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Conto alla rovescia. Lunedì inizia ufficialmente la stagione 2019/2020 dell'Inter, che parte per il ritiro pre-campionato a Lugano in Svizzera. Ma i riflettori si accendono già domenica pomeriggio presso la nuova sede del club nerazzurro a Milano in zona Porta Nuova, dove dalle ore 15.30 parleranno in conferenza stampa Conte e Marotta. Nuovamente fianco a fianco cinque anni dopo l'addio dell'allenatore alla Juventus e otto anni dopo il suo approdo sulla panchina bianconera. 

Allora Conte si presentò sottolineando tre concetti chiave: la rottura col passato ("Non mi interessa"), la volontà di iniziare un nuovo ciclo vincente ("Qui ci sono le basi per fare grandi cose grazie alla società e alla dirigenza") e il calciomercato ("Non sempre un giocatore da 45 milioni vale più di uno da 15 milioni").

Non a caso la cifra massima spesa dalla Juve per Matri e Vucinic
in quella campagna acquisti, quando arrivarono 15 nuovi calciatori: Vidal per 12,5 milioni; Quagliarella per 10,5 milioni; Lichtsteiner per 10 milioni; Elia per 9 milioni; Pepe e Giaccherini per 7,5 milioni; Motta per 4 milioni; Ekdal per un milione; Sorensen per 500 mila euro; Estigarribia in prestito; Pirlo, Ziegler e Pazienza a costo zero. Per un totale di quasi 100 milioni di euro. 

Questa Inter, reduce da due quarti posti in classifica, è più avanti rispetto a quella Juve, che veniva da due settimi posti. Quindi i nerazzurri hanno bisogno di meno rinforzi a livello numerico (già ufficiali gli acquisti di Godin, Lazaro e Sensi), ma di più qualità per fare il definitivo salto in alto. Il problema è che il gap con i campioni d'Italia di oggi (la Juventus) è maggiore rispetto a quel Milan di Allegri. Motivo per cui sarebbe ingiusto e sbagliato chiedere a Conte di ripetere l'impresa di vincere subito lo scudetto.