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Ambizione. Ecco la parola chiave che sembra accompagnare i progetti del fondo Investcorp, ufficialmente in trattativa per l’acquisto del Milan. L’ambizione di vincere, che trapela negli ambienti vicini al presidente arabo Al Ardhi, non esclude ovviamente un interesse economico e di immagine, ma è la prima grande differenza rispetto all’attuale proprietà del fondo Elliott. Alzi la mano, infatti, chi ha mai sentito nei quattro anni della sua gestione il presidente Paul Singer, o un suo rappresentante, parlare di grandi obiettivi sportivi da raggiungere. L’ambizione di vincere, in Italia, in Europa e nel mondo, come ai tempi di Berlusconi che pronunciò questo slogan nel 1986 quando si presentò ai tifosi, dovrà però essere supportata da tre pilastri ugualmente importanti, per evitare di continuare ad accontentarsi di un quarto posto in campionato per partecipare alla Champions, come ha più volte incautamente sottolineato il presidente Scaroni.

NUOVI CAMPIONI - Il primo punto del rilancio del Milan deve passare inevitabilmente dal rinforzo della squadra. Basta, quindi, con le scommesse come Ballo Tourè, i cavalli di ritorno come Bakayoko, o le riserve altrui come Giroud e Origi. Una squadra che vuole tornare a vincere non può prescindere da giocatori forti che siano certezze, meglio se campioni in grado di durare nel tempo, come Vlahovic. Un esterno destro di qualità e soprattutto uno o due attaccanti sono la prima necessità, pensando ai limiti dei vari Saelemaekers e Messias e ai troppi interrogativi sulle condizioni dello stesso Ibrahimovic, che non parte titolare dal 23 gennaio, contro la Juventus.
DIRIGENTI COME BOBAN - Il secondo punto riguarda la scelta dei dirigenti. Il Milan non può continuare a essere una società fantasma, perché Scaroni è un presidente di facciata e non di sostanza, l’amministratore delegato Gazidis non parla mai e gli stessi Maldini e Massara, tanto elogiati, preferiscono l’ombra di Milanello alla luce dei riflettori. Una squadra forte deve avere alle spalle una società forte, che sappia farsi rispettare nel cosiddetto Palazzo, e sia presente non soltanto fisicamente in Lega e nell’Uefa. In questo senso non è da escludere il prezioso ritorno di Boban, figura di alto profilo internazionale, che dopo essere passato dal Milan all’Uefa potrebbe compiere il percorso inverso. Proprio lui, tra l’altro, ebbe il merito di contattare Ibrahimovic convincendolo a chiudere la sua carriera nel Milan. E sempre lui fu il primo a manifestare dubbi sulle reali intenzioni a livello sportivo del fondo Elliott, pagando la sua coraggiosa lungimiranza con un doloroso licenziamento. A prescindere dall’eventuale ritorno di Boban, se saranno confermati, Maldini e Massara dovranno evitare il fatale errore dell’ultima campagna acquisti, quando si accontentarono di puntare ancora sul quarantenne Ibrahimovic con il trentacinquenne Giroud come unica alternativa, visto che Pellegri prima e Lazetic poi non hanno mai inciso.

STADIO ROSSONERO - Il terzo e ultimo punto che dovranno affrontare i nuovi proprietari riguarda lo stadio. Visto che il tempo passa e tutto è ancora in alto mare, questa potrebbe essere l’occasione buona per costruire un nuovo impianto soltanto per il Milan, regalando ai tifosi rossoneri lo stesso piacere di essere davvero a casa propria, e non più in coabitazione con i cugini, come del resto avviene in tutto il mondo. Ammesso che davvero non si possa ristrutturare San Siro, come è stato fatto a Madrid con il “Bernabeu” costruito nel 1947, il nuovo stadio dovrebbe però avere come minimo la stessa capienza di quello attuale. Il progetto del nuovo impianto approvato da Milan e Inter prevede, invece, una capienza di appena 63.000 spettatori, inferiore a quella di San Siro. Un’assurdità perché tutti i nuovi stadi costruiti in Europa sono più grandi di quelli sostituiti: l’Atletico Madrid è passato dal Vicente Calderon (54.000 posti) al Wanda Metropolitano (67.000); l’Arsenal è passato da Highbury (38.419) all’Emirates (60.260); il Bayer Monaco è passato dall’Olympiastadion (69.000) all’Allianz Arena (75.000). E allora non si capisce perché un nuovo grande Milan dovrebbe lasciare fuori migliaia di tifosi, visto che per Milan-Bologna c’erano 70.259 spettatori, mentre per l’ultimo derby di coppa Italia i presenti erano 74.508. Il tempo, come sempre, dirà se verranno affrontati e soprattutto risolti questi tre punti. Ma intanto è chiaro che il tempo di Elliott è scaduto. E quindi ben venga chi ha l’ambizione di fare meglio, non soltanto sulla carta con i bilanci, ma soprattutto sul campo con i risultati. Nel rispetto della storia del Milan, famoso nel mondo perché ha vinto tutto, non perché si è accontentato di arrivare secondo in campionato, o di partecipare alla Champions.