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Simone Inzaghi è laziale. Molto. Da più di vent’anni quel club è il suo mondo, il papà Giancarlo racconta che dal 1999 parcheggia l’auto nello stesso posto all’interno del centro sportivo di Formello. Tiene ai colori e ai tifosi e non è retorica: non esiste oggi un allenatore così legato alla squadra che guida. Per questo, per lui, è quasi impossibile immaginarsi lontano da Roma. Eppure pensiamo che stavolta sia giusto che se ne vada, innanzitutto per se stesso e per il suo percorso futuro nel calcio.

Inzaghi e Lotito sono ai ferri corti come mai era successo negli anni laziali di Simone. Ma questo non significa che sicuramente il contratto in scadenza a giugno non sarà rinnovato, perché alla fine è la soluzione più semplice e meno pericolosa per entrambi: cambiare ha sempre una percentuale di rischio. Si ha però la sensazione forte, chiara e netta che il rapporto sia ormai logoro: Lotito pretende da Inzaghi risultati che non può dargli, almeno con questo organico; Inzaghi ritiene di avere raggiunto un livello tale per cui la rosa vada potenziata, altrimenti gli obiettivi non vengono centrati. C’è insoddisfazione da entrambe le parti, insomma. E portare avanti legami così conduce a rotture traumatiche, come un matrimonio tirato per le lunghe senza più passione, entusiasmo, complicità.

Sono soprattutto due i motivi per i quali Inzaghi dovrebbe lasciare la Lazio. Il primo - non fondamentale ma rilevante - è contrattuale: per la prima volta da quando guida questa squadra l’allenatore è in scadenza e se si ha a che fare con Lotito è quasi impossibile pensare di liberarsi avendo un contratto in essere. Poi c’ è un secondo motivo, questo professionale e fondamentale: oggi Inzaghi ha mercato tra i club più importanti d’Italia e forse anche d’Europa.

Inzaghi alla fine della stagione potrebbe entrare nel mirino della Juve o dell’Inter. Certo, affermarlo adesso può apparire prematuro e fuori tempo, ma il calcio ci ha insegnato che coloro i quali falliscono gli obiettivi vengono messi alla porta, al di là di contratti firmati e onerosi. Agnelli ha cacciato Sarri da campione d’Italia e prima aveva fatto lo stesso con Allegri; potrebbe ripetersi con Pirlo, soprattutto se non dovesse vincere trofei. E anche Zhang difficilmente accetterebbe un’altra stagione senza scudetto da Conte, dopo l’umiliante e costosa eliminazione dalla Champions. Ora sono tutti uniti e compatti, a fine stagione qualche testa salterà. Come sempre.
Non è scontato che Juve e Inter prendano Inzaghi nel caso in cui cambino allenatore, ovviamente, ma di sicuro ci penserebbero sul serio e sarebbe tra i candidati principali. Dalla sua ha soprattutto i risultati straordinari delle ultime stagioni (la Lazio è il club italiano più vincente dopo la Juve), ma anche il physique du role e un costo per l’ingaggio non spaventoso (e di questi tempi conta).

Ma tutte queste strade, come altre importanti, diventerebbero impossibili da percorrere nel momento in cui Inzaghi dovesse firmare con la Lazio. Avrà il coraggio di mollare la sua Roma per confrontarsi ad altre latitudini, e probabilmente ad altri livelli?

@steagresti