211
Alla fine della partita pareggiata con il Parma sabato sera, Antonio Conte si è esplicitamente lamentato in sala stampa della rosa dell’Inter. E, parlando della sua formazione, ha detto: “Metto sempre quelli, non sono tranquillo, parlerò con il club. Non possiamo permetterci solo di partecipare”. Ovviamente ignoro se qualcuno in società gli abbia replicato o in qualche modo lo abbia assecondato (si legge dell’interessamento a Vidal o, in subordine, a Matic per gennaio), tuttavia ho trovato fuori luogo la lamentela dell’allenatore nerazzurro.

Primo, perché l’Inter ha fatto un mercato che oscilla tra 140 e i 160 milioni, non esattamente cifre di retroguardia. Secondo, perché a questo mercato Conte ha partecipato attivamente indicando gli obiettivi che voleva, in primis Lukaku, costato 80 milioni, che non sembra esattamente il fenomeno annunciato.Quanto al tecnico è pagato tanto (quasi dodici milioni netti l’anno, più di ogni altro in serie A) non solo per allenare al massimo la squadra (cosa che sicuramente fa), ma anche perché, da primo manager qual’è, deve stare sempre dalla parte del club.

Conte, invece, come troppo spesso gli capita, mette presidenti e dirigenti se non sul banco degli imputati, almeno su quello degli interlocutori. E se è logico che un’interlocuzione esista, non è logico che a livello pubblico si percepisca una contrapposizione tra società e allenatore. Anzi, il presupposto irrinunciabile per il successo, è che tra dirigenti e tecnico ci sia il massimo del’intesa perché, come ama dire Arrigo Sacchi, “una grande società può rendere grande anche l’allenatore, mai il contrario”.

Precisato che nella storia qualche eccezione, per me, c’è stata (il Mourinho del Triplete all’Inter faceva tutto), Conte dovrebbe essere più rispettoso di chi profumatamente lo stipendia e, soprattutto, ammettere che alcune responsabilità per le scelte di mercato riguardano anche lui. Al di là di Lukaku, chi ha voluto Lazaro? E perché ha chiesto e ottenuto un Sanchez declinante?

Questo, naturalmente per entrare nel merito. Ma, in questo pezzo, vorrei soffermarmi maggiormente sul metodo. Cosa avranno pensato e, tra loro, si saranno detti i giocatori dell’Inter, specialmente quelli che giocano meno, dopo l’uscita di Conte? E la squadra nel suo complesso non avrà messo in dubbio la convinzione, faticosamente raggiunta, di essere forte come la Juve?
Da qualsiasi punto le si guardino, le dichiarazioni di Conte sono state un disastro strategico e mediatico. Anche se la sua mission è sempre stata caratterizzata dai toni forti e, in qualche caso forzati, questa volte l’allenatore dell’Inter ha sbagliato.

Se lui si lamenta per gli assenti e i sostituti, cosa avrebbe dovuto fare il suo collega ed amico D’Aversa che, sabato, aveva, tra campo e panchina, diciassette giocatori in tutto e mancava di Laurini, Cornelius, Alves, Grassi, Inglese e Camara?O, peggio, quale dovrebbe essere l’atteggiamento di Fonseca che, contro il Milan aveva sette titolari assenti, e si è inventato Mancini centrocampista centrale?

Raramente ho fatto un pezzo lardellato di tante domande, ma questa volta sono tutte tese a dimostrare quanto il discorso di Conte fosse pretestuoso e fuorviante. Piuttosto il campo aveva detto che di anomalo c’era il risultato e un primo tempo, del tutto insufficiente, dell’Inter. Questo avrebbe dovuto spiegare Conte, non deviare l’argomento su una rosa stretta e, per lui, forse inadeguata. Invece ha preferito recitare la peggior parte possibile.