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Andrea Pirlo è stato ispirato da Antonio Conte. Lo ha detto lo stesso allenatore della Juventus in conferenza stampa, oggi, alla vigilia della sfida contro l'Inter: ​"Sono grato a lui, il primo a farmi capire che avrei potuto fare l'allenatore". Un grande rapporto quello tra il tecnico dei nerazzurri e quello bianconero, rivali domani ma uno al fianco dell'altro tra la stagione 2011/12 e quella 2013/14, nel triennio juventino contiano, quello che ha aperto il nuovo ciclo vincente della Vecchia Signora. Eppure, questo binomio, poteva non esserci...

NON LO VOLEVA... - Sì, perché l'Antonio Conte che si presenta alla Juventus è ancora quello del 4-2-4, del calcio spettacolo a Bari e Siena, con gli esterni che volano, gli attaccanti che segnano e i mediani che corrono. Poi, alla Juventus di Andrea Agnelli e Beppe Marotta si presenta un'occasione: Andrea Pirlo. Dopo gli anni al Milan, dove aveva vinto due Champions League, trofeo solo sfiorato alla Juventus, lascia Milanello in lacrime con un contratto non rinnovato. La dirigenza bianconera lo vuole, lui è stuzzicato dal riprendersi la sua rivincita sul Diavolo, ma Conte non sembra altrettanto entusiasta. "La Juve non è un centro di pensionati" il virgolettato che gira in ambienti bianconeri e affibbiato al tecnico pugliese, che vuole gente affamata per la sua Juventus
POI, PERO'... - Insomma, non sembravano esserci i requisiti tattici e motivazionali necessari per farne uscire qualcosa di vincente. Poi, però, il tecnico non è riuscito a farne a meno: al centro del progetto tecnico, inizia alla grande al fianco di Marchisio, in quello che era un 4-4-2 con Giaccherini e Pepe sugli esterni, servendo un assist a Lichtsteiner alla prima contro il Parma; il 4-4-2, col tempo, si trasforma in un 4-3-3, ancor più congeniale al genio italiano, con Vidal e Marchisio a sostenere la sua classe; infine si arriva a quel 3-5-2 dove Pirlo ha esaltato il lavoro di attaccanti, esterni a tutto campo e mezzali assaltatrici. Non lo voleva, gli aveva dato del pensionato, ha scritto le sue fortune. Hanno avuto alti e bassi, con Pirlo che non prese bene due sostituzioni consecutive contro Milan e Verona, tanto da non fermarsi neanche in panchina (contro gli scaligeri), andando direttamente negli spogliatoi. "Quando un giocatore esce dal campo, a meno che non sia in barella o con una gamba rotta, deve restare a guardare la partita assieme ai compagni. Altrimenti ci sarà una forte multa e il giocatore starà un mese fuori rosa" le parole di Conte. Bastone e carota, come da sua indole, anche con Pirlo. 

LA SUA FORTUNA - Conte, che in A aveva faticato con l'Atalanta, vincendo in B con Bari e Siena, costruisce la sua fama anche grazie ad Andrea Pirlo, al quale non rinuncerà neppure in Nazionale, conquistando il cuore degli italiani in un cammino fermatosi contro la Germania ai rigori.  E un rapporto che poteva non iniziare si è rivelato forte. "​Abbiamo caratteri diversi, forse per quello andiamo d'accordo, ci siamo sentiti l'ultima volta a inizio campionato dopo la prima partita poi abbiamo intrapreso percorsi diversi e non abbiamo più avuto modo di sentirci". Ora si vedranno. In una partita che non sarà mai come tutte le altre.