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Tredici formazioni diverse in altrettante gare di campionato sono una garanzia sulla versatilità della squadra nerazzurra, ma non rappresentano un vademecum sulle modalità d’utilizzo della stessa da parte di Roberto Mancini. Il tecnico jesino cambia spesso modulo e interpreti, sia per l’abbondanza di idee, ma soprattutto per l’assenza di vere e proprie certezze da sfruttare sul rettangolo di gioco. 

ZERO RISCHI - I nerazzurri arrivano da una rivoluzione che ha stravolto molti punti di riferimento, una riprogrammazione ex novo che ha modificato i cardini dello spogliatoio nerazzurro. E da che mondo è mondo, i periodi di assestamento sono da sempre figli di situazioni di questo genere, con i pericoli che ne conseguono. L’Inter prima in classifica dopo tredici giornate di campionato è un’eccezione, Roberto Mancini ha azzerato i rischi d’impresa con esperienza, carisma ed esperimenti. Molti esperimenti. Perché prima di riconoscere un motore dal rumore è indispensabile entrare in perfetta sintonia con esso, spesso è necessario stringere o allentare minuscole viti fino allo stremo.

PRINCIPIO DELL'EQUIVALENZA - Tredici formazioni diverse in altrettante gare di campionato non dipingono il quadro dell’incertezza, ma compongono un concetto abbastanza chiaro, che poi è lo stesso espresso da Roberto Mancini in conferenza stampa: “Le rose ampie permettono agli allenatori di poter cambiare spesso e poi non ci sono giocatori insostituibili o troppo più bravi degli altri”. In poche parole, vige il principio dell’equivalenza: tra panchinari e titolari la differenza non è così marcata e Mancini se ne è reso conto. Insomma, se l’Inter cambia tanto, è sicuramente perché in panchina non lascia a turno uno tra Messi e Neymar. Tant’è che lo stesso tecnico jesino ha ultimato il concetto dicendo: “Se riuscissi a trovare undici giocatori e fossi così sicuro del loro rendimento settimanale, con tanto dispiacere per quelli che poi andrebbero spesso in panchina, non cambierei tanto”. 

UNA MARCIA IN PIU' - A dirla tutta, questa di Roberto Mancini è una verità facilmente individuabile all’interno della squadra nerazzurra, che qualche certezza ce l’ha. Per quanto riguarda il pacchetto arretrato, per niente al mondo il tecnico jesino si priverebbe della coppia di centrali composta da Miranda e Murillo. I due sudamericani hanno dimostrato di fare la differenza e di avere una marcia in più rispetto ai vari Ranocchia e Juan e con buona pace di tutti non saltano una sola partita, ovviamente a patto che le condizioni fisiche o le eventuali squalifiche lo consentano. 

TRA DUBBI E CERTEZZE - La società di Corso Vittorio Emanuele ha delle certezze dalle quali partire e che considererà attentamente nel corso della prossima finestra di mercato: Handanovic, Miranda, Murillo, Kondogbia, Melo, Medel, Jovetic, Icardi e probabilmente Brozovic (anche se il croato merita un discorso a parte). Mentre quelle che sono incertezze in campo diventano sicurezze sul mercato. Perché sempre tornando al principio dell’equivalenza, l’Inter valuta con attenzione ogni proposta. Sulle corsie esterne nessuno è più o meno cedibile di un altro, ma si dà la precedenza all’offerta migliore. Funzionerà esattamente in questo modo per i vari Nagatomo, Juan Jesus e D’Ambrosio, tutti utilizzabili sulle corsie laterali, me nessuno con la targhetta di preferito dell’allenatore appiccicata al collo. E lo stesso discorso varrà per i centrocampisti, dove si attendono proposte, anche se attualmente l’unico oggetto del desiderio del prossimo mercato invernale sembra essere Marcelo Brozovic, e per questo motivo il croato potrebbe rientrare tra i sacrificati. Al momento non c’è alcuna offerta alla finestra per Fredy Guarin, mentre Assane Gnoukouri andrà sicuramente in prestito a trovare più spazio.


Pasquale Guarro
@ngoppejammeja