili (il budget). Perché se si parla di budget insufficiente allora il primo imputato sono la società, il Presidente, l’incapacità o l’impossibilità d’investire e quindi la scusa diventa una critica verso se stessi.

L’Inter, dopo aver collezionato sulla scena internazionale prestazioni imbarazzanti, essere uscito dalla Coppa Italia, subìto qualche sonora batosta in campionato, veleggiato con ritardi chilometrici dalla prima, si trova ora “saldamente al terzo posto”, “la qualificazione in Champions è quasi certa!Minchia signor tenente! Che risultati, che stagione! Quasi, quasi è da ripetere per “rafforzare le basi da cui partire” ora che è arrivato Marotta.

Il Milan, dopo il pasticcio Higuain, “ha ritrovato un bomber di caratura internazionale”, è stato eliminato anch’esso in modo inverecondo dall’Europa League, ha rialzato un po’ la testa, ma ha ricominciato a inciampare. Peccato! Questa era davvero la stagione giusta e se non è andata come doveva, la colpa è….? Indovinate un po’? La colpa è degli arbitri, perché, altrimenti l’obiettivo sarebbe stato raggiunto da tempo. Quale obiettivo? Il Campionato? L'Europa League? No: il quarto posto! E comunque, è ancora in lizza per la Coppa Italia. Non esageriamo con le critiche!

La Roma “è stata buttata fuori dalla Champions per un errore arbitrale”, altrimenti... Altrimenti? Già fuori dalla Coppa Italia, è entrata in confusione in Campionato, ha ripreso il vecchio babbo romanista Ranieri e annaspa per trovare un posticino in Champions! Una stagione con qualche ombra, ma anche un bel po’ di luci, se  ha pareggiato contro l’Inter a San Siro!

Anche nelle parti basse della classifica non si scherza. Prendete il Bologna. E’ prossimo alla grande impresa, forse ce la fa. A far cosa? A salvarsi. Ma non erano partiti con altri obiettivi?

Ad agosto sono tutti leoni, poi via via che la dura legge della realtà s’impone, si diventa tutti…? Fate voi la rima. E si abbassa l’asticella. Dobbiamo saltare due metri e trenta? No, facciamo due metri. Anzi , un metro e novanta; meglio un metro e mezzo. Abbassando l’asticella, si raggiunge il risultato e così si salva la stagione.

E’ un modo per sedare i tifosi, per autoassolversi, per posticipare  i problemi e nutrire le speranze, con un meccanismo tra il furbo il “perverso”. Prima si alimentano le aspettative, poi , strada facendo, si annacquano. A inizio stagione, senza alcuna considerazione su ciò che avvenuto, si sparano nuovamente annunci e proclami. Adesso, l’importante è mascherare i fallimenti o i semifallimenti e rilanciare le speranze. D’altra parte, non ci sono solo i tifosi da nutrire, ma anche, in certi casi, la borsa. Ma non sarebbe meglio analizzare i pro e i contro, fare un po’ di autocritica costruttiva, avere il coraggio di dire pubblicamente quello che non è andato e programmare di conseguenza?

Invece no. Sminuire, far finta di niente, scambiare le delusioni per successi, trovare scuse, dare la colpa al fato, agli arbitri, alla geopolitica, all’infamia dei tempi…e continuare il gioco delle tre carte. Perché l’essenziale, alla fine, è sempre lo stesso: “venghino, signori, venghino….”. Ma quanto può durare?