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"La nostra realtà è quella di un club che deve fare acquisti oculati che però devono passare principalmente dalle vendite. Ad oggi abbiamo risorse limitate che dovremo migliorare con le vendite. Tonali? L'Inter al momento non è in grado di fare un investimento di quel tipo, non è una priorità". Parole e musica, firmate Piero Ausilio. Il direttore sportivo nerazzurro, nei giorni scorsi, è stato chiaro e sincero. Ma da dove nasce questa situazione dell'Inter?

INEVITABILE CRISI - Alla base delle spese oculate del club di Suning c'è il rosso in bilancio. I conti finali dell'esercizio 2019-2020 non sono ancora chiusi, l'ufficialità si avrà solo nel Cda delle prossime settimane, ma un'idea di massima c'è. Secondo il Corriere dello Sport, l'Inter chiuderà con oltre 100 milioni di perdita. Un trend che basa le sue radici nella crisi post-pandemia, che ha inevitabilmente colpito tutti gli altri club, italiani e non solo. L'Inter, dalla sua, è reduce da una ricca campagna acquisti (quella dell'estate scorsa) e, soprattutto, i mancati introiti degli ultimi mesi. 
I FATTORI - Pesa, in primis, lo zero alla voce botteghino: San Siro è stato chiuso per 7 partite di campionato e 3 di Europa League. Partite che, complessivamente, privano il club di 30 milioni di euro, considerando che i nerazzurri hanno già rimborsato i tifosi che avevano acquistato i tagliandi. Pesanti perdite, poi, dagli sponsor: vari brand hanno chiesto la revisione dei contratti a causa di una minor visibilità. Terzo fattore riguarda gli stipendi: il monte ingaggi è cresciuto notevolmente, l'Inter ha sin qui riconosciuto interamente i salari previsti, senza accordi o tagli come accaduto ad altri club. All'orizzonte c'è una stagione incerta e senza abbonamenti: si venderanno, al massimo, biglietti singoli o mini-abbonamenti. Il club di viale della Liberazione, infine, è al lavoro per trovare un grande marchio che sostituisca Pirelli dal 2021-2022. (Anche) da qui nascono le parole di Ausilio e la nuova strategia dell'Inter.