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L’avventura dell’Inter in coppa Italia continua e tra due settimane, dopo il derby con il Milan, sapremo se proseguirà ancora. Quello che più conta in prospettiva, però, al di là della sfida con la Juventus di domenica e della volata per lo scudetto, è il futuro della società nerazzurra, avvolto da nuovi punti interrogativi. Nessun dubbio sulla solidità economica del gruppo Suning. Molti, troppi, dubbi invece sul fatto che il colosso cinese rimarrà alla guida del club nerazzurro. La disponibilità a rinunciare a una fetta del pacchetto di maggioranza non è più un mistero, come ha ufficialmente dichiarato Marotta ammettendo che esiste l’opportunità da parte della proprietà di cedere alcune quote. Non a caso, il fondo “Bc Partners” ha già avviato la “due diligence”, cioè l’analisi dei conti della società nerazzurra. Il tempo dirà se il gruppo Suning cederà soltanto una quota del pacchetto di maggioranza, per avere maggiore liquidità, oppure se cederà la maggioranza delle azioni e quindi il controllo dell’Inter a un nuovo gruppo.

Nell’attesa, l’unica certezza è l’input della proprietà a non fare nuove operazioni nel mercato di gennaio, per cui non vale neppure il motto: “prima si vende e poi si compra”. E questo perché il governo cinese ha proibito di esportare nuovi capitali all’estero per interessi sportivi, considerati non di primaria importanza. I mancati incassi causati dalla pandemia e gli alti costi per pagare i giocatori hanno ulteriormente peggiorato la situazione e non a caso l’Inter è uscita per la prima volta allo scoperto, chiedendo una ulteriore dilazione nel pagamento degli arretrati a Lukaku e compagni. In questa fase di transizione, tra il grande entusiasmo di un paio di anni fa, quando arrivarono prima Marotta e poi Conte, e la grande incertezza di adesso, la chiave di lettura per comprendere la situazione l’ha offerta proprio l’allenatore nerazzurro. Sollecitato a commentare le difficoltà dell’Inter in questa finestra di mercato, Conte è stato chiaro dicendo che il problema esiste da agosto. E guarda caso, proprio in agosto, alla fine della stagione scorsa, c’era stato l’incontro tra Conte e il presidente Zhang che doveva ufficializzare la rottura con il tecnico dopo i suoi attacchi alla società e invece, tra la sorpresa generale, si era concluso con i classici tarallucci e vino. Oggi si capisce perché.
Fin da allora il gruppo Suning aveva chiuso i rubinetti e non poteva liquidare Conte, sotto contratto per altri due anni a 12 milioni netti a stagione, Spalletti, ancora vincolato fino al 30 giugno 2021, e un terzo, nuovo allenatore. Da parte sua Conte non ha voluto dimettersi, perché avrebbe perso 24 milioni e allora, rendendosi conto della situazione, si è turato il naso, come consigliava Montanelli prima di votare Democrazia Cristiana, promettendo di non lamentarsi più del mercato. Per questo a tutti è sembrato diverso quest’anno, fin troppo tranquillo, quando il discorso scivolava sui mancati rinforzi. E per questo adesso sembra rassegnato persino a tenersi Eriksen, visto che la società non intende svenderlo. E allora a fine stagione, con o senza lo scudetto, non ci meraviglieremmo se fosse lui a salutare tutti, come fece alla Juventus quando disse che non si poteva entrare in un ristorante da cento euro avendone soltanto dieci in tasca. Perché ormai è chiaro che Suning ha chiuso i rubinetti e nell’interesse dell’Inter bisogna sperare che arrivi un altro gruppo per riaprirli almeno in parte, o meglio ancora del tutto. Con o senza Conte in panchina.