E’ stato il tormentone dell’estate scorsa. Spalletti, dopo aver conquistato Champions e secondo posto, passava dalla Roma all’Inter, con l’obiettivo di riportare fra le prime quattro i nerazzurri. Ci provò. Gli serviva un trequartista. 

Nainggolan a inizio giugno 2017 aveva appena concluso la sua miglior stagione (tra coppe e campionato 14 gol e 8 assist). Doveva molto a Spalletti, ma evidentemente lo incuriosiva il nuovo progetto, l’idea di ripetersi con un altro allenatore per dimostrare a sé stesso e agli altri che il suo exploit non era l’ eccezione. Di Francesco intanto provava ad allettarlo, lo pungolava indirettamente, sostenendo ai microfoni che avrebbe segnato altrettanto anche con lui, da mezzala, nel suo 4-3-3. Diceva che cambiava poco, che in ogni caso avrebbe fatto un'altra grande annata. 

Ora però siamo a fine stagione, e Nainggolan si volta indietro, e guarda. Ha segnato in tutto 6 gol (4 in campionato e 2 in Champions League): qualcosa è cambiato, lo attestano i numeri. Delle tre stagioni piene che ha trascorso alla Roma, escludendo le Coppe e i primi cinque mesi del 2014, quella che ha appena terminato è stata la stagione peggiore dal punto di vista realizzativo. Senza Spalletti Nainggolan si è confermato sì un giocatore top, ma un giocatore da 5, 6, 4 gol a campionato. Praticamente un Ninja dimezzato. Ecco perché stavolta Nainggolan potrebbe abbracciare la causa nerazzurra, ecco perché la Roma potrebbe lasciarlo andare

RAFINHA-ICARDI vs NINJA-ICARDI– Cominciamo allora a immaginare un’Inter che, al posto dell’ultimo trequartista, Rafinha, schieri Nainggolan.  



Spalletti infatti utilizzerebbe il belga prevalentemente sotto la punta, come a Roma così anche a Milano, nel suo 4-2-3-1 di riferimento. Cosa cambierebbe rispetto a Rafinha? L’immagine che abbiamo appena visto mostra l’indole del brasiliano. Veniva spesso e volentieri attratto (per natura) dal palleggio dei compagni in costruzione, e questo lo faceva abbassare, allontanare da Icardi. In quella distanza, quasi per compensazione, entrava orizzontalmente uno degli esterni (qui sopra Candreva), o addirittura entrambi, contemporaneamente. In questo caso specifico Perisic attacca la profondità, mentre Candreva agisce lui da trequartista, con Icardi spalle alla porta, pronto a girarsi per attaccare l’area. Partito il lancio di Skriniar, Rafinha è scavalcato, ed è lontano, troppo lontano.

L’interpretazione dello stesso ruolo da parte di Nainggolan, o per lo meno, quella che abbiamo visto nel 2016/2017 sotto la guida di Spalletti, è molto diversa. Come faceva con Dzeko, il Ninja starebbe molto più a ridosso di Icardi, senza lasciarsi risucchiare troppo dalla manovra. Avete presente lo 0-1 di Udine del 15 gennaio 2017? Ecco qui sotto il movimento di Nainggolan che dettò l’assist a Paredes. Anche quando la linea dei difensori avversari è bassa e non concede profondità agli attaccanti, il Ninja è bravo a incunearvisi, a scardinarla senza palla. Qui conclude al volo dentro l’area. Ma una variante della stessa soluzione, in altre partite o nella stessa, poteva essere la sponda di Dzeko.    


4-2-3-1. E LAUTARO MARTINEZ? – Oltre al nodo Icardi (resterà all’Inter?), c’è la questione Lautaro Martinez, sul conto del quale Spalletti dice: “Può giocare come seconda punta al fianco di Mauro”. Ma allora come si inserirebbe il nome di Nainggolan tra quella che appare a tutti gli effetti come una promessa del calcio argentino (17 gol e 5 assist in 25 presenze) e l’attuale centravanti, capitano nerazzurro? Martinez è un classe ’97, alla sua prima esperienza in Europa. E’ probabile che Spalletti in un ruolo così fondamentale com’è quello per lui del trequartista voglia da subito un usato sicuro. Sappiamo come la pensa sui giovani. Ma se poi, d’altra parte, Lautaro Martinez dovesse bruciare le tappe e stupire tutti, in primis Spalletti? C’è però un altro argomento a favore di Nainggolan: il tecnico di Certaldo di solito ha sempre preferito un trequartista-centrocampista a un trequartista-seconda punta. Per ragioni di equilibrio, evidentemente. Nel caso di Lautaro Martinez, tra l’altro, bisognerà anche capire se è più seconda punta o più centravanti (ruolo, ad esempio, in cui lo ha schierato anche Sampaoli contro la Spagna, nell’unica presenza in Albiceleste). Sotto trovate un altro inserimento del Ninja, stavolta al San Paolo, con imminente velo per Dzeko in un Napoli-Roma del 15 ottobre 2016 (1-3). 



3-4-2-1/3-4-1-2/3-5-2 – La presenza di Nainggolan (pensiamo anche all’acquisto di De Vrij) consentirebbe a Spalletti di variare il suo impianto di gioco senza gli scompensi visti in stagione. Dalla difesa a quattro alla difesa a tre, con la possibilità di usare il belga come tassello mobile in tre soluzioni: 3-4-2-1, 3-4-1-2 e 3-5-2. Ripeto: dovesse esplodere Lautaro Martinez, sarebbe dura a quel punto fare a meno dell’uno o dell’altro. Spalletti potrebbe allora inventarsi un attacco simile a questo qui sotto, con due mezzepunte (Lazio-Roma 0-2, 4/12/2016) sotto al centravanti. Maggiori compiti difensivi al belga, naturalmente, e Martinez, a differenza di un Perotti o un El Shaarawy, meno esterno e più seconda punta, libero di svariare attorno a Icardi.    



L’INCUBO DEI REGISTI: IL NINJA – Ma al di là degli schemi, Nainggolan rappresenta un vero incubo per qualsiasi regista avversario, ed è anche per questo che Spalletti lo adora. Collocato sulla trequarti, in fase difensiva, è sempre pronto a mordere, a sporcare palloni, a spezzare il gioco. E a ripartire, ovviamente, dove le ripartenze più sono brevi e più fanno male. Qui sotto, un solo esempio: un Jorginho braccato, aggredito alle spalle e scaraventato a terra. La fisicità impressionante dell’Inter di quest’anno è ancora migliorabile.