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Un’altra occasione persa. Per battere il Verona e per evitare di scivolare ancora in classifica. Ma è giusto così, perché l’Inter non merita di andare oltre il 2-2 e soprattutto non merita di stare davanti all’Atalanta, che adesso l’ha scavalcata al terzo posto. Costretta subito a inseguire, la squadra di Conte chiude in svantaggio il primo tempo, ma poi grazie a Candreva ha il merito di ribaltare lo 0-1 trasformandolo in 2-1. Sembra il riscatto ideale, per come avviene la rimonta, dopo la sconfitta con lo stesso punteggio contro il Bologna e invece nel finale l’Inter ricade nel suo solito vizietto, incassando il gol di Veloso che regala un giusto pareggio al Verona. E così ancora una volta è giusto interrogarsi sui cambi di Conte, perché non ha alcun senso rilanciare Eriksen a 10’ dalla fine, dopo avergli preferito per tutta la partita Borja Valero. Ormai, però, qualsiasi discorso sull’Inter è inutile, perché la corsa allo scudetto è stata abbandonata da tempo e adesso, con il posto Champions praticamente al sicuro per il prossimo anno, l’impressione è che le motivazioni siano calate come la benzina. Anche se altri nerazzurri, a Bergamo, stanno dimostrando che si può e si deve lottare e possibilmente vincere fino all’ultima giornata. 

INTERROTTA - Conte lascia a riposo, o meglio in castigo, Eriksen impalpabile contro il Bologna e Lautaro che aveva fallito il rigore del possibile 2-0. Al loro posto torna dall’inizio Borja Valero che gioca più avanzato del solito tra i quattro centrocampisti Candreva, Brozovic, Gagliardini e Young e il tandem d’attacco in cui si rivede Sanchez al fianco del titolarissimo Lukaku. L’avvio dell’Inter, però, è uguale al finale dell’ultima partita persa in casa. Dopo il gol dell’1-2 di Barrow ecco quello dello 0-1 di Lazovic che salta Skriniar, schierato a destra del terzetto difensivo completato da De Vrij e Godin, e infila Handanovic in diagonale. E’ passato soltanto 1’40” e l’Inter sembra rotta, anzi interrotta a livello mentale, prima ancora che tecnico e atletico, perché la sua reazione è soltanto nervosa. 

FISARMONICA VERONA - Per nulla appagato dal rapido vantaggio, il Verona conferma le sue grandi qualità mettendo in difficoltà la squadra di Conte. Bravissimi a chiudere gli spazi davanti a Silvestri, con Brahmani, Gunter e Kumbulla, tra i due esterni Dimarco e Faraoni, i gialloblù ripartono soprattutto sulla fascia sinistra sull’asse Dimarco-Lazovic, ma il grande merito della squadra di Juric è quello di muoversi come una fisarmonica, senza lasciare punti di riferimento agli avversari. Tutti corrono cercando sempre la verticalizzazione e così i pericoli non arrivano soltanto dalle sovrapposizioni degli esterni o dagli scatti di Stepinski, che gioca di sponda per favorire gli inserimenti dei compagni. E così, ecco il palo colpito da Veloso, coperto alle spalle da Amrabat e Pessina e poi il diagonale dell’ex interista Dimarco che sfiora il palo, a testimoniare un primo tempo dominato dal Verona. 
POCA QUALITA’ - Mentre la squadra di Juric dimostra di avere idee chiare e benzina nelle gambe, l’Inter ritoccata da Conte ribadisce i suoi limiti di qualità in mezzo al campo, ingigantiti dall’assenza di Vecino, Barella e Sensi. Borja Valero corre tanto ma non ha il passaggio smarcante, Brozovic gira a vuoto e allora, senza adeguati rifornimenti, Lukaku rimane isolato, mentre Sanchez cerca invano di tornare a centrocampo per toccare qualche pallone. Così, mentre il Verona si avvicina ad Handanovic con vere e proprie azioni, l’Inter nel primo tempo va al tiro soltanto con Gagliardini dalla distanza e con Sanchez su punizione, ma senza sorprendere Silvestri. 

RIMONTA INTER - Evidentemente le parole, o forse le urla, di Conte hanno avuto effetto, perché l’Inter incomincia il secondo tempo come aveva incominciato il Verona nel primo. Candreva impegna subito Silvestri, poi pareggia di destro, concludendo la migliore azione dei nerazzurri, alla quale partecipano cinque giocatori: Young che appoggia a Borja Valero, bravo a toccare per Godin che smarca Lukaku la cui conclusione finisce sul palo e viene poi ribattuta in rete dall’esterno. Il peggio è passato e 6’ più tardi arriva il meglio, grazie a una discesa di Gagliardini, bravo a servire sulla destra Candreva che si conferma il migliore ed è anche fortunato, perché il suo terzo tiro in pochi minuti viene deviato da Dimarco, che spiazza Silvestri. Dallo 0-1 al 2-1, è un’altra Inter, uguale negli uomini ma diversa nella testa. 

FINALE AMARO - Con Vecino e poi Lautaro, rispettivamente al posto di Brozovic e Lukaku, Conte cerca di dare più accelerazione in mezzo al campo e più freschezza in attacco. Ma soprattutto, con questa mossa, vuole stimolare l’argentino che infatti entra con la mentalità giusta e sfiora il gol negatogli da un bell’intervento di Silvestri. L’Inter sembra controllare la partita. Sembra, ma non è così, perché il Verona ha il merito in generale di non mollare e in particolare di sfruttare gli errori della difesa nerazzurra che lascia un corridoio libero a Veloso, pronto a infilare di sinistro il pallone del 2-2. Mancano 10’ alla fine, recupero compreso, e a quel punto Conte si ricorda anche di Eriksen, inserito al posto di Borja Valero. Troppo tardi, però, per chiedere un miracolo al danese e troppo tardi per tutto: per battere il Verona e per tornare al terzo posto.