Sofferta, stupenda salvezza. L’Italia entusiasma e vince in Polonia, scaccia il rischio retrocessione nella Serie B della Nations League, scala il ranking e, dunque, mantiene intatte le possibilità di essere inserita in un gruppo “possibile” per il sorteggio (2 dicembre a Dublino) del prossimo campionato continentale.

In teoria, battendo il Portogallo il prossimo 17 novembre, a San Siro, potremmo ancora giocarcela per il primo posto, ma i fratellini di Cristiano Ronaldo, oltre a perdere con noi, dovrebbero farlo anche in casa propria di fronte alla Polonia. Non succederà e, in fondo, partecipare alle finali a quattro della Nations League non è poi nemmeno così importante.

L’importante era (ed è) evitare un’altra figuraccia (la retrocessione lo sarebbe stata) e, soprattutto, continuare a progredire sul piano del gruppo e della squadra. Con l’Ucraina, mercoledì in amichevole, si era vista un’Italia ottima per un’ora. In Polonia, invece, la stessa squadra ha dominato, colpito due traverse, creato sette palle gol tra i due tempi e segnato al 91’ con Biraghi, primo gol alla terza presenza in azzurro (aveva esordito all’andata contro la Polonia), settimo calciatore diverso ad andare in rete con Roberto Mancini. Biraghi ha dedicato la prodezza al compagno scomparso, Davide Astori, raccontando che se è in Nazionale è “per merito suo”. Una confessione che, in un clima di gioia, ha avuto il potere di regalare anche molta commozione.

Mancini è stato quasi perfetto. Ha visto giusto nel riproporre gli undici di Genova e ha capito che, se si voleva coltivare la speranza di vincere fino all’ultimo secondo, si doveva curare il dettaglio. Perciò a meno di un quarto d’ora dal 90’ ha inserito l’undicesimo esordiente (Lasagna) anzichè Ciro Immobile (come si aspettavano tutti) o Sebastian Giovinco (come avrei voluto io). Cercava una sponda o un colpo di testa e l’ha trovata quando l’Italia, su calcio d’angolo, ha portato tutti in area. Non avesse segnato Biraghi, l’avrebbe fatto Bonucci che gli era addosso. E’ stato in quel frangente che l’Italia ha mostrato all’avversario che voleva vincere la partita perché lo aveva ampiamente meritato. L’angolo è stato calciato da Insigne, Lasagna in torsione ha allungato sul secondo palo, Biraghi ha messo dentro con una zampata ravvicinata.

Lasagna ha preso il posto di Bernardeschi che aveva mancato almeno due gol. Uno nel primo tempo (23’), su assist di Chiesa, con conclusiuone da dentro l’area. L’altro nella ripresa (70’) quando il cross, ancora di Chiesa, l’ha pescato in anticipo in mezzo all’area. Purtroppo il colpo di testa, apparentemente comodo, è finito a lato. Sembrava una partita stregata. Dopo 53” Jorginho ha colpito la traversa con un tiro da fuori. Insigne (30’) ha fatto lo stesso su splendido invito di Chiesa.

Ma l’Italia non avrebbe meritato di essere in ampio vantaggio solo per le occasioni da gol (Jorginho al 31’, Chiellini di testa al 36’, Florenzi, a séguito dell’assit di Insigne al 42’ : tre parate decisive di Szczesny), ma anche per la qualità del fraseggio che ha portato ad una superiorità netta nel possesso palla (68 per cento contro il 32), alla costanza nel pressing, all’esattezza dei tempi con cui veniva eseguito e, soprattutto, all’incidenza tecnica nell’uno contro uno.

Al dominio totale, però, non è corrisposto il gol. Sia perché Bernardeschi, che ha giocato da centravanti, non è una prima punta. Sia perché Mancini ha insistito con uomini e sistema di gioco che più gli davano garanzie. Anch’io, ad un certo punto, ho sperato nell’ingresso di Immobile. Anch’io, quando è entrato Lasagna (e non Giovinco) ho pensato che, forse, non avremmo segnato più. Invece il c.t. ha avuto ragione e portato a casa la più bella e convincente vittoria della sua brevissima gestione.

Certo, a furia di sbagliare, si è anche corso il rischio della beffa. E’ accaduto prima per un errore di Verratti, che ha perso palla a centrocampo, cui ha posto rimedio Donnarumma (tiro di Grosicki). Poi, a causa di un pallone mal controllato da Insigne, è scattato il contropiede polacco con Lewandoski che ha servito ancora Grosicki (respinta prodigiosa di Donnarumma), Milik (incomprensibilmente preferito a Piatek dal c.t. polacco) ha sparato alto. Era il 73’ e difficilmente avremmo potuto recuperare. Ma sarebbe stata la sconfitta più ingiusta della storia recente del calcio.

Il successo in gare ufficiali ci mancava da più di un anno
(9 ottobre 2017 contro l’Albania, gol di Candreva). Ma la mancanza più grave era la squadra. Ora c’è ed ha anche alternative credibili in difesa (Romagnoli e Acerbi prima ancora di Caldara) e in mezzo (rientrerà Daniele De Rossi anche se Barella ha giocato allo stesso livello di Verratti e Jorginho), mentre davanti uno tra Balotelli, Belotti, Immobile, Zaza e Cutrone prima o poi sarà in grado di esserci e di concretizzare il grande di lavoro di Chiesa e Bernardeschi.

Dopo l’Ucraina avevo scritto che questa Nazionale meritava fiducia e che in Polonia si sarebbe vinto. La pensavo come Mancini e, per una volta, non ho avuto torto. Ma l’importante è sapere che da qui si parte, nessuno è arrivato e niente, a parte la certezza di restare nell’elite del calcio, è conquistato.