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E’ l’Inter di Lukaku, ormai lo hanno capito tutti. L’Inter che vince con i suoi gol, dal campionato alla Coppa Italia, sognando di tornare a festeggiare un titolo, dieci anni esatti dopo lo storico e indimenticabile “triplete”. L’Inter ricostruita da Antonio Conte, che corre, suda e lotta come faceva lui in campo con la maglia della Juventus. Una squadra compatta in cui tutti remano dalla stessa parte senza mai risparmiarsi, a costo di calare nel finale. Per questo sono stati sacrificati elementi importanti come Icardi e Nainggolan che non potevano adattarsi alla nuova filosofia del tecnico nerazzurro, a livello personale e calcistico. Cresciuto con Marcello Lippi, con cui vinse subito scudetto, coppa Italia, Champions e Intercontinentale, Conte sa che l’unione del gruppo è la base indispensabile per ottenere successi e non a caso dalla sua nuova Inter non è mai uscito uno spiffero dallo spogliatoio o un mugugno da chi è stato più in panchina, o addirittura in tribuna, che in campo. Ogni riferimento alla Juventus di Sarri non è affatto casuale, ripensando ai gesti di stizza di Ronaldo e Dybala quando sono stati sostituiti.

Nell’Inter, invece, anche chi ha giocato meno quando è stato chiamato in causa si è rivelato prezioso, come i titolarissimi Lukaku e Lautaro. L’ultima dimostrazione si è avuta in occasione della gara di Coppa Italia contro il Cagliari. In un colpo solo Conte ha rilanciato dall’inizio Dimarco, Lazaro, Ranocchia e Borja Valero, oltre a Sanchez al rientro dopo l’infortunio e tutti hanno contribuito al largo successo. Ranocchia, autentico (ex) capitano non giocatore, sceso in campo soltanto nelle prime due partite di campionato, ha offerto l’ennesimo esempio di silenziosa professionalità, senza accontentarsi di vivacchiare al centro della difesa perché si è tolto anche la soddisfazione di segnare un bel gol di testa. Borja Valero, mai impiegato neppure per un minuto nelle prime dodici partite, aveva già segnato un gol a Firenze ma contro il Cagliari si è superato correndo come non aveva mai fatto e facendosi trovare pronto per la deviazione decisiva sul gol del 2-0. Forse, però, la sorpresa più bella è stata offerta da Dimarco, l’esterno che nel campionato scorso aveva punito l’Inter a San Siro quando giocava nel Parma. Chiuso da Asamoah e Biraghi, fin qui non aveva mai avuto spazio ma gli è bastato ritrovare la fascia sinistra a tempo pieno per far capire a Conte che può puntare su di lui anche in campionato, non soltanto in coppa Italia.
Sull’altra fascia, inoltre, si è rivisto Lazaro, scelto e voluto proprio da Conte che aveva avuto più spazio degli altri, ma non aveva mai convinto del tutto. Forse anche lui ha completato l’adattamento e si ripropone per la seconda parte della stagione. E poi è tornato Sanchez che non può essere considerato una semplice alternativa alla coppia Lukaku-Lautaro. Ma soprattutto, sommando le prestazioni di questi cosiddetti gregari, si può capire che Conte ha davvero costruito un gruppo in cui tutti si sentono importanti anche se giocano poco o non giocano affatto. E lui, che è stato un gregario di lusso nella Juve di Lippi e nell’Italia di Sacchi, sa che il segreto delle grandi squadre è proprio l’unione del gruppo. Quando cioè i gregari fanno rima con titolari.