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Lautaro e l'infortunio alla caviglia: 'Medicine fino a Istanbul per giocare. Piangevo, ma l'Inter aveva bisogno'

Lautaro e l'infortunio alla caviglia: 'Medicine fino a Istanbul per giocare. Piangevo, ma l'Inter aveva bisogno'

  • Redazione CM
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Lautaro Martinez ha dato tutto per l'Inter e per vincere il Mondiale in Qatar con l'Argentina, lottando anche contro il dolore. Un problema alla caviglia ha accompagnato per mesi il numero 10 dei nerazzurri, che ha perso la maglia da titolare della Seleccion in favore di Julian Alvarez, riuscendo tuttavia a dare comunque il proprio contributo. Di questo periodo ha parlato proprio il Toro, in un'intervista rilasciata a Star+:

"Ho giocato i primi mesi in campionato con un problema alla caviglia. Non volevo fermarmi perché in quel periodo all'Inter erano infortunati anche Lukaku e Correa. Restavo solo io come attaccante e ho giocato prendendo pastiglie e facendo infiltrazioni. Ora ho lo stesso problema, dopo i Mondiali e durante le vacanze dopo la finale di Champions non ho fatto nulla. All'Inter sto giocando come facevo prima. Fino a poco prima della finale di Champions ho preso medicine per poter giocare. Prima del match con gli Emirati Arabi ho parlato con Scaloni e gli ho chiesto di lasciarmi riposare per poter arrivare in buona salute al Mondiale. Con l'Arabia Saudita mi faceva tanto male, avevo fatto un'infiltrazione. Anche col Messico non potevo fare di più".

LE LACRIME DEL TORO - Lautaro continua a raccontare altri dettagli di quel periodo: "Il dolore non mi permetteva di allenarmi, di calciare col collo del piede. A volte in alcuni movimenti di arresto e ripresa vedevo le stelle. Ma non ho mollato, ho continuato a provarci, ma poi è diventato impossibile. Volevo spingere sempre di più, ma la mia caviglia stava perdendo sensibilità. Era molto difficile giocare in quel modo. Mi sono chiuso in me stesso, ho pianto, ho passato un brutto periodo nella mia stanza. Ho fatto venire spesso la mia famiglia, mia figlia, perché potessero starmi vicino. Avevo bisogno di felicità e affetto che la famiglia ti regala in quei momenti. Per fortuna le avevo vicino a me. Ho provato a superare quei momenti con loro, è stato difficile perché ero il cannoniere dell'era Scaloni prima del Mondiale".

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