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L'Argentina umilia l'Italia e vince per 3-0 a Wembley aggiudicandosi la terza edizione della Finalissima, il trofeo che mette di fronte il vincitore dell'ultimo Europeo e quello dell'ultima Coppa America. Una partita che le due federazioni hanno provato a caricare, anche con l'addio alla Nazionale di Giorgio Chiellini, che però si è dimostrato un boomerang per gli Azzurri, apparsi sempre più vicini parenti della squadra che ha perso a Palermo contro la Macedonia del Nord dicendo addio al Mondiale che non quella che in questo stadio alzò al cielo il titolo Europeo. Una lezione in tutto e per tutto, con i gol di Lautaro Martinez, Angel Di Maria e Paulo Dybala che mostrano fin troppo poco del dominio che l'Albiceleste di Scaloni e Messi (letteralmente osannato dall'intero stadio) ha imposto all'Italia.

E pensare che l'inizio di partita sembrava quasi indirizzato in favore dell'Italia che riesce a tenere le posizioni e portare anche un paio di pericoli verso la porta difesa da Martinez che salva su Raspadori prima e Belotti poi. Poi però qualcosa si rompe, il fisico cede e Messi inizia a farla da padrone seminando il panico e gli Azzurri si sfaldano lasciando spazi e sbagliando giocate anche semplici come quella che porta al gol del vantaggio albiceleste. Bernardeschi contrastato perde palla, concede a Messi di lanciarsi in verticale e, superato Di Lorenzo, di appoggiare a centro area dove Lautaro, solissimo, deposita in rete.

La partita dell'Italia finisce qui, perché l'Argentina fa quel che vuole, innervosisce gli Azzurri che sbandano (Bonucci rischia il rosso per una gomitata a Messi) e non riescono più a fare filtro in mezzo al campo e davanti alla difesa. E così, su una palla in uscita dal basso, Emilaino Martinez pesca Lautaro, che è bravo a proteggersi, ad aggirare Bonucci, e a lanciare in verticale Di Maria che, bruciato in velocità Chiellini, supera in pallonetto l'uscita di Donnarumma per il 2-0 che chiude il primo tempo.

Mancini cambia nella ripresa, toglie Chiellini (che aveva sperato in un addio alla Nazionale diverso), Belotti e Bernardeschi e inserisce Locatelli, Scamacca e Lazzari con Di Lorenzo accentrato da centrale. Il copione, nonostante le forze fresche, però non cambia con l'Italia che prova a gestire palla senza qualità favorendo il recupero palla e i contropiede della Seleccion. E così, dopo un tentativo di autogol di Bonucci che costringe Donnarumma a salvare in extremis, è Di Maria ad accendere un duello ravvicinato con l'estremo difensore azzurro che prima vola a togliere il sinistro a giro all'incrocio e poi respinge di pugno la volé dal limite potentissima.

La notizia positiva per Mancini può essere solo il rientro in campo di Spinazzola che torna dopo l'infortunio al tendine d'achille subito durante gli Europei, ma l'Argentina di oggi è troppo oltre il livello di questa Italia che rincula, rimbalza, subisce addirittura un torello a tutto campo che accende gli animi (Di Lorenzo rischia due volte il rosso), ma che ribadisce come la palla si faccia fatica a prenderla. E alla fine il 3-0 atteso arriva con Paulo Dybala che sfrutta al meglio i 4 minuti a disposizione trovando l'angolino basso dal limite che batte Donnarumma e chiude la partita.

Un'autentica lezione che questa squadra non meritava dopo quella, già triste, subita con l'eliminazione dal prossimo Mondiale. Piuttosto sì, questa Finalissima è stata a tutti gli effetti un'occasione persa da Mancini, per far partire fin da subito il nuovo ciclo che lui stesso ha preannunciato. Sarebbe arrivata una sconfitta? Probabilmente sì, ma almeno sarebbe servita a qualcosa.

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