Le crisi dell’Inter sono così: sai quando iniziano e non sai quando finiscono. Inspiegabili, anche se Spalletti sembra conoscerne la causa: “Da noi le crisi durano di più perché per carattere non sappiamo reagire a certe situazioni. E poi perché a livello strutturale ci manca ancora qualcosa”. Quella del tecnico toscano è una bastonata che colpisce i calciatori tra capo e collo, anche se l’ex giallorosso regola i toni per salvare il salvabile, dato che mezza squadra sembra aver tirato i remi in barca. Come ormai di regola, a gennaio l’Inter spegne le luci per riaccenderle più avanti, nella speranza che non sia troppo tardi.

TUTTO PIU' DIFFICILE - In questo momento la paura è proprio quella: l’Inter riuscirà a ritrovare la trebisonda per non mettere in discussione una Champions che sembrava certa? Non sarà semplice e in questo la società giocherà un ruolo determinante. Perché se Spalletti inizia a respirare la possibilità di non essere riconfermato e mezza rosa sa di essere sul mercato, lasciare tutto in campo diventa più difficile. I nerazzurri hanno smarrito motivazioni, ma prima ancora hanno perso certezze. La verità è che quest’aria di rivoluzione (necessaria a giugno) ha messo in disordine uno spogliatoio già difficile da tenere unito. Ad inizio stagione Spalletti parlava di spirito di appartenenza, difficile da strutturare con così tanti spifferi.

PALLA A MAROTTA - Così il futuro diventa un rebus: come si fa a proseguire con Spalletti dopo averlo fatto sentire in discussione? Meglio cambiare subito? Ma il mercato non offre soluzioni all’altezza (Conte non è per niente convinto dal prendere squadre in corsa). Marotta avrà subito la prima gatta da pelare, anzi, la terza, dopo quelle del rinnovo di Icardi e la tentata fuga di Perisic, bersagliato dai tifosi al Meazza. Il vaso presenta diverse crepe. Mettere in discussione la Champions sarebbe peccato mortale, l’Inter deve reagire immediatamente, ma ascoltando Spalletti scopri che forse non può perché non ha questo tipo di risposte nel DNA. Questione di carattere, sostiene il tecnico. Ma l’allarme rosso è assordante e i nerazzurri non possono perdere altro tempo. A Marotta l’arduo compito di trovare la miglior soluzione in minor tempo possibile.