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Premiato all’incontro con l’Inter club del consiglio regionale della Lombardia, l’amministratore delegato dell’Inter, Beppe Marotta, ha fatto chiarezza in merito a tanti argomenti di primo interesse sul mondo nerazzurro. 

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È arrivata la qualificazione in Champions dopo dieci anni, è una rivincita verso chi dava l’Inter in fase di smantellamento?  
“Abbiamo conseguito questo traguardo importante ma non dobbiamo viverlo come un momento di vendetta, nello sport i giudizi non devono essere affrettati. Ma l’equazione di chi più spende più vince non sempre vale. Deve esserci affiatamento  e competenza di chi lavora, cose che ho trovato all’Inter e che ho cercato di rafforzare. Siamo tornati ai palcoscenici a noi più consoni”  

Sorpreso da Inzaghi? 
”Non più di tanto perché dal punto di vista umano risponde ai requisiti che servono per essere da Inter e io avevo potuto già conoscerlo. Noi abbiamo scelto in poche ore e dato continuità al lavoro di Conte”. 

Era la sua prima scelta? 
“Era sul nostro taccuino, con Ausilio e Baccin lavoriamo in team, abbiamo anticipato la sua probabile firma di rinnovo con la Lazio. Se avesse rinnovato, non sarebbe stato facile per noi. Volevamo un allenatore italiano, perché noi abbiamo delle caratteristiche diverse rispetto ad altri club”. 

Si è sentito tradito da Conte? 
“Il bello del calcio è questo, avvengono cambiamenti repentini e a Conte dobbiamo riconoscere di aver portato tanti valori”. 

Perché la buonuscita a Conte? 
“È acqua passata, parliamo di presente e futuro”. 

È vero che Zhang è assente? Può smentire imminenti cambi di proprietà? 
“I club inglesi sono quasi tutti di proprietà straniere e le proprietà non vivono la quotidianità. La proprietà ha il compito di dare stabilità e sicurezza e noi non dobbiamo dimenticare cosa ha fatto la famiglia Zhang, in particolare Steven, che tiene tanto a questa società. La nostra proprietà ha profuso centinaia di milioni nell’Inter, poi c’è stata una crisi globale e anche la famiglia Zhang ne ha risentito, ma il nostro rapporto è quotidiano. Loro ci danno copertura, poi non si può più adottare il modello che avevamo in mente perché c’è una crisi globale e allora bisogna trovare altri modelli, come vendere e sostituire bene alcuni calciatori. Non è giusto che le proprietà continuino a mettere tanti soldi perché i costi sono sproporzionati ai ricavi”.  

Ci aspetta un’altra estate di cessioni? 
“Il modello italiano è rimasto stabile per tanti anni e siamo stati superati nella valorizzazione dei ricavi da altre realtà europee. Dobbiamo rivedere gli equilibri interni tra costi e ricavi, dobbiamo essere bravi nel contenere il costo del lavoro”.  

Sono arrivati diversi rinnovi, tutti attendono quello di Brozovic, a che punto siamo?  
“Se i calciatori vogliono rimanere con noi, siamo contenti di soddisfarli. Non possiamo dispensare milioni nei contratti economici che dobbiamo concludere, se capiscono il modello che stiamo intraprendendo e le difficoltà attuali, si potrà proseguire. L’Inter è in grado di dare tanto ai nostri calciatori e in giro è difficile trovare questo affetto, questa competitività. Si può arrivare presto a un accordo con Brozovic”.  

Cosa accadrà nel mercato di gennaio? 
“Siamo fortunati nel dire che la nostra è una rosa omogenea senza falle profonde. Ci sta dando soddisfazioni e merita di essere confermata. Il mercato di gennaio è difficile, bisogna trovare opportunità che possano migliorare il gruppo. Non ci saranno stravolgimenti”.  

Julian Alvarez è una possibilità? 
“Il fatto che Baccin sia in Argentina rientra nelle dinamiche ordinarie del club. È andato per identificare soggetti adatti al nostro modello. Non solo Alvarez ma in generale”.  

Vlahovic? 
“È un grandissimo talento, so che c’è un aspetto conflittuale con la Fiorentina ma gli auguro di risolvere i problemi perché so che è brutto vedersi sfilare talenti su cui hai puntato. In quel reparto però abbiamo un bel mix di esperienza e gioventù”.  

Ragionate sul 9 del futuro? 
“Il coraggio del manager sta proprio nel buttarsi anche in trattative impossibili, bisogna essere ambiziosi. Il pensiero e il monitoraggio galoppano, dovremo trovare situazioni favorevoli per risolvere le situazioni”.  

Lukaku volevo venderlo? 
“Ho sempre detto che conta la volontà del calciatore. Lui voleva andare e per la società era una grande opportunità. Ma se non fosse voluto andare via, staremmo parlando di altro”. 

La mia Inter?
“C’è un ciclo per i calciatori e deve esserci anche per i dirigenti. Io sono felice di essere arrivato a Milano, sono di Varese e ho sempre seguito la grande Inter di Herrera. Le squadre milanesi venivano in ritiro a Como o Varese. Ho conosciuto Suarez quando avevo 10 anni, nel 67. Se oggi sono qui devo tutto al Varese, ma essendo lombardo guardavo le partite dell’Inter e del Milan”.

L’ha cercata anche il Milan?
“Le conoscenze sono buone, ci sono state delle cene ma ero alla Juventus”.   

In questi giorni si parla tanto di plusvalenze fittizie, cosa ti senti di dire? 
“Il modello italiano oggi deve assolutamente comprendere il trading. Oggi dobbiamo considerare il nostro come un campionato di transizione, lo abbiamo visto con Lukaku e Hakimi, conservano sogni e speranze di andare altrove. L’Inter da questo punto di vista non ha problemi”. 

Quando rinnovo? 
“Abbiamo un buon rapporto con Zhang, vedremo come il covid condizionerà il suo rientro a Milano, ma siamo contenti di proseguire la nostra esperienza con l’Inter. Appena arriverà Zhang formalizzeremo”.