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Si può fare finta di nulla e girarci intorno, oppure si possono chiamare le cose col loro nome. Che nel caso di Willy Gnonto finito a 16 anni e mezzo allo Zurigo, null’altro è che un errore. Dell’Inter, ovviamente. Sbagliano tutti, prima o poi. L’Inter aveva in casa un giocatore con doti fuori dal comune per uno della sua età e non l’ha capito. Amen, ma non si dica che sono i regolamenti a non tutelare i club italiani, perché la Figc non autorizza precontratti ai calciatori prima dei 16 anni.

A quell’età non decidono i calciatori, ma le loro famiglie. Ci mancherebbe non fosse così. Dicono: è arrivato lo Zurigo e gli ha offerto dei soldi. Bene, e che c’è di male? Bastava offrirgliene di più o anche solo altrettanti, e Willy sarebbe stato felice di continuare a giocare nella squadra in cui è cresciuto e per la quale tifava. Assurdo parlare di scippo, giusto parlare di doppia scelta: prima dell’Inter, di non pagare; poi della famiglia Gnonto, di scegliere l’opzione ritenuta migliore per il futuro di Willy.

Zurigo per Gnonto ha voluto dire subito qualche soldo, non il posto in squadra, che è arrivato poco per volta, dopo tante panchine, qualche sostituzione e i primi applausi. Nella prima stagione ha giocato 600 minuti di campionato in 23 presenze, 1 gol e 4 assist. Nella seconda, quella appena conclusa, è passato a 1300 in 33 partite, 9 volte titolare, 8 gol e 3 assist. È presumibile che nell’Inter non avrebbe messo insieme gli stessi numeri, considerati il livello di organico e campionato. Ma l’Inter avrebbe potuto farlo crescere in casa o prestarlo come ha fatto con i fratelli Esposito o Pinamonti. Non l’ha fatto, sono scelte.

Come fu scelta quella di inserire Zaniolo nell’affare Nainggolan, un errore di cui non si parlerà mai abbastanza e del quale potrà in qualche modo rifarsi col 15% di quanto incasserà la Roma dalla futura eventuale cessione. Una parziale rivincita sul piano economico che non cancella l’errore tecnico.

Perché è inconcepibile che l’allenatore della prima squadra e i suoi collaboratori, non s’accorgano di chi si sta allenando sul campo accanto al loro. Com’è possibile che uno come Spalletti a suo tempo non abbia mai dato un’occhiata a quello Zaniolo, che poi appena lasciata anonimamente l’Inter ha esordito in Nazionale ed è diventato un pilastro della Roma? Com’è possibile che uno come Conte, un altro che raccontiamo malato di calcio e che si dice passi anche le notti a studiare partite e giocatori, non abbia detto all’Inter che su Gnonto fosse il caso di investire? Per non parlare poi dei responsabili dei settori giovanili e degli allenatori delle varie Primavera e di tutto il mondo che ruota intorno al calcio giovanile. Perché crescere un campione vale molto più di un campionato vinto. Errori dell’Inter, ma non solo. E non solo di oggi. Quasi 50 anni fa, la Juventus aveva Paolo Rossi in Primavera e di fatto non se ne accorse. Quindici anni fa, il Milan aveva Aubameyang e lo regalò in Francia. Come questi, decine di casi.

Brava la Figc a non perdere mai Gnonto dal radar azzurro, bravo Mancini a inserirlo alla prima occasione utile. Bravo e non coraggioso, perché non c’è nulla di coraggioso nel fare giocare uno bravo, solo la bravura di capire che lo è. Logica vorrebbe che ora, dopo tanta attenzione, contro l’Ungheria il ragazzo fosse protetto e non lanciato allo sbaraglio, anche se c’è da scommettere che saprebbe cavarsela anche così.
@GianniVisnadi