Il bello del calcio. Inter-Pordenone è uno spot per lo sport. Prima di analizzare la prestazione sotto tono dei nerazzurri, è giusto evidenziare i meriti della squadra friulana. Autrice di una #epic partita da applausi, giocata con testa, cuore e gambe. Forse aveva ragione l'allenatore della Ternana, Pochesci: "Una squadra di Lega Pro avrebbe battuto la Svezia portando l'Italia al Mondiale". Purtroppo per i ragazzi di Leo Colucci tutto ciò non è bastato a fare l'impresa, soltanto sfiorata e svanita ai calci di rigore. Niente lieto fine per il Pordenone e nessun incubo per l'Inter, che se la vede davvero brutta ma ancora una volta riesce a portare a casa il risultato. L'unica cosa che conta? No, altrimenti non ci sarebbe più nulla da dire. 

DAVIDE CONTRO GOLIA - La capolista della Serie A può soffrire così tanto con la quinta in classifica nel girone B della Serie C? Sì, eccome. Alla vigilia Spalletti aveva anticipato tutte le insidie di una sfida del genere, contro una squadra super-motivata e senza niente da perdere. Al contrario dell'Inter, al secondo 0-0 di fila. Da quello di sabato in trasferta con i campioni d'Italia a questo di ieri in casa contro l'avversario meno dotato tecnicamente di tutta la stagione, un salutare bagno d'umiltà.

TROVA LE DIFFERENZE - La lezione da imparare è che bisogna mettere in campo sempre lo stesso spirito, con la Juventus come contro il Pordenone. Invece cosa è cambiato? Atteggiamento mentale a parte, la formazione titolare era diversa per ben nove undicesimi, tutti tranne Skriniar e Vecino. Gli stessi che accusavano Spalletti di far giocare sempre gli stessi, magari ora lo criticheranno per avere cambiato troppo... Personalmente non mi sento di bocciare senza appello chi è sceso in campo dall'inizio: Padelli, Nagatomo, Ranocchia, Dalbert, Gagliardini, Cancelo, Eder, Karamoh e Pinamonti. 

QUELLI CHE BENPENSANO - Ieri, più che i singoli, è mancata la squadra. La vera grande forza di quest'anno. L'Inter sta dimostrando di potersela giocare con tutti in Italia, ma anche di rischiare brutte figure contro chiunque. Basti pensare alle trasferte vinte faticando a Crotone, Benevento e Verona. Insomma gli uomini di Spalletti non sono "arroganti coi più deboli e zerbini coi potenti" come canta Frankie hi-nrg mc in "Quelli che ben pensano". 

'RISERVE' ANCHE COL MILAN - Proprio l'Hellas stasera gioca con il Milan: chi passa il turno, troverà l'Inter ai quarti di finale in Coppa Italia sempre a San Siro tra Natale e Capodanno. I tre nuovi acquisti Dalbert, Cancelo e Karamoh meritano un'altra chance, così come i veterani Ranocchia e Nagatomo. Autore del gol decisivo, che ai rigori ha condannato i "Ramarri". Termine che ai nerazzurri ricorda il soprannome di Darko Pancev, la Scarpa d'oro diventata un bidone negli anni '90. Ma, tornando ai giorni nostri, per ora i "gufi" si sono trasformati in colombe (cit. Spalletti). 

@CriGiudici